La sfida per la finanza: misurare la sostenibilità per incidere sui comportamenti

Executive Master in Finance - EMF CEO Forum

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Tutti conoscono la definizione di sostenibilità proposta nel 1987 dal Bruntland Report delle Nazioni Unite, vale a dire una crescita economica che soddisfa i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro bisogni. Ma cosa vuol dire in pratica? Non solo in Economia e Finanza, quello che non si misura rischia di non esistere, e quindi per definizione di non modificare i comportamenti. Non è quindi strano che nel contesto di un Executive Master in Finance, con una platea composta da CEO ospiti e dalla classe di partecipanti di diverse industry afferenti ai quattro track di specializzazione Asset/Wealth Management, Banking Transformation, Corporate Finance&Control, Real Estate Transformation, si rifletta sugli aspetti di misurazione a livello di corporate e financial institution. Questo importante compito è uno degli obiettivi formativi dell’edizione del 2022 dell’EMF - Executive Master in Finance di SDA Bocconi, come discusso nell’EMF CEO Forum 2022, intitolato “Valori sostenibili: dalla metrica ai comportamenti”, alla presenza della Classe 2022 e di Alumni EMF delle edizioni precedenti, che tutti assieme hanno partecipato a una due giorni intensiva (stile EMF!) denominata EMF CampUS che segue le altre iniziative organizzate nel 2021. Come nel passato’EMF CEO Forum è parte integrante dello Strategic Finance Lab che ha la finalità di indagare come la finanza supporti l’implementazione di investimenti sostenibili e l’integrazione dei criteri ESG in azienda.

Sostenibilità, incertezza, orizzonte temporale

Il primo tema trattato dalla progettazione effettuata da Andrea Beltratti, EMF Academic Director e Alessia Bezzecchi, EMF Program Director, riguarda il modo di coniugare al meglio il breve e il lungo periodo. Come diceva John Maynard Keynes, nel lungo periodo “siamo tutti morti”, e questo è anche più vero in presenza di un ulteriore deterioramento delle componenti ambientali e sociali dei nostri sistemi. Come impedire la morte della nostra economia nel lungo periodo, pur reagendo alle incertezze del breve periodo? “Mantenendo dritta la barra su obiettivi di lungo periodo, concepiti in maniera più ampia di quanto fatto sino ad ora” rispondono all’unisono Elena Goitini, Amministratore Delegato BNL e Responsabile di BNP Paribas per l’Italia e Claudio Scardovi, CEO di Hope Sicaf Retail Benefit Corporation. “Creare valore sostenibile significa creare valore nel tempo in termini di capitale umano, sociale e ambientale - suggerisce Goitini - dando risposte alle esigenze dei clienti e degli stakeholders e tenendo conto degli interessi delle generazioni sia attuali sia future riconoscendo l’interdipendenza tra le dimensioni ESG. Le aziende sono attese in questo impegno di sostenibilità di lungo periodo perché possono mobilitare risorse e influenzare i comportamenti delle persone”. Prosegue Scardovi: “L’incertezza di breve periodo è ineliminabile;i molti cigni neri degli ultimi anni ne sono testimonianza: ormai strutturali, sono forse imputabili alla ‘insostenibilità’ – economica, sociale ed ambientale, con cui abbiamo gestito le nostre scelte d’investimento e consumo. Questo, anche a causa della miopia e parzialità dei modelli economico-finanziari che abbiamo utilizzato negli ultimi anni per guidare le nostre decisioni di massimizzazione della ricchezza – wealth. Da qui il rischio di ‘nealth’ – nemesi del wealth, con le colpe dei padri che ricadranno sulle generazioni a venire”.

Sostenibilità ESG e trade-off sostenibilità economica

“Ma esiste un trade-of tra crescita economica e perseguimento di obiettivi sociali e ambientali? Dobbiamo rinunciare ai beni materiali per rendere lo sviluppo sostenibile oppure è vera la teoria del doing well while doing good?”, chiede Beltratti. L’AD di BNL elabora in dettaglio: “Gli studi accademici evidenziano l’esistenza di una correlazione positiva tra performance economiche e performance ESG (Environment, Social, Governance), ma in genere non tengono conto dei costi che le aziende devono sostenere per migliorare. Del resto, più attenzione alle implicazioni ambientali e sociali delle aziende crea reputazione che aumenta il valore, consente di anticipare trend e di ridurre l’impatto dei rischi, migliora l’efficienza operativa e riduce il profilo complessivo di rischio. Un esempio concreto è l’uscita da certi business come avvenuto nel nostro caso dalla filiera del tabacco dal 2017, ma anche escludendo i finanziamenti e gli investimenti alle nuove centrali a carbone in tutto il mondo. In questo modo si rinuncia al profitto di breve termine in ottica di creazione di un rapporto di fiducia di lungo periodo.”. E Scardovi aggiunge: “Nel breve periodo la domanda e l’offerta possono incidere sui prezzi in vari modi ma nel lungo periodo prevalgono i fondamentali e quindi possiamo auspicare che ciò che è sostenibile giustifichi il plusvalore già visibile oggi nel green per confermare che “green is good”, anche per i rendimenti. Ci sono comunque elementi di rischio: il greenwashing (falsa comunicazione da parte degli operatori), green bubble (bolle sui titoli green create da disequilibri temporanei di mercato), green-flop (attività di arbitraggio da parte degli operatori “cattivi” che sfruttano le buone intenzioni dei “buoni”), greenflation (aumento dei prezzi causato da una “green convertion” troppo frettolosa o non ben pianificata e realizzata), greenfashion (sostenibilità come moda destinata a finire come tante altre e senza contribuire realmente alla risoluzione dei problemi)”.

Sostenibilità e tecnologia

La tecnologia aiuta davvero a ridurre il trade-off tra crescita economica e sostenibilità sociale e ambientale? Secondo l’AD di BNL “la tecnologia è fattore di sostenibilità e sopravvivenza per il settore bancario che deve per forza trasformarsi. Sono molte le alternative, dall’open banking alla platformization alla creazioni di ecosistemi di aziende. Un esempio concreto riguarda il progetto di economia circolare Phoenix di BNL, in cui apparecchi elettronici vengono se possibile ricondizionati o altrimenti smantellati per recuperare le materie prime. È un progetto che comprende anche l’elemento sociale perché si avvale dei detenuti del carcere di Bollate favorendo il loro reinserimento nella vita attiva. Lasciatemi aggiungere che banking e fintech non sono concorrenti ma alleati, ad esempio per sfruttare meglio le potenzialità del cloud”. Il CEO di Hope aggiunge: “La tecnologia è un elemento critico. Per noi, lato ‘raccolta’, può supportare la nostra mission di democratizzazione della finanza. Lato ‘impieghi’, può invece supportare le imprese e i progetti su cui investiamo per farne crescere la sostenibilità, ad esempio con l’utilizzo dell’agricoltura e cibo di precisione (nell’agri-food), o di nuovi materiali meno inquinanti e di tecnologie di ‘carbon capture’ (nei progetti di rigenerazione urbana). Ma non dimentichiamoci che all’iniziativa privata devono essere affiancate policy pubbliche, a partire dalla carbon tax – complementare ai “green certificates” – che deve contribuire a incorporare nel costo dei beni il loro contributo negativo all’ambiente – punendo le esternalità negative così come i certificates ne premiano quelle positive”.

ESG-investing

La sostenibilità deve essere inclusa nei processi delle corporate e financial institution. A che punto siamo? Il Professor Scardovi ha le idee chiare: “Le procedure creano complessità e consentono al regolatore di monitorare le azioni, ma di per sé non portano al risultato. La Governance è un elemento fondamentale: contano soprattutto i valori condivisi dall’azienda e gli incentivi di chi prende le decisioni. Ad esempio, Hope è dotata di Consiglio di Amministrazione che comprende sei non-executive ed è nata come Società Benefit che persegue investimenti ex articolo 8 della FSRD. Il Comitato Investimenti propone ma non decide, il CDA con maggioranza di non-executive può non condividere le proposte del CEO e il Comitato Sostenibilità aggiunge competenza e spunti per tematiche non strettamente economiche”.

La AD di BNL prosegue con altri esempi specifici: “il nostro Comitato su Corporate Sustainable Investing si sente libero di fare il challenge su qualsiasi operazione di credito, anche se in una grande banca come la nostra non ci si può limitare al credito. Tutti gli altri aspetti, tra cui le politiche sulle persone e sulla diversità devono avere un ruolo centrale”. Riprende Scardovi: “Gli intermediari finanziari devono interagire con gli imprenditori non solo dal punto di vista di prodotti e processi, ma anche favorendo una mutazione culturale delle imprese stesse. Non conta tanto il settore di appartenenza o il livello di efficienza iniziale in quanto il ruolo degli investitori è anche quello di aiutare la crescita sostenibile nei confronti delle imprese che sono più lontane dalla stessa. Gli investitori più efficaci devono diventare operating partner delle aziende che in molti casi non sanno cosa concretamente fare per indirizzare obiettivi di sostenibilità, senza dimenticare i comportamenti individuali: un recente studio dello IPCC (Intergovernamental Panel On Climate Change) sostiene che le emissioni di CO2 potranno scendere per un 50-70% semplicemente cambiando i nostri comportamenti. È quindi di fondamentale importanza che l’interazione con le imprese sia finalizzata anche a cambiare i comportamenti”. Completa Goitini: “le imprese devono capire che la sostenibilità non è tanto una richiesta da parte di chi eroga il capitale, ma una loro esigenza, un ‘must have’ che può consentire, come già detto prima, un miglioramento complessivo della performance”. Sulla misurazione le opinioni sono quasi coincidenti: la metrica è necessaria in quanto consente pragmaticità e oggettività, ma deve essere semplice e condivisa per evitare le manipolazioni. La tassonomia ambientale della Commissione Europea è un elemento di progresso, in grado di ridurre la forte eterogeneità attualmente implicita nei rating delle agenzie.

La crescita economica sostenibile

La crescita economica resta comunque una condizione necessaria per la sostenibilità, e i fondi pubblici messi in campo dal PNRR sono una grande opportunità per il nostro paese, con un avvertimento da parte di Scardovi: “Il PNRR costituisce comunque debito, che potrà essere ripagato in modo virtuoso solo se i progetti finanziati consentiranno un reale aumento del tasso di crescita sostenibile del nostro Paese. Solo mediante un’azione complementare tra capitale pubblico e capitale privato, e una selezione di progetti con tasso di rendimento superiore al costo del capitale, l’Italia potrà guardare al futuro con ottimismo. Il PNRR è opportunità ma anche grande responsabilità da parte di tutti i cittadini non solo nel monitoraggio ma soprattutto nelle nostre scelte di consumo e investimento”.

Goitini condivide l’invito: “L’azione di Governo ci ha consentito di raggiungere molti obiettivi grazie alla capacità di dare un metodo e disciplina di applicazione. Da qui in poi occorre non perdere ciò che abbiamo imparato sino a qua per mantenere le discontinuità positive. La finanza può aiutare con un processo di allocazione coerente con i driver di valore”. Torna nuovamente la tematica della metrica: “occorre in primo luogo stabilire obiettivi chiari che rispettino non solo la crescita economica ma siano anche compatibili con i target ambientali e sociali, in modo che il processo complessivo di allocazione di risorse sia guidato davvero dalla sostenibilità”. “La sfida della finanza – riprende Scardovi – è aiutare gli Italiani a trasformare il Paese, individuando le iniziative che possono supportarne la sostenibilità di lungo periodo e consentendo l’investimento diretto e come ‘equity’ di parte dei 5 trilioni di Euro dei risparmi privati in economia reale”.

La leadership in finanza

Per guidare la trasformazione serve anche un nuovo modello di leadership. Scardovi sostiene che “essere leader vuol dire alzarsi al mattino con una visione chiara e ambiziosa per contribuire a cambiare il mondo, pur essendo coscienti, con umiltà, che servirà il contributo di molti altri per avere un piccolo effetto concreto. Il leader non può essere solo una persona di relazioni – c.d. power broker come avocato da tanti. Ma una persona che è in grado di trascinare gli altri ed è capace di fare in prima persona, dando il buon esempio. Il grande manager non mette solamente gli altri in condizione di lavorare al meglio, ma lavora direttamente e contagia positivamente gli altri con l’esempio e trasmettendo continuamente emozioni e passione”. Goitini concorda: “Lo stile del leader deve essere adeguato al contesto. Ci vuole tanta energia, al servizio della funzione obiettivo. In tre parole: autenticità, generosità, curiosità. Per diventare un buon leader, ritengo davvero utile e formativo dare e ricevere feedback: soprattutto quelli meno positivi sono un regalo che ciascuno di noi porta con sé in ogni giorno della nostra vita lavorativa. Sono occasioni per mettersi in gioco e per crescere, prendendo consapevolezza delle proprie attitudini ma soprattutto delle aeree di miglioramento sulle quali investire. Come è possibile riuscire in tutto questo? Imparando a coniugare l’impegno e la dedizione con il divertimento. Lasciatevi contaminare dalle vostre passioni: il tempo che dedicherete a questi momenti sarà l’occasione per liberare la mente e lasciare spazio alle intuizioni. Per essere buoni leader abbiate bene in mente la vostra direzione, percorrete la vostra strada lasciandovi ispirare dagli altri e siate voi stessi fonte di ispirazioni, affrontando le sfide che ogni giorno vi troverete ad affrontare in modo innovativo, visionario e con ottimismo. Potrete essere leader in azienda solo essendo voi stessi”.

SDA Bocconi School of Management

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