Una nuova Governance Europea dello spazio e considerazione sul federalismo

Andrea Sommariva, SEE Lab Director e Clelia Iacomino, Research Fellow SDA Bocconi

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Lo spazio sta diventando sempre più strategico, avendo una notevole ricaduta sul piano industriale, tecnologico e occupazionale. Gli effetti economici delle attività spaziali in orbita circumterrestre sono sempre più rilevanti, anche causa della riduzione dei costi di accesso allo spazio ed alle innovazioni tecnologiche (come per esempio, le costellazioni di piccoli satelliti) che ampliano il numero di utilizzatori finali di tali servizi. Nel medio periodo e spingendoci oltre l’orbita Terrestre, l’identificazione e lo sfruttamento “sostenibile” di alcune risorse naturali dello spazio potranno contribuire alla soluzione dei problemi creati dalla combinazione della crescita della popolazione mondiale e di alcune materie prime critiche e/o limitate. Inoltre, lo sviluppo dell’economia dello spazio oltre l’orbita Terrestre può portare al miglioramento dei processi di produzione di energia sia sulla Terra sia sui veicoli spaziali con importanti conseguenze economiche e ambientali.

Attualmente, solo pochi paesi hanno sviluppato una industria che copra l’intera filiera delle attività spaziali. Questi Paesi competono tra di loro, ma collaborano nel caso gli ingenti investimenti necessitino di una collaborazione internazionale. Le maggiori potenze nel settore spazio, come gli Stati Uniti, Russia, Giappone, India, e Cina hanno un sistema di governance dello spazio centralizzata al più elevato livello politico che guida l'azione delle attività spaziali nazionali sia per uso civile sia militare. In Europa, invece, manca una governance dello spazio a livello continentale.

Il quadro politico spaziale europeo si basa su due diversi organi a livello ministeriale come l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) da un lato e gli affari spaziali dell'Unione Europea dall'altro. Già è stato sottolineato quanto sia necessario avviare un processo per definire la visione europea dello spazio attraverso l’istituzione  di un European  Space Council collegato direttamente al Consiglio Europeo o al suo presidente. Oggi c'è quindi una crescente consapevolezza della necessità di rivisitare la "via europea" allo spazio per affrontare meglio un panorama internazionale in rapida evoluzione.

La domanda è se sia necessario pensare alla costituzione di un “European Space Council” e di una agenzia spaziale federale europea, seguendo il modello della Banca Centrale Europea. L’European Space Council opererebbe come ufficio di sviluppo delle politiche e gestirebbe un portafoglio di questioni civili, commerciali, e, eventualmente, di sicurezza e di politica spaziale internazionale se si dovesse procedere ad una integrazione a livello europeo della sicurezza e della politica estera. L’agenzia spaziale federale europea diventerebbe il braccio operativo del Council per la ricerca e lo sviluppo delle attività spaziali.

Cinquant’anni fa, i Paesi europei capirono che nessuno di loro aveva il peso necessario per operare da solo nello spazio: fu così creata l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). L’ESA ha portato avanti con successo numerosi programmi spaziali, facendo progredire la frontiera della conoscenza e aumentando l’importanza delle politiche spaziali europee. Tuttavia, i contributi dei singoli paesi membri dell’ESA vengono spesi attraverso un complesso processo all’interno di essi. La natura stessa di una agenzia intergovernativa non permette quindi di superare la frammentazione dei mercati. Una agenzia federale potrebbe realizzare politiche nuove finalizzate ad aumentare la competizione ed a eliminare la frammentazione dei mercati.

Le proposte illustrate precedentemente implicano una revisione delle istituzioni europee dello spazio con relative cessioni di sovranità da parte delle nazioni europee. Questa è una sfida che si pone non solo nel campo dello spazio. In termini più generali, la questione di fondo è quella se procedere verso la creazione di uno stato federale. Nell’esperienza storica, gli stati federali sono sempre nati dalla necessità di mettere assieme le risorse per affrontare efficacemente problemi che i singoli stati membri non riuscivano a risolvere da soli. Inoltre, le costituzioni federali sono nate attorno a dei valori condivisi dalle popolazioni degli stati membri.

L’Europa attraverso una politica comune estera e di difesa potrebbe meglio difendere i propri interessi nel mondo sempre più dominato da potenze continentali. Essendo stata l’Europa la culla della cultura liberaldemocratica delle istituzioni e dei diritti, la creazione di uno stato federale contribuirebbe alla sua diffusione nel mondo e a far progredire le istituzioni multilaterali che hanno consentito al mondo di vivere in pace nell’ultima metà del secolo scorso ed in questo primo scorcio del ventunesimo secolo. Questo è ancora più rilevante in un mondo in cui la cultura liberaldemocratica e le istituzioni multilaterali sono sempre più sotto attacco.

Il luogo dove dibattere la creazione di uno stato federale è il Parlamento Europeo, unico organo eletto legittimamente. Suggerimento sommesso ai Membri del Parlamento Europeo: due i temi in discussione (i) le aree di competenza federale che permettano di fare fronte alle sfide poste dall’evoluzione della situazione internazionale, e (ii) i valori largamente condivisi dalla popolazione europea, tra cui quelli espressi dalla cultura liberaldemocratica che garantisce un equilibrio tra le esigenze della collettività e quelle degli individui, e che, tramite i corpi intermedi, assicura un controllo della maggioranza da parte delle minoranze politiche e delle opposizioni. Il dibattito dovrebbe essere quindi esteso alla società civile, le istituzioni culturali e scientifiche, l’industria, e i sindacati in vista della scrittura di una costituzione fondante lo stato federale.

Fonte: Sole24Ore

 

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