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Con quattro milioni di anziani non autosufficienti, l’assistenza cambia per sempre

oltc Italia

Il numero di anziani non autosufficienti in Italia ha superato la soglia simbolica dei quattro milioni di persone . Raggiunto nel 2023, il numero segna il passaggio a una fase in cui la non autosufficienza diventa un fenomeno strutturale, destinato per di più a crescere ulteriormente nei prossimi anni.

Questo bisogno cresce in un contesto in cui le risorse economiche, organizzative e professionali sono limitate e difficilmente espandibili, causando un disallineamento sempre più evidente tra domanda e offerta. I servizi pubblici, pur ampliandosi, riescono a intercettare solo una parte del fabbisogno: l’assistenza domiciliare copre circa il 30% dei casi, mentre la residenzialità si ferma a quote molto più basse.

Questo squilibrio è il segnale di una tensione strutturale. La risposta reale continua a poggiare sulle famiglie e su un sistema informale di cura che, pur essendo capillare, resta poco regolato e disomogeneo.

Come rispondere ai bisogni

La prima parte dell’ 8° Rapporto Osservatorio Long Term Care di CERGAS SDA Bocconi ed Essity analizza il sistema italiano. Il settore della Long Term Care si trova oggi in una fase di trasformazione in cui sono in discussione sia i volumi di servizio, sia le modalità di risposta ai bisogni.

Fino a oggi, il sistema italiano si è sviluppato attorno ad alcune caratteristiche ben definite: una forte centralità della famiglia, una separazione tra sanitario e sociale, una prevalenza di trasferimenti monetari rispetto ai servizi e una significativa frammentazione informativa. Questo assetto ha garantito una certa tenuta, ma mostra oggi limiti sempre più evidenti.

La ricerca si pone quindi una serie di domande che vanno oltre la semplice fotografia del fenomeno. Oltre a capire quanto è grande il bisogno e quanto il sistema riesca a coprirlo, lo studio si interroga su come questo bisogno si stia trasformando e su quali modelli di risposta possano risultare più efficaci. Come costruire servizi capaci di adattarsi a bisogni sempre più eterogenei e dinamici?

Domanda in cambiamento, offerta tradizionale

Gli oltre 4 milioni di anziani non autosufficienti rappresentano una popolazione eterogenea, con livelli di fragilità diversi, anche se molto concentrati nelle fasce più anziane: tra gli over 85, quasi due terzi presentano gravi limitazioni funzionali. Questo significa che il bisogno cresce e diventa anche più complesso.

Dal lato dell’offerta, il sistema appare ancora ancorato a configurazioni tradizionali. La rete dei servizi è storicamente orientata verso il comparto socio-sanitario, mentre quello sociale resta più debole. Negli ultimi anni si è registrata una crescita significativa dell’assistenza domiciliare, anche sotto la spinta del PNRR, mentre la capacità delle strutture residenziali è rimasta sostanzialmente stabile.

Nel confronto tra domanda e offerta, i tassi di copertura del bisogno risultano limitati e mostrano chiaramente i confini del sistema:

  • l’assistenza domiciliare raggiunge circa il 30,6% del fabbisogno;
  • la residenzialità si ferma al 7,6% ;
  • i servizi semiresidenziali restano residuali, intorno allo 0,6% .

A questi limiti si aggiunge una forte variabilità territoriale, che riflette modelli organizzativi e scelte di policy molto differenti tra regioni.

In questo scenario, l’assistenza informale continua a rappresentare il vero pilastro del sistema. Il numero di badanti supera il milione e copre una quota rilevante del bisogno, confermando come il sistema pubblico non sia in grado, da solo, di garantire una risposta adeguata.

Anche osservando il lato dei provider emergono elementi coerenti con questo quadro. I grandi operatori del settore, pur mostrando segnali di diversificazione, restano fortemente concentrati sulla residenzialità, che rappresenta la principale fonte di ricavi. Questo indica una certa inerzia dei modelli di offerta, che faticano ad adattarsi alla trasformazione della domanda.

Flessibilità e integrazione

Questi risultati suggeriscono che la non autosufficienza non è più gestibile attraverso modelli standardizzati e rigidi, ma richiede soluzioni più flessibili, integrate e capaci di evolvere nel tempo.

Per i policy maker, questo significa spostare l’attenzione dalla sola espansione quantitativa alla qualità e alla configurazione dei servizi. L’attuale sviluppo dell’assistenza domiciliare, ad esempio, rischia di aumentare il numero di utenti riducendo l’intensità degli interventi. È un approccio che migliora i numeri, ma non necessariamente la capacità di presa in carico.

I manager del settore dovranno essere in grado di ripensare il modo in cui i servizi vengono progettati ed erogati. Le evidenze del Rapporto suggeriscono che le traiettorie più promettenti stanno nella capacità di costruire nel tempo nuovi modelli, attraverso processi incrementali, sperimentazione e adattamento.

In questa prospettiva, diventano centrali alcune direttrici di sviluppo:

  • la costruzione di soluzioni ibride, che superano la tradizionale dicotomia tra domicilio e residenzialità;
  • il rafforzamento della dimensione comunitaria, intesa come infrastruttura di cura;
  • l’utilizzo della tecnologia come leva per riprogettare i servizi.

Le esperienze più interessanti, anche a livello internazionale, sono fortemente radicate nei contesti locali e si sviluppano nel tempo attraverso processi adattivi.

Nel complesso, il Rapporto restituisce l’immagine di un settore attraversato da tensioni profonde, ma con spazi di cambiamento. In un contesto in cui il disallineamento tra bisogni e risorse appare destinato a persistere, si dovranno costruire traiettorie di sviluppo sostenibili, capaci di generare valore per le persone, le famiglie e l’intero sistema.

Giovanni Fosti , Elisabetta Notarnicola , Eleonora Perobelli (a cura di), Long Term Care 

in trasformazione: casa, servizi e comunità. 8° Rapporto Osservatorio Long Term Care , EGEA, 2026.