

La maggior parte delle esperienze più innovative ed efficaci di long term care nasce da una progettazione attorno ai bisogni delle persone, non dall'adattamento di strutture di offerta preesistenti.
In particolare, i casi analizzati dall' 8° Rapporto dell'Osservatorio Long Term Care di CERGAS SDA Bocconi mettono in luce quanto sia rilevante, per la popolazione anziana, la dimensione sociale. La solitudine e l'isolamento, il bisogno di orientamento e accompagnamento ai servizi, il desiderio di prolungare l'autonomia in contesti abitativi familiari impattano frequentemente sull’insorgere di condizioni di non autosufficienza.
Questi bisogni non si collocano facilmente né nella categoria "sanitaria" né in quella "assistenziale" tradizionale, e proprio per questo tendono a cadere, anche all’estero, nelle maglie di un sistema ancora organizzato per silos. Per la prospettiva dei provider, ciò implica uno spostamento del focus: dalla singola prestazione all'ecosistema di supporto.
L'abitare, ad esempio, non è più semplicemente un contenitore fisico, ma può diventare una piattaforma attorno alla quale costruire servizi integrati (anche con i servizi tradizionali, pubblici e privati, sanitari e sociali), relazioni e comunità. È in questo spazio intermedio (tra il domicilio e la residenzialità istituzionale) che si gioca buona parte dell'innovazione osservata a livello europeo.
I numeri del Rapporto
L’ 8° Rapporto dell'Osservatorio Long Term Care ha analizzato 79 casi studio europei di innovazione nei servizi per anziani non autosufficienti nell’ambito delle soluzioni per l’abitare e dei servizi al domicilio abilitati dalla leva tecnologica digitale, con l'obiettivo di ricavare spunti di riflessione utili per chi progetta e gestisce servizi in Italia. Il quadro che emerge non vuole rappresentare modelli da replicare, ma una chiave di lettura per orientare le scelte strategiche e organizzative di chi opera nel settore.
La comunità e i ruoli ibridi
Uno degli spunti più ricorrenti nei casi analizzati riguarda il ruolo della dimensione comunitaria. Nei modelli più efficaci, le relazioni tra le persone non sono un effetto collaterale del servizio, ma una componente progettata intenzionalmente. Gli spazi comuni, la composizione eterogenea dell'utenza e i meccanismi di mutuo aiuto costituiscono una vera e propria "infrastruttura di cura", capace di generare benessere e, al contempo, di ridurre la pressione sui servizi formali.
Questo approccio richiede anche competenze nuove. Nei casi studiati emerge la centralità di figure professionali ibride (variamente denominate community manager , host o coordinator ) che svolgono un ruolo di connessione tra persone, servizi e territorio. Non sono facilmente inquadrabili nei profili tradizionali del settore, ma rappresentano spesso il fattore distintivo che determina il successo o il fallimento di un modello. Per i provider di servizi per anziani, investire nello sviluppo di questi ruoli significa anche ripensare i processi di selezione, formazione e valorizzazione del personale.
Innovare in modo adattivo
Un'altra lezione importante riguarda il come si fa innovazione in questo settore. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i modelli di maggior successo non nascono da una progettazione dettagliata ex-ante. Si sviluppano piuttosto attraverso processi incrementali, sperimentazioni locali, aggiustamenti continui. La co-progettazione con utenti e stakeholder è il meccanismo attraverso cui il servizio prende forma e si radica nel contesto. Questo tipo di approccio ha anche implicazioni rilevanti per le organizzazioni del settore: richiede una certa tolleranza all'ambiguità, la capacità di imparare dall'esperienza, strutture abbastanza flessibili da adattarsi nel tempo e accogliere anche i fallimenti. È un approccio che mal si concilia con logiche di controllo rigido e con orizzonti temporali troppo brevi.
Accanto agli elementi positivi già evidenziati, emergono criticità che sono coerenti con quanto già osservato in altri contesti, incluso quello italiano. La scalabilità è forse la più ricorrente: molti modelli funzionano bene in contesti circoscritti, grazie a condizioni locali non sempre riproducibili altrove. In generale, la sostenibilità economica rimane una sfida aperta, spesso affrontata attraverso combinazioni ibride di risorse pubbliche, private e degli utenti. Un altro fenomeno osservato è il rischio di mismatch tra il target teorico del servizio per come è stato progettato e gli utenti reali che vengono intercettati. Questo disallineamento è importante da presidiare, poiché può compromettere l'efficacia di modelli pensati soprattutto per accogliere utenza ancora autosufficiente, in ottica soprattutto preventiva.
Un'agenda per i manager del settore
Messe insieme, le evidenze dei casi internazionali delineano una possibile agenda di lavoro per i manager del settore LTC italiano:
- I bisogni: riconoscere i bisogni non soddisfatti e porli al centro della progettazione è una condizione per l’innovazione;
- Il contesto abitativo: può essere ripensato come piattaforma di servizio, non è un ulteriore silos;
- Le competenze: emerge la centralità dei bisogni sociali, diventa necessario investire su ruoli professionali ibridi in grado di connettere servizi, utenti e comunità;
- Le partnership: la governance richiede l’integrazione di sistemi multi-attoriali che integrino servizi formali e reti informali;
- L’orizzonte temporale: è possibile anticipare la fragilità intercettando le persone prima che il bisogno diventi acuto;
- Le risorse: la sostenibilità si raggiunge mixando risorse degli utenti, finanziamento pubblico, intervento privato.
Nessuna di queste direzioni è perseguibile senza difficoltà e sforzi organizzativi. Ma i casi analizzati mostrano che, anche in contesti con vincoli non dissimili da quelli italiani, esistono spazi reali per innovare. La condizione è avere la pazienza di costruire nel tempo, partendo dalle comunità e dai bisogni delle persone.
Giovanni Fosti , Elisabetta Notarnicola , Eleonora Perobelli (a cura di), Long Term Care
in trasformazione: casa, servizi e comunità. 8° Rapporto Osservatorio Long Term Care , EGEA, 2026.



