SDA Bocconi con OOF per il futuro degli oceani

Business for Ocean Responsibility - A global perspective

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Milano, 9 giugno 2020
Non è più una goccia nell’oceano. Ogni singola attività produttiva può contribuire alla salvaguardia dei mari: se questa consapevolezza si diffonde in tutti i settori industriali e non solo in quelli direttamente legati all’economia del mare – la cosiddetta “blue economy” – i nostri oceani hanno ancora una speranza. È la convinzione su cui si fonda la seconda edizione di Business for Ocean Responsibility - A global perspective, il proseguimento del viaggio che One Ocean Foundation (OOF) ha iniziato tre anni fa per capire cosa stanno facendo le aziende per affrontarei problemi dell’ecosistema marino. La Fondazione, da sempre dedicata alla protezione dell’ambiente marino, ha partecipato alla conferenza annuale delle Nazioni Unite per il World Oceans Day in qualità di Supporting Partner dell’evento. In questa occasione verranno sono stati presentati i risultati della ricerca sulla “The blue economy and the private sector”, svolta da Stefano Pogutz, Head del Comitato scientifico di OOF e Coordinatore Scientifico del progetto insieme a Aristea Saputo, Francesco Perrini, Manlio De Silvio e Virginia Allevi del Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management, McKinsey & Company e il CSIC (Spanish National Research Council).

 

L’obiettivo è quello di fare della protezione degli oceani un “affare” di tutti. Oltre 3 miliardi di persone (il 40% della popolazione mondiale) dipendono dalla biodiversità e dai servizi offerti dagli ecosistemi marini e costieri. L’oceano contribuisce alla sopravvivenza di habitat unici e fornisce cibo e acqua dolce, energia rinnovabile, benefici per la salute e le condizioni di vita, turismo e commercio. I settori dell’economia blu producono un fatturato annuo stimato di 5.200 miliardi di dollari, con un valore aggiunto lordo di 2.600 miliardi, e danno lavoro a 168 milioni di persone. Con il suo contributo del 3,3% all’economia globale in termini di valore aggiunto, l’oceano rappresenta la settima economia mondiale in ordine di grandezza. Ora la sfida della protezione degli oceani sta nell’allargare il focus “ristretto” della blue economy a tutti i settori industriali.

 

Questa nuova ricerca si basa su un campione di 1.664 aziende, rappresentative della metà del PIL mondiale, distribuite in 16 settori industriali, legati o meno al mare. Essa offre una fotografia dei trend principali a livello globale per quanto riguarda le strategie e le prassi aziendali che affrontano la questione della sostenibilità ambientale per i mari. In base ai risultati, il 51% delle aziende si dimostra consapevole, pur con diversi livelli di profondità, del potenziale impatto del proprio settore sull’ecosistema marino e il 44% di esse svolge delle attività per ridurre tale impatto. I problemi più riconosciuti sono i rifiuti (soprattutto la plastica), i rischi per la biodiversità e gli agenti contaminanti, tutti ricondotti principalmente all’acidificazione degli oceani.

 

Per raggiungere la sostenibilità, consapevolezza e attivazione devono convergere. Secondo la nostra analisi, il 26% delle società è contemporaneamente consapevole e attivo. Li abbiamo chiamati “leader della sostenibilità” e si trovano nella maggior parte dei settori, anche quelli non direttamente legati alla blue economy. Si caratterizzano per una maggiore attenzione nei confronti dell’innovazione di prodotto (ad esempio l’eco-design, la riduzione della plastica ecc.), l’innovazione di processo (principalmente legata alla riduzione delle emissioni di gas serra e al riciclo), il coinvolgimento e la collaborazione con gli stakeholder rilevanti per la protezione degli oceani, l’adozione di criteri ESG e di politiche di sostenibilità nella supply chain, cosa che ormai è diventata un imperativo economico.

 

Tuttavia resta ancora molto da fare. Quasi la metà del nostro campione mostra una scarsa consapevolezza, e in 1/4 dei casi l’attenzione ai temi ambientali non è seguita da risposte aziendali coerenti. L’informazione e la comunicazione sono fondamentali per promuovere sia la consapevolezza che l’attivazione. Come nel caso del cambiamento climatico e dell’economia circolare, la divulgazione di informazioni standardizzate sullo stato degli oceani potrà esser utile per le imprese, gli investitori, i policy makers e altri gruppi di riferimento. È giunto il momento di dare il via a una nuova ambiziosa “impresa”, coinvolgere più stakeholder nel progetto di potenziare la divulgazione di informazioni commerciali volontarie, essenziali e attendibili sugli oceani. Perché possano tornare a essere la nostra risorsa, non il nostro problema.

 

SDA Bocconi School of Management

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