
Oltre lo Scope 3: misurare davvero le emissioni

Le emissioni di un’azienda non finiscono ai confini dell’impresa, ma quando si allarga lo sguardo alla filiera, la misurazione diventa più incerta. Uno studio di Mariano Massimiliano Croce, Ruben Fernandez-Fuertes, Nicolas Guinez, Alejandra Inzunza Méndez, Thien Nguyen e Claudio Tebaldi affronta uno dei nodi più complessi della sostenibilità: lo Scope 3, cioè le emissioni indirette lungo la catena del valore. Il modello, oltretutto, non si limita ai fornitori diretti, ma estende il calcolo all’intero network economico globale.
Misure oggettive
La regolazione europea richiede sempre più trasparenza sulle emissioni lungo la supply chain, ma gli strumenti disponibili sono ancora limitati. Le aziende faticano a misurare lo Scope 3 e spesso lo fanno con grande approssimazione.
Da qui nascono le domande:
- È possibile costruire una misura oggettiva, scalabile e verificabile delle emissioni indirette?
- E fino a che punto possiamo spingerci lungo la rete delle relazioni economiche?
Il problema è strutturale. I dati disponibili sono incompleti, le metodologie divergenti e, soprattutto, lo Scope 3 si ferma di solito al primo livello di fornitori e clienti. Ma in un’economia globalizzata, gran parte delle emissioni si annida nei livelli successivi della filiera: fornitori dei fornitori, subfornitori, logistica internazionale.
Lo studio sviluppa, allora, una metodologia per misurare non solo lo Scope 3, ma tutte le emissioni incorporate lungo l’intera catena del valore.
Una rete di 50.000 imprese
I ricercatori costruiscono un dataset unico su scala globale: oltre 50.000 imprese con dati finanziari, relazioni cliente-fornitore, localizzazione geografica e informazioni sulle emissioni. Il risultato è una rete estremamente dettagliata che copre più di 100 Paesi e migliaia di relazioni economiche.
Su questa base, sviluppano un modello di network che combina:
- dati sulle relazioni tra imprese (chi compra da chi);
- matrici input-output internazionali;
- informazioni geografiche e logistiche;
- dati sulle emissioni dirette (scope 1), che sono i più affidabili.
Un elemento innovativo è l’integrazione delle emissioni da trasporto. Utilizzando dati su porti, rotte marittime e distanze, il modello stima quanta CO₂ viene generata per spostare beni lungo la filiera. Ad esempio, per una tratta di 10.000 km, le emissioni associate al trasporto possono aumentare l’intensità emissiva di un input fino al 20%.
Il contributo chiave è però un altro: l’introduzione del concetto di “emissioni incorporate” (embodied emissions). A differenza dello Scope 3 tradizionale, che si ferma al primo livello, questo approccio segue tutte le relazioni nella rete, include ogni passaggio intermedio e attribuisce a ciascuna impresa una quota delle emissioni lungo tutta la catena. In pratica, si passa da uno Scope 3 “limitato” a uno Scope potenzialmente infinito.
I risultati mostrano che questo cambio di prospettiva può alterare profondamente la classifica delle imprese. Nel caso studiato, il ranking basato sulle emissioni incorporate è molto diverso da quello basato sul tradizionale Scope 1+3: alcune aziende apparentemente “virtuose” risultano molto più impattanti una volta considerata l’intera filiera.
Inoltre, l’analisi rivela che gran parte delle emissioni indirette si concentra in pochi nodi della rete.
Maggiore accountability
L’adozione di questa metodologia significherebbe maggiore accountability: non sarà più possibile “spostare” le emissioni lungo la filiera per migliorare i propri numeri. Le emissioni tornano sempre indietro, perché il modello le riattribuisce lungo tutta la rete.
Ai policy maker offre uno strumento concreto per rafforzare l’implementazione delle normative sulla sostenibilità. Una misura più completa dello Scope 3 permette di progettare politiche più efficaci, ad esempio su dazi ambientali o standard di filiera.
Il modello consente anche di stimare che cosa succede alle emissioni se cambiano le catene di fornitura. Ad esempio, uno shock logistico globale, come il blocco dei principali canali marittimi, potrebbe aumentare le emissioni di una supply chain fino al 7% annuo. Al contrario, una riallocazione dei fornitori verso Paesi meno inquinanti potrebbe ridurle significativamente, ma al costo di una contrazione economica rilevante.
Mariano Massimiliano Croce, Ruben Fernandez-Fuertes, Nicolas Guinez, Alejandra Inzunza Méndez, Thien Nguyen e Claudio Tebaldi, The Scope of Scope-3 (October 27, 2025). Available at SSRN. DOI: http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.5667951.



