

L’invecchiamento della popolazione europea e la crescente pressione sui sistemi di Long-Term Care (LTC) stanno rendendo sempre più evidente un limite dei modelli tradizionali di assistenza: in un contesto in cui non è più sostenibile aumentare l’offerta di servizi pubblici, occorre ripensare il modo stesso in cui questi vengono progettati e organizzati. È da questa consapevolezza che nasce il lavoro di mappatura incluso nell’ 8° Rapporto Osservatorio Long Term Care di CERGAS SDA Bocconi , che ha portato ad individuare 79 esperienze innovative europee dedicate all’abitare per la longevità e all’assistenza domiciliare supportata dalle tecnologie digitali.
L’analisi delle esperienze di innovazione europee mappate rivela una traiettoria di sviluppo comune: la progressiva scomparsa dei confini tradizionali tra casa, servizi assistenziali, comunità e tecnologia. La mappatura evidenzia, infatti, un evidente cambiamento di paradigma. L’innovazione non consiste tanto nell’introdurre nuovi servizi, quanto nel ripensare il modo in cui le persone anziane abitano, ricevono assistenza e rimangono connesse alle proprie reti sociali.
Oltre la struttura: l’abitare come servizio
La prima evidenza riguarda il crescente protagonismo delle soluzioni abitative innovative. Tre quarti dei casi mappati appartengono infatti a questa categoria, segnale di come in Europa la riflessione sull’invecchiamento stia progressivamente spostandosi dalla tradizionale contrapposizione tra domicilio e servizi residenziali verso modelli ibridi, più flessibili e personalizzati.
La tipologia di soluzioni più diffusa è quella della vita comunitaria con servizi di supporto: appartamenti indipendenti inseriti in contesti che offrono servizi condivisi, attività sociali e livelli di assistenza modulabili. Accanto a queste esperienze si sviluppano modelli intergenerazionali, iniziative di home sharing tra giovani e persone anziane, cooperative abitative, villaggi per persone con demenza e formule temporanee di alloggio a supporto delle transizioni tra ospedale, domicilio e residenzialità.
Pur nella loro diversità, queste soluzioni condividono alcuni principi comuni. Innanzitutto, la centralità della persona, considerata soggetto attivo e non semplice destinatario di assistenza. In secondo luogo, la valorizzazione della dimensione domestica, attraverso ambienti che riducono la percezione di “istituzionalizzazione” e favoriscono autonomia e benessere. Infine, la forte integrazione con il territorio e con la comunità locale, superando la tradizionale separazione tra luoghi della cura e luoghi della vita.
L’abitare non rappresenta più soltanto il contenitore dei servizi, ma diventa esso stesso una leva strategica di prevenzione, inclusione e qualità della vita.
La tecnologia che rafforza le relazioni
Un secondo elemento emerso dalla mappatura riguarda il ruolo delle tecnologie digitali nei servizi. I casi analizzati mostrano come le innovazioni più promettenti non sostituiscono le relazioni, ma le potenziano.
Le esperienze censite si concentrano soprattutto su due finalità. Da un lato, il rafforzamento della dimensione relazionale attraverso piattaforme di social engagement, servizi di video assistenza, comunità o centri diurni virtuali e strumenti di connessione tra utenti, caregiver e operatori. Dall’altro, la trasformazione dei modelli organizzativi attraverso piattaforme di care management, strumenti di coordinamento e sistemi di raccolta e utilizzo dei dati, che consentono una collaborazione più efficace tra i vari soggetti coinvolti nei percorsi di assistenza.
Questo suggerisce che il vero valore della digitalizzazione nella LTC non risiede esclusivamente nella capacità di monitorare parametri o automatizzare attività, ma nella possibilità di costruire servizi più personalizzati, integrati, vicini alle persone e capaci di metterle in connessione.
La tecnologia, quindi, emerge come infrastruttura abilitante di nuovi modelli di cura, piuttosto che come soluzione autonoma. Un elemento che appare particolarmente rilevante in un contesto, come quello italiano, dove la sfida principale non è soltanto aumentare la disponibilità di servizi, ma migliorarne l’integrazione e la continuità.
I laboratori europei e i protagonisti dell’innovazione
Dal punto di vista geografico, la mappatura evidenzia una forte concentrazione di esperienze nell’Europa nord-occidentale. Paesi come il Regno Unito e i Paesi Bassi si dimostrano, infatti, contesti particolarmente ricchi di progettualità che ridefiniscono il rapporto tra assistenza professionale, comunità e autonomia individuale (raccogliendo insieme oltre il 40% dei casi individuati).
Elemento di ulteriore interesse è che molte di queste innovazioni nascano dall’incontro tra attori differenti: enti pubblici, organizzazioni non profit, gestori privati, università, fondazioni e comunità locali. L’innovazione appare quindi meno come il risultato dell’iniziativa autonoma di singoli attori e più come il prodotto di ecosistemi collaborativi.
Al contempo, in questi scenari inediti, emergono figure professionali nuove e con competenze non tradizionali, quali community manager, facilitatori, case manager e professionisti capaci di coordinare reti territoriali, attivare relazioni e accompagnare percorsi personalizzati di assistenza.
Le sfide per i gestori italiani
Per gli operatori italiani della LTC, la principale lezione della mappatura svolta riguarda probabilmente il superamento di una visione centrata sul singolo servizio. Le esperienze più avanzate mostrano infatti una progressiva convergenza tra politiche abitative, servizi sociosanitari, tecnologie digitali e sviluppo di comunità. La vera innovazione, dunque, non sembra essere una specifica tecnologia o una particolare formula abitativa. È piuttosto la capacità di costruire modelli che mettano al centro autonomia, partecipazione e relazioni, utilizzando servizi, spazi e tecnologie come strumenti per sostenere questi obiettivi.
Per un sistema come quello italiano, storicamente caratterizzato da una forte separazione tra assistenza domiciliare, residenzialità e politiche abitative, il messaggio proveniente dall’Europa è particolarmente significativo: il futuro della LTC non dipende solamente dall’introduzione di nuovi servizi, ma soprattutto dalla capacità di connettere in modo diverso quelli esistenti.
Giovanni Fosti , Elisabetta Notarnicola , Eleonora Perobelli (a cura di), Long Term Care
in trasformazione: casa, servizi e comunità. 8° Rapporto Osservatorio Long Term Care , EGEA, 2026.



