
Green coin, la moneta che può rendere credibile il mercato del carbonio

Attività diffuse come il carbon farming (le pratiche agricole e di gestione del suolo progettate per catturare e immagazzinare anidride carbonica dall’atmosfera all’interno del terreno e della vegetazione) o l’afforestazione (il processo di creare nuove foreste in aree che storicamente non erano boschive) contribuiscono in modo significativo ad assorbire CO₂, ma restano difficili da misurare e quindi da valorizzare economicamente. Nel frattempo, il mercato dei crediti di carbonio si regge in larga parte su stime ex ante, con verifiche limitate, esponendosi a errori, abusi e perdita di fiducia.
Uno studio di Mariano Massimiliano Croce, Nicolas Guinez, Alejandra Inzunza Méndez, Thien Nguyen e Claudio Tebaldi propone di superare questo problema attraverso le green coin, unità digitali emesse solo quando una quantità di anidride carbonica è stata effettivamente assorbita e verificata. Non basandosi su promesse, ma solo su dati misurati, le green coin promettono di trasformare la CO₂ da grandezza stimata a vera e propria commodity scambiabile.
Misurare e integrare nel mercato finanziario
Se gran parte del mercato dei crediti di carbonio (carbon credits) si basa su stime e modelli previsionali, con scarsa capacità di verifica, è lecito chiedersi se sia possibile costruire un sistema in cui la sostenibilità sia misurata in modo oggettivo, continuo e non manipolabile. Inoltre, è possibile trasformare questi dati in strumenti finanziari liquidi e accessibili?
Il problema è sia tecnico sia economico: i mercati esistenti combinano regolazione pubblica (come l’ETS europeo) e crediti privati, spesso opachi e difficili da verificare. Questa opacità genera distorsioni: le imprese hanno incentivi a dichiarare compensazioni non pienamente reali, mentre investitori e banche faticano a distinguere tra attività realmente sostenibili e greenwashing.
La ricerca si chiede, quindi, se sia possibile costruire un’infrastruttura che renda le compensazioni non solo verificabili, ma anche immediatamente integrabili nei mercati finanziari.
Monetizzare gli offset effettivi
I ricercatori partono da una tecnologia esistente ma poco sfruttata: sensori in grado di misurare lo scambio netto di CO₂ tra suolo e atmosfera. Questi dispositivi, già diffusi (circa 1.500 nel mondo), consentono di rilevare in tempo reale la quantità effettiva di carbonio assorbito. L’idea è installarli, ad esempio, nelle aziende agricole e utilizzare i dati raccolti per emettere green coin: ogni coin rappresenta una quantità di CO₂ realmente assorbita e verificata.
Qui sta il salto di qualità. Nei modelli tradizionali, i crediti di carbonio sono promesse: tonnellate di CO₂ che si stima verranno compensate. Nel sistema proposto, invece, le green coin sono generate solo dopo la verifica dell’assorbimento reale. Questo le rende comparabili a una commodity misurata – come l’elettricità – e quindi scambiabile con fiducia.
Il sistema prevede diversi livelli di verifica. I dati devono rispettare leggi fisiche (ad esempio legate ai flussi atmosferici), controllate automaticamente da algoritmi; eventuali anomalie bloccano l’emissione dei crediti. Inoltre, le informazioni possono essere registrate su blockchain, rendendo ogni transazione trasparente e verificabile da terzi.
Nel modello teorico sviluppato dai ricercatori, questo processo è gestito da una sorta di “banca centrale verde” (Green Coin Central Bank), che supervisiona la piattaforma e può intervenire sul mercato acquistando o vendendo green coin per stabilizzarne il prezzo, in modo analogo a quanto fanno le banche centrali con i titoli finanziari.
Il risultato è un sistema in cui:
- l’offerta di green coins riflette in tempo reale gli offset effettivi;
- le imprese possono acquistare crediti affidabili per rispettare i vincoli ambientali;
- anche piccoli operatori come gli agricoltori possono monetizzare immediatamente le loro attività sostenibili.
Dal punto di vista economico, le simulazioni mostrano che un sistema basato su green coin può ridurre drasticamente le inefficienze dei mercati attuali, recuperando quasi interamente le perdite di benessere generate dai sistemi esistenti.
Un futuro migliore
In questo modo, i manager potrebbero contare su strumenti di compensazione delle emissioni realmente affidabili, integrabili nei processi finanziari e nella gestione del rischio. Per i policy maker, il progetto offre una base tecnologica per standardizzare i mercati del carbonio, riducendo le distorsioni e aumentando la credibilità delle politiche climatiche.
Se la CO₂ diventa una moneta misurabile e scambiabile, si crea un mercato globale in cui capitale e incentivi possono fluire verso le attività più efficienti nel ridurre le emissioni.
Mariano Massimiliano Croce, Nicolas Guinez, Alejandra Inzunza Méndez, Thien Nguyen e Claudio Tebaldi, Green Coins (February 15, 2025). Available at SSRN. DOI: http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.5139356.



