Rompere il soffitto di vetro: tre donne leader condividono le loro esperienze

Un dibattito in SDA Bocconi per l’International Women’s Day

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“Quando ho cominciato ero un ‘oggetto strano’ in un settore a netta predominanza maschile. Ora sono alla guida dell’azienda proprio in una regione non facile dal punto di vista della diversity come il sud dell’Europa. La prima donna, la prima ingegnere. E con un team core fatto di donne”. C’è soddisfazione, e non solo personale, in questa testimonianza di Angela Natale, ex Chief Engineer di Boeing a Seattle, ora Managing Director Southern Europe per la stessa azienda. È una delle tre manager protagoniste dell’incontro International Women’s Day: A Discussion with Leading Women, organizzato in SDA Bocconi da Ethica Club in collaborazone con i Club Industry&Operations, Management&Consulting e Tech&Marketing. “Siamo qui per la Giornata Internazionale delle Donne ed è un piacere vedere un numero così elevato di uomini in platea! Oggi diamo il benvenuto a tre donne, tre professioniste, che operano il ruolo di leadership in tre diverse organizzazioni internazionali, e che condivideranno con noi la loro esperienza su come hanno sviluppato la loro carriera verso il ‘soffitto di cristallo’, rompendolo”, sottolinea Silvia Cinque, Deputy Dean for Diversity and Inclusion (D&I) di SDA Bocconi e moderatrice dell’incontro.

Cinzia Pilo, Head of Business Development in Visa aggiunge: “Il mio primo impiego è stato un training on the job in ambito finanziario estremamente selettivo, una sorta di addestramento militare. Eravamo tre donne su dieci partecipanti e ci dissero che fino a quel momento i CV femminili non venivano neppure aperti. Poi ho dovuto mostrare al mio capo che valevo. A quel punto, le cose hanno cominciato a funzionare: ho imparato molto dai miei superiori uomini e sono loro grata. È vero che Visa è tra le aziende leader per la diversità ma ora ho solo capi donna, fino al CEO Europa”.

Insomma, un po’ di strada è stata fatta. Anche se non ovunque allo stesso modo. “Gli Stati Uniti sono certamente all’avanguardia sulla D&I, mentre in Italia ho incontrato più difficoltà per il fatto di essere straniera che donna”, dice la terza delle ospiti, Stephanie Lierheimer, Partner Capital Markets & Accounting Advisory Services di PwC Italia, introducendo uno dei temi centrali del dibattito, il fattore culturale, una dimensione che impregna anche il linguaggio: “Non sono una ‘ragazza’ (purtroppo)”, afferma ironizzando su un appellativo spesso usato nei suoi confronti. E prosegue: “Sono queste piccole cose che cambiano gli atteggiamenti. Ecco perché è così importante confrontarsi con persone di provenienza diversa, ma anche di formazione diversa e appartenenti a team diversi”. Nel dialogo con altre diversità, anche la differenza femminile si valorizza. Insieme creano valore per il business e vengono sempre meno percepite come “differenze”.

Queste, dunque, le prime leve per far saltare il soffitto di cristallo, rispetto a cui le quote rosa rappresentano “una extrema ratio utile nelle situazioni più difficili, ma che non può mai andare disgiunta dal merito”, per usare le parole di Pilo. “Non dimentichiamo che l’equilibrio di genere nelle organizzazioni non è solo una semplice questione di numeri, ma anche e soprattutto di potere”, ribadisce Cinque. “Ci sono molte organizzazioni, o aree funzionali, dove le donne sono in numero maggiore rispetto agli uomini, ma fanno fatica ad ottenere ruoli di leadership. È necessario avere più donne in queste posizioni”.

“Per questo”, prosegue Natale, “bisogna agire sull’educazione e la formazione, intervenire fin dalla scuola elementare per stimolare l’interesse verso gli studi STEM nelle studentesse come negli studenti. In Boeing lo facciamo”. E Pilo aggiunge: “possiamo essere mentor e coach per far crescere altre donne in azienda. Anzi diventiamo i loro sponsor e diamo loro non solo consigli, ma sostegno. E, prima di dare, siamo. In modo che diventi chiaro e visibile che possono fare quello che stiamo facendo noi. Crederci e lavorare sodo: sono certa che la ricetta non valga solo per me”.

“Se gli uomini sono dalla nostra parte, possiamo farcela”, conclude Lierheimer. “Il cambiamento c’è, lo vediamo e lo siamo. Ma soprattutto lo siete voi. Le nuove generazioni si comportano già in modo diverso, dentro e fuori l’azienda. E questa platea ne è la dimostrazione”.




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