Come promuovere un’efficace creatività in azienda

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Riconosciuta tra le competenze chiave a qualsiasi livello lavorativo – tanto che il World Economic Forum la mette ai primi posti tra le abilità più richieste nel mercato del lavoro insieme alle capacità di pensare in modo analitico, di innovare e di apprendere continuamente – la creatività è da sempre al centro di un ampio dibattito accademico e manageriale e non di rado oggetto di false convinzioni: è innata, è prerogativa esclusiva dei giovani, appartiene soltanto all’individuo e non al gruppo, non richiede vincoli organizzativi, deve indirizzarsi esclusivamente al futuro, è universalmente riconosciuta e ha lo stesso significato per tutti.

Creatività in azienda. Strategie e tecniche per produrre idee originali e utili, uscito nell’aprile 2021 per Egea, ha come obiettivo quello di smontare convinzioni ormai diffuse attorno al tema della creatività, proponendo azioni concrete attuabili a livello individuale, di team e organizzativo per generare idee originali e utili.

Abbiamo chiesto a Beatrice Manzoni di raccontarci alcuni degli aspetti centrali del libro, scritto assieme a Federico Magni e a Pier Vittorio Mannucci.

Quali sono i più diffusi luoghi comuni sulla creatività? E in che modo influenzano negativamente le pratiche manageriali o i processi organizzativi di un team?

Spesso si tende erroneamente a pensare che la creatività sia il genio inventivo di un singolo individuo; che sia propria dei giovani e non più dei meno giovani; che una forte eterogeneità a livello di composizione di team sia positiva per farla emergere; che un team creativo e vincente non si debba cambiare. Si ricorre poi troppo spesso e in maniera erronea alla pratica del brainstorming per generare idee, pensiamo troppo out of the box e troppo poco inside the box e crediamo la creatività sia valutata da tutti con gli stessi parametri e che le macchine non possano essere creative. Infine, diciamo di volerla promuovere ma spesso in azienda non facciamo abbastanza. Con quali risultati? Molte persone pensano di svolgere un lavoro dove la creatività non è richiesta, non hanno fiducia nella propria capacità di poter contribuire in modo creativo a un certo progetto o non si sentono messe nella condizione di farlo. Tutto ciò ha un impatto sulla loro performance, e di conseguenza su quella dell’organizzazione, e sul loro engagement.  

L’ambizione del libro, dichiarata fin dall’Introduzione, è quella di «ridefinire i corretti confini della creatività». In che modo questa viene ripensata?

Nel libro abbiamo voluto chiarire che cosa si intenda per essere creativi – cioè pensare a soluzioni nuove e utili al tempo stesso – e in che relazione sia la creatività con altri termini con cui è spesso confusa: innovazione, curiosità, originalità, sperimentazione. Discutiamo i luoghi comuni più diffusi, li smontiamo alla luce delle ricerche esistenti e proponiamo azioni concrete attuabili a livello individuale, di team e organizzativo per stimolare e gestire al meglio la creatività in azienda.

Quali sono i principali insegnamenti che un lettore può trarre dalla lettura del libro?

Chi legge trova conferme ma anche smentite. Scopre che la creatività è un’abilità tra le più importanti oggi, che non è solo prerogativa dei lavori artistici ma è alla portata di tutti e applicabile in diversi contesti organizzativi; che la creatività non è un dono di natura, ma qualcosa da allenare e migliorare con l’esercizio quotidiano; che si può contribuire in modi diversi al processo creativo. Infine che è influenzata dal contesto e dalle persone con cui si interagisce.

Il libro non offre solo risposte certe e o formule preconfezionate per le organizzazioni, ma anche stimoli e interrogativi per il futuro. Che cosa c’è ancora da scoprire sulla creatività?

Sicuramente ci possiamo chiedere come cambierà il concetto di creatività con la diffusione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale e con le trasformazioni delle condizioni di lavoro accelerate dalla pandemia. Per esempio: come collaboreremo con «colleghi artificiali»? Il lavoro flessibile e quello da remoto stimolano o inibiscono la creatività? Infine, quale dovrà essere il ruolo delle scuole nell’allenare la creatività sin da piccoli?



SDA Bocconi School of Management.

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