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#ValorePubblico

Dei concorsi senza orale e altre frettolose soluzioni

19 giugno 2023/DiRaffaella Saporito
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Che il potenziamento della capacità amministrativa sia un pezzo della risposta per accelerare gli investimenti PNRR è opinione largamente condivisa ed è l'oggetto del DL 44/2023 sul rafforzamento della capacita' amministrativa, recentemente convertito in legge dal Parlamento e ricco di spunti interessanti (come le norme sull'apprendistato).

Che tale potenziamento passi anche da una nuova stagione di reclutamento è altrettanto pacifico (su #ValorePubblico ne abbiamo scritto qui e qui).

Che i concorsi pubblici vadano ripensati è un refrain antico quanto il concorso pubblico stesso (sin dai tempi della costituente, come abbiamo raccontato qui). Il punto critico è: da dove cominciare?

Sono almeno tre i punti su cui servirebbe un allineamento di fondo, stabile nel tempo, per evitare che l’affastellarsi di nuove norme sui concorsi ci porti in punti dove non vorremmo trovarci a breve.

a forza di perseguire l’efficienza, senza badare all’efficacia, si arriverà alla conclusione che l’estrazione a sorte è la soluzione più indolore e trasparente

1. Mantenere la rotta della strategia di fondo

Non basta velocizzarli, se si rischia di farli male. Perché a forza di perseguire l’efficienza, senza badare all’efficacia, si arriverà alla conclusione che l’estrazione a sorte è la soluzione più indolore e trasparente. Bene dare target di tempo entro cui concludere la procedura (6 mesi), male pensare che la via sia autorizzare ad eliminare le prove (potenzialmente) più qualificanti: non è compatibile con una strategia che dichiara di voler valorizzare il merito in tutto il pubblico impiego, non solo per la dirigenza. Questo paese ha scritto nel suo PNRR che vuole investire sulle competenze. Lo ha promesso agli stessi lavoratori della PA e ai cittadini, utenti dei servizi pubblici. Non si può perseguire questo obiettivo senza un sistema di reclutamento che tenga la barra dritta sulla valutazione delle competenze. Ma poi, quando bisogna fare presto, si richia di perdere la bussola. Come fare? Come conciliare efficienza ed efficacia?

2. Usare tutti gli strumenti a disposizione

Se non si cambia lo sguardo sul concorso, l’unica via sarà tagliare le prove con l’accetta. Una qualunque procedura di reclutamento è un concorso pubblico quando tutela i principi di terzietà, trasparenza, pari opportunità di partecipazione e trattamento, valorizzazione delle migliori competenze. Non le folle oceaniche, sempre e comunque strutturalmente incompatibili con una selezione di qualità. Né le banche dati di domande a risposta chiusa. Non i temi. E neppure l’esame orale con le domande estratte dal bussolotto, che non si usano più nemmeno all’università. Aiutiamo gli enti più grandi a rispondere al proprio fabbisogno programmando più finestre di reclutamento nello stesso anno, così da alleggerire le singole procedure. E quelli più piccoli a collaborare in chiave territoriale usando le nuove norme sulle selezioni uniche, che superano i limiti della gestione associata e rendono le procedure più flessibili. Ad affinare i profili ricercati, per ridurre il bacino di reclutamento e prendere meglio la mira. Ad innovare gli strumenti di selezione, anche grazie alla tecnologia, che consente oggi di combinare meglio efficacia ed efficienza. Gli strumenti esistono. Le norme anche. Le pratiche si stanno diffondendo. Serve un piano capillare capace di scalare le esperienze migliori, anche grazie alla messa a disposizione di un supporto tecnico agli uffici del personale degli enti che integri professionalità specializzate diverse, come già si fa, ad esempio, per gli appalti.

Gli strumenti esistono. Le norme anche. Le pratiche si stanno diffondendo. Serve un piano capillare capace di scalare le esperienze migliori.

3. Ricordarsi della posta in gioco

Secondo una rapida stima, il valore delle assunzioni pubbliche di questi anni (calcolato in termini di costo medio retributivo della vita professionale di un dipendente pubblico) ammonta a 198 miliardi e 720 milioni, che pagheremo (e pagheranno i nostri figli e nipoti nei prossimi decenni, insieme alle rate di rimborso dei prestiti del PNRR) sotto forma di stipendi. Una cifra che supera lo stesso PNRR. E negli anni che verranno, una facile profezia ci dice che queste opportunità assunzionali straordinarie non ci saranno più. Nessuno si stupirà se assisteremo a breve ad un nuovo blocco del turn-over. È evidente, pertanto, che lo sforzo che ci è richiesto oggi non può essere smarcato con troppa leggerezza e deve essere assunto con sguardo lungo e responsabile.