
Dalla fotografia al percorso, come deve cambiare la valutazione degli investimenti green

Oggi non sappiamo con precisione che cosa renda davvero “green” un investimento. I portafogli sostenibili si basano quasi sempre su rating ESG poco coerenti tra loro e fortemente orientati al passato. Agenzie diverse attribuiscono valutazioni molto diverse alla stessa impresa, perché misurano parametri diversi e con metodologie poco trasparenti, spesso basate su questionari somministrati alle imprese. Anche per questo, il differenziale di rendimento tra investimenti green e non green non è sempre significativo.
Eppure, utilizzando indicatori forward-looking, basati sul potenziale di decarbonizzazione, una ricerca di Giacomo Bezzi, Mariano Massimiliano Croce, Ruben Fernandez-Fuertes e Gimede Gigante mostra che è possibile creare un portafoglio che garantisce rendimenti sistematicamente più alti. In altre parole, il valore non sta in quanto un’azienda è verde oggi, ma in quanto può diventarlo domani. È quello che i ricercatori chiamano, con un’espressione efficace, una “decarbonization growth option”: il potenziale di trasformarsi in un’impresa sostenibile e quindi più valorizzata dal mercato.
Lost in transition
La letteratura ha già evidenziato che i rating ESG sono poco correlati tra loro e spesso basati su questionari e dati autodichiarati, ma rimangono aperte alcune domande, alle quali la ricerca vuole rispondere:
- Esiste un modo più efficace per valutare la sostenibilità delle imprese, soprattutto in un contesto di transizione?
- E questi nuovi criteri possono generare valore per gli investitori?
In un contesto in cui le imprese stanno cambiando, valutare solo le emissioni attuali significa perdere informazione rilevante. Un’azienda molto inquinante oggi può avere un enorme potenziale di miglioramento; un’azienda già “green” può invece avere poco margine di crescita. Se i mercati non distinguono tra queste situazioni, il capitale viene allocato in modo inefficiente.
La domanda diventa allora più precisa: come si può costruire un sistema di valutazione capace di cogliere il percorso di transizione, e non solo il punto di partenza?
Asimmetria informativa e rendimenti
La ricerca analizza i dati di una fintech che utilizza intelligenza artificiale per costruire indicatori di “potenziale di decarbonizzazione”. A differenza dei rating tradizionali, questi non misurano il livello attuale di emissioni, ma la distanza da un obiettivo futuro e la velocità con cui l’azienda si sta muovendo per raggiungerlo.
Il dataset utilizzato è ampio ma selettivo: circa 1.300 aziende in 30 Paesi, tra Stati Uniti ed Europa, osservate nel periodo 2019–2023. Le informazioni vengono estratte in modo automatizzato da documenti aziendali e trasformate in indicatori quantitativi di “progress-to-target”, cioè di avanzamento verso gli obiettivi climatici.
I ricercatori testano indipendentemente queste metriche utilizzando modelli econometrici consolidati e costruiscono portafogli long-short: investono nelle aziende con il punteggio più alto e vendono quelle con il punteggio più basso.
I portafogli costruiti sulla base di questi indicatori generano un rendimento più alto del 9% annuo, al netto dei principali fattori di rischio. Al contrario, strategie basate su rating tradizionali o sul miglioramento dei rating ESG standard non producono risultati statisticamente significativi.
L’effetto è particolarmente forte in Europa e nel Regno Unito, dove gli obblighi di disclosure sono più stringenti, e in settori ad alta intensità di trasformazione, come chimica, industria e beni strumentali, dove il potenziale di riduzione delle emissioni è maggiore.
Per spiegare questi risultati, i ricercatori sviluppano anche un modello teorico. Il punto chiave è l’asimmetria informativa: i manager conoscono meglio degli investitori il potenziale di decarbonizzazione della propria impresa. Un sistema di scoring forward-looking, basato su obiettivi dichiarati e verificabili, consente alle imprese migliori di “segnalare” la propria qualità e agli investitori di allocare capitale in modo più efficiente.
Nuove logiche di allocazione del capitale
Lo studio suggerisce che la credibilità della strategia di transizione conta più della fotografia attuale. Non basta essere “green” oggi; conta dimostrare, con dati e obiettivi verificabili, dove si sta andando.
Per gli investitori, si apre una nuova logica di allocazione del capitale, più dinamica e orientata al futuro. Il vantaggio competitivo non sta nell’escludere le imprese più inquinanti, ma nell’identificare quelle che possono cambiare più rapidamente prima che il mercato ne riconosca il valore.
Per i regolatori, emerge la necessità di standard che incorporino dimensioni prospettiche: non solo reporting delle emissioni, ma anche disclosure credibile dei piani di transizione. In questa direzione si stanno già muovendo iniziative internazionali, ma la ricerca suggerisce che il vero salto di qualità sarà nella capacità di misurare il progresso, non solo lo stato.
Giacomo Bezzi, Mariano Massimiliano Croce, Ruben Fernandez-Fuertes e Gimede Gigante, Scoring in the Transition: A Signaling Model of Corporate Decarbonization (October 27, 2025). Available at SSRN. DOI: http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.5668232.



