
La space economy rafforza il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo

L’Italia può ritagliarsi un ruolo importante nella nuova corsa globale allo spazio, come snodo geopolitico tra Europa, Africa e Medio Oriente, sostiene Simonetta Di Pippo in un capitolo dedicato al ruolo strategico dell’Italia nell’economia spaziale europea, nel policy paper The European and Italian space ecosystems. Pillars for strategic autonomy, pubblicato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).
Lo spazio è diventato una leva di politica industriale, diplomatica e strategica. Il Piano Mattei per l’Africa, il corridoio economico IMEC che collega India, Golfo ed Europa, la rinascita della base spaziale di Malindi in Kenya e il consolidamento dell’industria italiana del settore vengono letti come pezzi di un unico scenario, in cui l’Italia potrebbe trasformarsi nel “centro di gravità” di una rete internazionale di cooperazione tecnologica e infrastrutturale.
Il capitolo sposta il dibattito sullo spazio fuori dal perimetro tecnico, leggendolo come un ingrediente fondamentale della politica industriale del XXI secolo.
Primi in Europa per investimenti spaziali
Stati Uniti, Cina, India e Paesi del Golfo stanno investendo massicciamente in infrastrutture orbitali, osservazione terrestre, lanciatori e tecnologie dual use, cioè utilizzabili sia in ambito civile sia militare.
Anche se l’Europa fatica a muoversi con rapidità e coesione strategica, l’Italia è il primo Paese del continente e il settimo al mondo per investimenti spaziali in rapporto al PIL. E, secondo l’autrice, il potenziale italiano è ancora sottoutilizzato.
Da qui nascono le domande di ricerca implicite nel capitolo:
- Come può l’Italia trasformare le proprie competenze spaziali in influenza geopolitica?
- Quale ruolo possono avere il Piano Mattei e il corridoio IMEC nella costruzione di nuove alleanze industriali?
- In che modo l’ecosistema industriale italiano può contribuire all’autonomia strategica europea?
- Quali modelli di investimento e collaborazione pubblico-privato servono per sostenere la crescita della space economy?
Il capitolo si inserisce quindi nel dibattito contemporaneo sull’autonomia strategica europea: la capacità dell’Europa di controllare tecnologie e infrastrutture considerate critiche senza dipendere da attori esterni.
La rilevanza strategica di Malindi
Il contributo di Di Pippo è una ricostruzione strategica dell’ecosistema spaziale italiano ed europeo, basata su casi industriali, iniziative governative e dinamiche geopolitiche emergenti.
Il Piano Mattei viene interpretato non solo come strumento di cooperazione con l’Africa, ma come possibile piattaforma per espandere l’influenza italiana nel settore spaziale. Centrale in questa visione è la base di Malindi, in Kenya, storicamente utilizzata dall’Italia per attività spaziali e oggi candidata a diventare un hub africano per osservazione terrestre, monitoraggio ambientale, formazione e persino lanci spaziali.
La rinascita di Malindi potrebbe offrire all’Italia la possibilità di fungere da ponte tra l’Unione Africana, l’Agenzia Spaziale Africana e gli attori europei e mediorientali interessati ad accedere allo spazio.
L’Italia, grazie al porto di Trieste e alla sua posizione geografica, viene descritta come un nodo logistico naturale tra Europa, Golfo e India nell’ambito del progetto IMEC, il corridoio economico India-Middle East-Europe annunciato al G20 del 2023. Parallelamente, i Paesi del Golfo stanno accelerando enormemente sugli investimenti spaziali: Oman con lo spaceport di Etlaq, Arabia Saudita con nuovi investimenti industriali e gli Emirati Arabi con un consistente programma di sviluppo, all’indomani della cancellazione, da parte della NASA del Gateway (la stazione spaziale orbitante intorno alla Luna inizialmente prevista dal progetto Artemis), al quale intendevano partecipare.
Sul fronte industriale, il capitolo offre una fotografia dettagliata della space economy italiana secondo i dati del SEE Lab di SDA Bocconi. Il settore comprende circa 400 aziende e 13 mila addetti. L’80% del mercato è costituito da PMI integrate in una filiera estremamente articolata.
Uno dei casi più rilevanti analizzati è l’acquisizione di Planetek da parte di D-Orbit nel 2025. L’operazione viene interpretata come un esempio di consolidamento strategico capace di integrare attività upstream e downstream: dai servizi di trasporto orbitale all’analisi dei dati satellitari.
Il cuore tecnologico dell’operazione è AI-eXpress, una missione che utilizza intelligenza artificiale e blockchain per elaborare dati direttamente in orbita. Il risultato è la creazione di una nuova architettura cloud spaziale chiamata SpaceStream, pensata per fornire analisi quasi in tempo reale in settori come monitoraggio climatico, sicurezza e gestione delle emergenze.
Di Pippo collega queste innovazioni al programma IRIDE, la costellazione italiana di osservazione terrestre sviluppata con fondi PNRR. IRIDE viene descritta come un possibile modello europeo di sovranità tecnologica nello spazio.
La space economy necessita però di finanziamenti e il venture capital tradizionale è poco adatto ai lunghi tempi di sviluppo e agli elevati fabbisogni finanziari dell’industria spaziale. Servono invece strumenti più pazienti, partnership pubblico-private evolute e una visione sistemica di lungo periodo.
La filiera dei dati spaziali
La space economy è una piattaforma trasversale che coinvolge AI, cloud computing, telecomunicazioni, cybersecurity, logistica, difesa, agricoltura e sostenibilità ambientale. Le aziende che sapranno costruire partnership strategiche e posizionarsi lungo la filiera dei dati spaziali avranno accesso a nuovi mercati in forte crescita.
Il capitolo suggerisce la necessità di una politica industriale molto più ambiziosa. Il PNRR ha rappresentato un punto di svolta, soprattutto grazie al programma IRIDE, ma il rischio è che gli investimenti si interrompano quest’anno con la fine del piano. L’Italia dovrebbe trasformare l’approccio del PNRR in una strategia permanente, fondata su investimenti mission-oriented, sviluppo del capitale umano e sostegno alle tecnologie dual use.
A livello infrastrutturale, dalla possibile rinascita della base di Malindi al progetto dello spazioporto di Grottaglie, l’Italia potrebbe costruire un ecosistema integrato di accesso allo spazio capace di attrarre partner internazionali e rafforzare il proprio peso geopolitico.
Simonetta Di Pippo. “Italy and its strategic geopolitical role.” In Alessandro Gili, Francesco Rosazza Boneitin, The European and Italian space ecosystems. Pillars for strategic autonomy, ISPI Policy Paper.


