Quegli investimenti pubblici che ancora mancano nel sociale

Una ricerca condotta da SDA Bocconi e sostenuta dalla Banca Europea per gli investimenti

SHARE SU

Milano, 31 gennaio 2019

Una ricerca condotta da SDA Bocconi e sostenuta dalla Banca Europea per gli investimenti evidenzia l'investment gap nelle infrastrutture sociali. Al 2040 saranno 477 miliardi in sanità e 507 mld nell'istruzione.

Dalla crisi del 2008 in Europa gli investimenti, pubblici e privati sono diminuiti. Se per il settore privato la contrazione è attribuibile a fattori congiunturali anziché strutturali, nel settore pubblico le cause possono essere diverse. Un peso rilevante a questo trend è attribuibile, senz’altro, alle politiche di consolidamento dei conti pubblici, di cui ha risentito in modo particolare la spesa in conto capitale, poiché più facile da tagliare rispetto alla spesa corrente.

Pur con le dovute incertezze, la letteratura è concorde che una contrazione prolungata degli investimenti può avere degli effetti potenzialmente negativi sull’economia. Nel corso degli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi a cura di principali organizzazioni economiche internazionali, in primis IMF e OECD, e grandi società di consulenza, per cercare di quantificare il cosiddetto “investment gap”, ovvero la differenza tra investimenti effettivi e quelli richiesti per il mantenimento e lo sviluppo dello stock infrastrutturale di un paese. Tali studi si sono concentrati sulle cosiddette infrastrutture economiche – strade, porti, reti idriche, telecomunicazioni, sistema elettrico – e sono tendenzialmente giunti, pur con metodi diversi, a sostenere la tesi che le economie dei paesi avanzati e in via di sviluppo non investono in modo sufficiente.  

A non essere mai state indagate, invece, sono state le infrastrutture sociali, il capitale fisso nei settori della salute, educazione e affordable housing. In questi settori, ancor più che in altri, la stima di un "gap di investimento" è problematica perché implica la definizione di quale sia, in primo luogo, un livello ottimale di investimenti rispetto ai fabbisogni. Per fare questo sarebbe necessario 1) definire quali siano i fabbisogni; 2) valutare come un investimento infrastrutturale contribuisca al soddisfacimento di un determinato fabbisogno; 3) stimare il livello necessario di investimenti.

Date le conoscenze e informazioni disponibili, non è possibile valutare in modo oggettivo il legame tra infrastrutture e condizioni di salute o risultati educativi, infatti, l'impatto delle infrastrutture sociali in termini di outcome non è ancora chiaro. Non è neppure possibile, per assenza di dati, definire una funzione di domanda sui fabbisogni di investimento funzione dello stato di immobili, attrezzature e dell’evoluzione tecnologica. Non esistono nemmeno degli standard di riferimento per la dotazione ottimale anche per parametri semplici da misurare come gli alunni per classe.

Per colmare questo gap di conoscenza, Banca Europea per gli Investimenti (BEI), attraverso il programma STAREBEI, che finanzia ricerca accademica a supporto delle politiche della banca, ha sostenuto SDA Bocconi nella definizione di un potenziale gap infrastrutturale nei settori della sanità ed education in Europa e dei possibili strumenti per colmare questo gap. La ricerca condotta da SDA Bocconi ha avuto, inoltre, lo scopo di contribuire, portando ulteriori evidenze, al dibattito avviato dalla High Level Task Force sugli investimenti in infrastrutture sociali in Europa, presieduta da Romano Prodi e Christian Sautter. Il gruppo di lavoro europeo aveva già messo in evidenza come nei prossimi anni potrebbe emergere un gap di investimenti di circa 142 miliardi di euro annui nei settori health e long-term care, education e lifelong learning, affordable housing.

Il team di ricerca di SDA Bocconi coordinato da Veronica Vecchi (Coordinatore di "Rapporti Pubblica Amministrazione Impresa"), e composto da Niccolò Cusumano, Francesca Casalini e Filippo d’Arcangelo, ha sviluppato un modello econometrico che, sulla base della letteratura esistente, internalizza variabili economiche e demografiche per stimare il fabbisogno di investimenti al 2040 nei settori della sanità e educazione.

Dal modello (presentato al working group Long Term Investment del G20 a Parigi) emerge che nei prossimi 20 anni, in uno scenario business as usual, che interiorizza quindi il trend di crescita avuto nel passato, gli investimenti in sanità raddoppieranno in proporzione sul PIL, passando da uno 0,15% a livello UE a 0,3%, mentre nel settore educativo il rapporto investimenti/PIL resterebbe invariato o diminuirebbe. Tuttavia, in questo secondo caso, con la diminuzione della popolazione in età scolare ciò significa che l'intensità di capitale per alunno / studente è destinata ad aumentare in modo significativo.

Questi risultati rappresentano una tendenza. Occorre, però, domandarsi se questi investimenti saranno sostenibili da un punto di vista economico e se saranno in grado di rispondere effettivamente ai fabbisogni. Il modello ha consentito anche di tracciare una seconda curva, relativa agli investimenti da realizzare per colmare gli unmet needs (in sanità) e per ridurre l’abbandono scolastico, come definiti da Eurostat. Dal differenziale delle due curve, emerge che vi è un gap di investimenti (al 2040) di 477 miliardi di euro in sanità e di 507 miliardi in education. Un dato interessante, inoltre, è che in sanità, entro i primi anni del 2030, la quota degli investimenti privati sembrerebbe essere destinata a superare quelli pubblici.

Il contributo del privato, anche attraverso forme di partenariato pubblico privato, diventerà quindi fondamentale all’interno dei sistemi sanitari. È bene sottolineare, però che, trattandosi di un modello settoriale e non di equilibrio economico generale, queste valutazioni sono parziali. Inoltre, dovrebbe anche essere considerato che le innovazioni che progressivamente saranno introdotte dovrebbero consentire di potenziare il livello dei servizi senza necessariamente prevedere i trend di crescita degli investimenti come definiti dal modello.

La ricerca ha individuato anche alcune raccomandazioni per finanziare il fabbisogno di investimenti, individuando linee di indirizzo per riformare le forme di collaborazione con i capitali privati. Tra queste raccomandazioni vi è la possibile interiorizzazione delle logiche dei Social Impact Bond, e in particolare del pagamento legato a risultati, nei modelli di finanziamento delle infrastrutture. Queste logiche sembrerebbero attuabili specie su investimenti di piccola taglia nei settori sociali, che sono attualmente allo studio della Commissione Europea per l’individuazione di forme di supporto nell’ambito del Fondo EFSI (European Fund for Strategic Investments).

 

Fonte: ViaSarfatti25

 

 

News Correlate

14 novembre 2019
Vigilanza 2.0: cos’è e come funziona il ...
Vigilanza 2.0: cos’è e come funziona il “Minority Report” dell’INPS
Best Project di EMMAP 9 - Executive Master in Management delle ...
Scopri di più
13 settembre 2019
Kick off meeting del progetto APRI, Aids Plan ...
Kick off meeting del progetto APRI, Aids Plan Regional Implementation
CERGAS, Centre for Research on Health and Social Care Management ...
Scopri di più
01 agosto 2019
Le risorse umane nella PA, una partita da ...
Le risorse umane nella PA, una partita da vincere
Scopri di più

Programmi correlati