Come favorire la sostenibilità dell’assistenza agli anziani non autosufficienti

Presentato il 6° Rapporto Osservatorio Long Term Care CERGAS SDA Bocconi - Essity

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L’evoluzione demografica rende inevitabile una crescita della domanda di servizi di long term care in Italia. I dati ISTAT indicano che, nel 2021, la popolazione over 65 era il 23% del totale e i non autosufficienti 3.959.395 (quasi un terzo degli individui in quella fascia d’età). Le proiezioni per il 2030 prevedono che gli over 65 saranno il 30% della popolazione e che i non autosufficienti aumenteranno in proporzione.

Il 6° Rapporto Osservatorio Long Term Care CERGAS SDA Bocconi – Essity, curato da Giovanni Fosti, Elisabetta Notarnicola ed Eleonora Perobelli, ha indagato la sostenibilità economica, del personale e dei modelli di servizio del settore nel medio-lungo periodo, attraverso una survey alla quale hanno partecipato 29 delle 32 imprese (pubbliche e private) leader del mercato del long term care che aderiscono all’Osservatorio.

 

A inizio 2023 la situazione economica degli enti intervistati era in miglioramento, con un +20,7% del valore della produzione rispetto al 2019 e un miglioramento del margine operativo lordo. A minare la sostenibilità economica sono, però, principalmente tre fattori:

  • Il livello insufficiente delle tariffe pubbliche riconosciute ai gestori delle strutture di long term care.
  • La disponibilità delle famiglie a pagare. 
  • L’alta fragilità degli utenti che accedono a posti accreditati.

 

Sul fronte della sostenibilità del personale e delle competenze, la carenza di personale continua a essere un tema centrale per i gestori, con carenze più marcate tra chi gestisce unicamente la filiera socio-sanitaria​ (dove mancano il 18% dei medici e infermieri e l’11% di OSS) rispetto a chi gestisce anche servizi sanitari (es. posti per acuti, lungodegenza, riabilitazione). Il Rapporto fa emergere alcuni dei problemi più ricorrenti nel settore LTC: personale insoddisfatto, alto turnover (33% per il personale sanitario e 25% per il personale assistenziale) e difficoltà a trovare sostitute/i, anche a causa di candidature non adeguate​ alle necessità dei gestori.

 

Il Rapporto restituisce la fotografia di un settore in cui i modelli di servizio evolvono lentamente. Nonostante il contesto sociale attuale segnali continuamente e su più fronti la necessità di una presa in carico globale, nella prospettiva dei gestori i bisogni meno presidiati dal settore LTC sono quelli di supporto psicologico per l’anziano e per la famiglia (con un punteggio di 3,4 in una scala da 1 a 5). Di contro, si conferma la capacità dei servizi di erogare ottima assistenza complessa e di base (4,9 e 4,4 su 5).  Per i gestori, RSA e ADI (Assistenza domiciliare integrata) si confermano servizi strategici, con un punteggio rispettivamente di 4,86 e 4 su 5. Non vengono riconosciuti invece determinanti e strategici i servizi di teleassistenza, telemedicina (2,76 su 5) e di supporto per le assistenti famigliari (2,4 su 5). Questo fa capire che se da un lato l’impiego della tecnologia è ormai diffuso in alcuni ambiti del settore anziani, come la gestione delle cartelle degli utenti (punteggio di 4,41 su 5), dall’altro, essa ancora fatica ad emergere come strumento chiave dei servizi, nell’erogazione delle terapie (2,86 su 5) o per progettare percorsi assistenziali con l’intelligenza artificiale (1,62 su 5).

 

“Il Rapporto ci permette di analizzare lo stato di salute del settore assistenziale, fornendoci indicazioni preziose sulla sua sostenibilità sul lungo periodo. Il bisogno di una rete di servizi fondamentali come quelli di supporto psicologico per l’anziano e per la famiglia è certamente il dato più eloquente,” afferma Massimo Minaudo, Amministratore Delegato Essity Italia, “e dimostra come il settore long term care necessiti di un’azione di coordinamento mirata, per rispondere in maniera sempre più efficacie alle esigenze in continua evoluzione dei soggetti non autosufficienti.”

 

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