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Jeffrey Pfeffer, professore di Organizational Behavior presso la Stanford Graduate School of Business, uno dei più influenti pensatori contemporanei nel campo del management.
Ha al suo attivo più di 150 articoli e 14 libri che toccano diverse questioni teoriche e pratiche, elaborano teorie sul comportamento delle organizzazioni e ampliano il panorama internazionale degli studi sul potere e la leadership. Insomma, un “guru” in materia.

Marco Tortoriello, Associate Dean per la Divisione Master SDA Bocconi e Direttore di “Getting Things Done”, un executive program che partirà il prossimo novembre, lo ha incontrato durante una cena informale. Il risultato è un’interessante intervista.

MT: Quali sono le principali questioni/sfide che i manager, oggi, devono essere pronti ad affrontare?
JP: Sono molti i problemi dei leader di oggi. Innanzitutto, la fiducia nei loro confronti è bassa e in costante declino, secondo il Trust Barometer di Edelman. In secondo luogo, come sostengo nel mio ultimo libro, "Dying for a Paycheck", molti luoghi di lavoro sono davvero tossici e i manager devono fare i conti con una forza-lavoro stressata e spesso malata. Inoltre, come mostrano costantemente i sondaggi Gallup, l’85% dei dipendenti è “disinteressato” o “fortemente disinteressato” al lavoro, il che significa che solo il 15% è “interessato” al proprio lavoro.

MT: E come possono aumentare la probabilità di risolvere questi problemi?
JP: È presto detto: i leader devono diventare molto più competenti e fare più affidamento sui dati di fatto e meno sulla loro esperienza, che non sempre è una guida efficace nella pratica. Altrimenti non cambierà nulla.

MT: Cosa consiglieresti ad un manager a cui è stato affidato di recente un ruolo di responsabilità?
JP: Molti manager, oserei dire la maggior parte, sono indifferenti alla realtà che hanno di fronte e alle evidenze delle scienze sociali, cosa che li renderebbe più efficienti nel loro lavoro. Questo è uno dei motivi per cui il management non progredisce da decenni e genera livelli di coinvolgimento dei collaboratori sempre più bassi, sfiducia nei leader e performance aziendali deboli. Prendiamo ad esempio la medicina: ha sempre cercato di fondare la sua pratica su basi scientifiche e per questo ha fatto notevoli progressi. Il management invece è rimasto in gran parte fermo. Pertanto, consiglierei ai leader di:

1) sviluppare una curiosità intellettuale verso il mondo delle organizzazioni e del management;

2) leggere molto di più della letteratura scientifica al riguardo che li aiuterà a fare meglio il loro lavoro e

3) provare a mettere in atto una pratica manageriale evidence-based, in cui le decisioni sono basate su fatti e non su riferimenti o intuizioni casuali.

SDA Bocconi School of Management

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