Aprirsi a nuove prospettive: una governance migliore, tassi di crescita più elevati e più posti di lavoro per le aziende italiane che scelgono un partner finanziario.

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Il Corporate Governance Lab di SDA Bocconi, diretto da Alessandro Minichilli, ha presentato il primo rapporto dell’Osservatorio “Crescita sostenibile, internazionalizzazione e apertura di capitale” nell’ambito della partnership con NUO SpA. Lo studio, presentato da Joao Pedro Bastos Castilho (Knowledge Analyst del CG Lab) e Simone Oddo (Investment Manager di NUO SPA) e discusso con un panel di docenti, imprenditrici, imprenditori e manager in un evento dedicato, offre risultati inediti sull’impatto della scelta di aprire il capitale a investitori finanziari - in aumento nel Paese – sulla governance e sui risultati di circa 300 imprese italiane sopra i 50 milioni di Euro di fatturato.

 

Le imprese che scelgono di aprirsi sono prevalentemente familiari e presentano un livello medio-alto della loro governance già nell’anno prima dell’apertura (3.39 su 5, misurato dall’Indice di Corporate Governance del CG Lab); inoltre, la loro governance migliora nell’anno immediatamente successivo all’apertura (+0.14 punti del CGI). I cambiamenti portati dai nuovi soci portano a CdA più numerosi con incremento del numero medio dei consiglieri outsider, caratteristica questa sottolineata da Luca Ferrari (co-fondatore e AD di Bending Spoons) per cui “un consigliere esterno è utile per aggiungere competenze complementari a quelle già possedute”. Inoltre, i CdA dopo i deals risultano più indipendenti (si dimezza la percentuale media di consiglieri familiari), ma si riduce anche la loro “diversity” in ragione del calo della percentuale media di donne in Consiglio. Per di più, la ricerca evidenzia che, in quasi i due terzi dei casi analizzati, dopo i deal cambiano i modelli di leadership soprattutto con il passaggio a un leader unico (verificatosi nel 71% dei casi in cui è avvenuto un cambiamento di modello). Nei casi rimanenti, l’invarianza dei modelli di leadership non significa peraltro assenza di cambiamenti: anzi, in più dell’80% di questi casi dopo i deal si nominano nuovi capi azienda, spesso più giovani (l’età media passa da 60 a 53 anni). Tutto questo evidenzia, come affermato da Daniela Montemerlo (docente SDA Bocconi e Università dell’Insubria), “l’importanza per le aziende di iniziare a rafforzare la loro governance anche prima di iniziare a interloquire con potenziali soci finanziari: per loro la buona governance è rilevante, come lo studio dimostra, sia in fase di selezione, sia dopo l’ingresso nel capitale”.

In termini di strategia, l’apertura del capitale si rivela un chiaro driver di internazionalizzazione delle imprese, con il numero medio di partecipate all’estero che raddoppia tre anni dopo il deal. Al riguardo, Stefania Martelli (Presidente di Ludovico Martelli SpA) ha condiviso la sua esperienza di apertura raccontando che “il partner finanziario è stato essenziale per costruire il brand all’estero, grazie a un apporto di capitale ma anche di coraggio”.

 

In merito alle performance economico-finanziarie, lo studio propone un confronto tra le imprese che hanno aperto il loro capitale e un campione di aziende che sono rimaste chiuse e che avevano caratteristiche simili a quelle oggetto di un deal prima del deal medesimo. Il confronto mostra come le imprese che hanno scelto di aprirsi a un partner finanziario abbiano ottenuto migliori risultati, e in particolare: una crescita annuale media dei ricavi significativamente più alta, un EBITDA e un ROA superiori e una notevole creazione di posti di lavoro a fronte della quasi stabilità occupazionale delle aziende rimaste chiuse. Su questi aspetti, Isabella Traglio (Executive Board Member di Vhernier SpA) ha osservato che “un partner finanziario può essere di supporto in presenza di una visione e di un piano strategico ben definiti da parte dell’azienda, in coerenza con le specificità di ogni settore.”

Infine, è stato messo in luce come le sfide del mondo attuale richiedano non solo scelte di apertura del capitale ma, ancor prima, un’apertura culturale unita a senso di responsabilità verso tutti gli stakeholder – e quindi a una governance rappresentativa come rilevato da Giuseppe Morici (Operating Partner di NUO SpA) - e all’impegno di attori terzi in grado di favorire l’acquisizione di conoscenze e l’ampliamento della rete di relazioni come sostenuto da Marta Testi (AD di ELITE). Tommaso Paoli (AD di NUO SpA) ha concluso i lavori ponendo in rilievo “l'esigenza, in ogni caso, di un approccio sartoriale alla governance a supporto della continuità e dell’indipendenza delle imprese nel lungo termine”.

 

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