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La diplomazia spaziale del Perù, tra lanci e relazioni

10 giugno 2026/DiOscar Adrian Robalino Florett
Diplomazia spaziale

Il caso peruviano dimostra che il settore spaziale può essere uno strumento di politica estera e un motore di integrazione regionale, secondo un recente paper di Oscar Adrian Robalino Florett (Space Economy Evolution - SEE Lab). In un’America Latina storicamente frammentata, lo sviluppo di capacità spaziali e la partecipazione a programmi internazionali stanno trasformando un paese “intermedio” in un possibile facilitatore di cooperazione.

Il dato più interessante, per chi guarda a queste dinamiche con occhi manageriali, è che lo spazio, oltre a produrre tecnologia, genera relazioni. Il Perù, grazie a una strategia che combina collaborazione con Stati Uniti, Cina ed Europa, sta costruendo un posizionamento capace di tradursi in vantaggi industriali, diplomatici e persino sociali.

Soft power

La ricerca si inserisce in un momento di forte trasformazione della governance globale. La rivalità tra grandi potenze, il progressivo indebolimento del multilateralismo e la crescita della space economy stanno ridefinendo gli equilibri internazionali. Lo spazio, un tempo dominio esclusivo di pochi attori, è oggi un terreno competitivo in cui convivono dimensioni tecnologiche, economiche e geopolitiche.

Più di 60 paesi hanno ormai accesso allo spazio, ma le opportunità restano distribuite in modo asimmetrico. I paesi emergenti si stanno chiedendo come partecipare a questa nuova economia senza doversi accontentare di un ruolo subordinato.

In America Latina, la letteratura si è concentrata soprattutto sui grandi attori regionali (Brasile, Argentina e Messico) lasciando relativamente in ombra paesi come il Perù. Il paper colma questo vuoto ponendo una domanda di ricerca originale: in che modo la diplomazia spaziale può diventare uno strumento di proiezione internazionale e, allo stesso tempo, un acceleratore di integrazione regionale?

L’ipotesi di fondo è che lo spazio rappresenti un caso paradigmatico di “diplomazia scientifica”: un ambito in cui cooperazione tecnologica, soft power e costruzione istituzionale si intrecciano, consentendo anche a paesi di capacità intermedia di ritagliarsi un ruolo nella governance globale.

L’importanza delle collaborazioni

Il lavoro adotta un approccio qualitativo, ricostruendo la traiettoria istituzionale e politica del settore spaziale peruviano e analizzando le principali iniziative di cooperazione internazionale.

Dal punto di vista storico, il Perù entra nel settore già negli anni Settanta con la creazione della Commissione Nazionale di Ricerca e Sviluppo Aerospaziale (CONIDA) nel 1974, ma è solo negli ultimi dieci anni che si assiste a un salto di qualità. Un passaggio decisivo è il lancio del satellite PeruSAT-1 nel 2016, costruito da Airbus: un progetto che non si limita all’acquisizione di tecnologia, ma include un programma strutturato di trasferimento di competenze, con ingegneri peruviani formati in Francia.

Questo modello (cooperazione più trasferimento tecnologico) rappresenta uno degli elementi chiave della diplomazia spaziale peruviana. A esso si affianca la crescita di un ecosistema nazionale che include il Centro Nazionale di Operazioni di Immagini Satellitari (CNOIS), che gestisce dati e applicazioni; lo sviluppo di nanosatelliti universitari (come PUCP-Sat e Chasqui-I) e la creazione di un registro nazionale degli oggetti spaziali, in linea con gli standard ONU.

Il vero punto di svolta arriva però nel 2024, con l’approvazione della Politica Nazionale Spaziale, che trasforma un insieme di iniziative frammentate in una strategia coerente di lungo periodo, integrando ricerca, industria e politica estera.

Sul piano internazionale, il Perù adotta una strategia di cooperazione multilivello:

  • con gli Stati Uniti, attraverso la NASA (programma Artemis e nuovi accordi sui razzi sonda);
  • con la Cina, tramite l’Asia Pacific Space Cooperation Organization (APSCO) e la partecipazione a progetti lunari;
  • con l’Europa, grazie a Copernicus e alla collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana;
  • a livello regionale, con la partecipazione alla nascente Agenzia Latinoamericana e Caraibica dello Spazio (ALCE).

Questa capacità di collaborare contemporaneamente con poli geopolitici diversi in un contesto di crescente competizione globale rappresenta un elemento distintivo del caso peruviano.

Tre benefici già raggiunti

La diplomazia spaziale può diventare uno strumento di sviluppo e posizionamento internazionale per i paesi emergenti. Nel caso del Perù, il settore spaziale ha già prodotto tre risultati tangibili.

Primo, ha rafforzato le capacità interne: trasferimento tecnologico, formazione di capitale umano e sviluppo di un ecosistema scientifico-industriale. Secondo, ha migliorato il posizionamento internazionale, permettendo al paese di dialogare con attori globali mantenendo una posizione “non allineata”. Terzo, ha aperto uno spazio concreto per la cooperazione regionale, in particolare attraverso l’ALCE.

La space economy sta diventando una piattaforma abilitante per diversi settori. Le applicazioni satellitari impattano direttamente su agricoltura, logistica, energia, assicurazioni e gestione del rischio. Inoltre, il modello “space-as-a-service” abbassa le barriere all’ingresso, consentendo anche a PMI e startup di partecipare alla filiera.

Ai policy maker il caso peruviano suggerisce che la cooperazione scientifica può generare effetti di “spillover” su altri ambiti (economici, istituzionali e politici), contribuendo all’integrazione regionale.

Robalino Florett, O. A. (2025). “Diplomacia espacial y gobernanza global: Oportunidades y desafíos para el Perú en América Latina.” Política Internacional, (138), 84–99. https://doi.org/10.61249/pi.vi138.244.