
L’invenduto si combatte prima che esista

Nella moda, la circolarità comincia a prendere forma quando si decide che cosa produrre, in quali quantità, con quali materiali e sulla base di quali informazioni, spiega il Circular Fashion Manifesto 2026, elaborato dal Monitor for Circular Fashion (M4CF) di SDA Bocconi School of Management. Gestire meglio le rimanenze è un tema di conformità normativa, ma evitare che si formino è la soluzione migliore per le imprese e per l’ambiente.
Occorre intervenire sull’intero sistema che collega uffici stile, fornitori, produttori, marchi, distributori, piattaforme e consumatori, perché l’invenduto è il risultato di decisioni frammentate, informazioni incomplete e responsabilità distribuite spesso in maniera non ottimale. Il Manifesto traduce questa idea in un framework, ovvero un modello operativo composto da 28 strategie, associate alle diverse fasi della catena del valore e accompagnate da indicatori con cui misurarne l’applicazione.
Comprendere in modo unitario le cause dell’invenduto
La ricerca si colloca in una fase di profonda trasformazione normativa e industriale. Per il settore moda, la Commissione Europea sta introducendo nuovi requisiti di ecodesign, il Passaporto digitale di prodotto e vincoli alla distruzione dei prodotti invenduti oltre alla responsabilità estesa del produttore per la gestione dei rifiuti tessili.
Rispetto alla priorità della gestione dei prodotti invenduti, il settore moda è chiamato a trasformarsi per implementare un sistema di prevenzione e gestione delle eccedenze.
Molte delle possibili soluzioni sono ormai conosciute: migliorare le previsioni, passare ad una produzione basata sul “programmato”, rivendere gli stock, riparare, donare, riutilizzare o riciclare. Il Manifesto aggiunge una rappresentazione unitaria delle cause dell’invenduto, delle responsabilità lungo la filiera e degli strumenti necessari per valutare i risultati.
Il problema riguarda anche tessuti e componenti inutilizzati, prodotti difettosi o restituiti, materiali che potrebbero essere recuperati e articoli che non trovano un canale commerciale pur conservando un valore economico e funzionale.
La ricerca affronta quindi quattro domande strettamente collegate:
- Quali elementi dell’attuale sistema generano o aggravano l’invenduto?
- Quali innovazioni possono accompagnare la transizione?
- Come dovrebbe funzionare una filiera capace di prevenire sistematicamente le eccedenze e valorizzare quelle inevitabili?
- Quali pratiche e quali indicatori consentono di trasformare la circolarità da dichiarazione di principio a processo gestionale?
28 strategie per un framework
Il lavoro è stato sviluppato all’interno del M4CF, l’Osservatorio di ricerca parte del Sustainability Lab di SDA Bocconi che riunisce imprese della moda a monte e a valle della filiera, insieme a chi fornisce le tecnologie per la circolarità nel settore. Nell’aprile 2026 il Monitor e CNA Federmoda hanno applicato al tema dell’invenduto il metodo dei “Tre orizzonti”, uno strumento di scenario planning che mette in relazione il sistema attuale, le innovazioni già in corso e il futuro desiderabile. È un lavoro di ricerca collaborativa e di sistematizzazione delle conoscenze maturate da aziende e specialisti della filiera, alimentato anche dai progetti sviluppati dal Monitor.
Nei suoi primi cinque anni, dal 2020 al 2025, M4CF ha sostenuto 20 progetti di innovazione circolare. Nel 2025/2026 ha inoltre partecipato alle consultazioni sugli studi del Joint Research Centre europeo relativi all’ecodesign e ai contenuti del Passaporto digitale di prodotto.
L’analisi individua le criticità della situazione attuale, immagina dei futuri preferibili e individua alcune innovazioni trasformative capaci di avvicinarci a questi futuri. Oggi la gestione dell’invenduto è ostacolata da dati insufficienti, scarsa collaborazione, responsabilità frammentate e poca fiducia dei consumatori. Tecnologie produttive e digitali, condivisione delle risorse, formazione e sensibilizzazione possono accompagnare la transizione verso una filiera che produca sulla base della domanda, prolunghi la vita dei prodotti e condivida responsabilità e informazioni verificabili.
Il framework propone 28 strategie distribuite lungo l’intero ciclo dell’invenduto: prevenirne la formazione attraverso una migliore progettazione e pianificazione, valorizzare le eccedenze con rivendita, riparazione, riuso, donazione e noleggio, infine misurare i risultati e sensibilizzare imprese e consumatori. Ogni gruppo di azioni è collegato a indicatori concreti.
I casi raccolti mostrano che alcune soluzioni sono già praticabili. Tra i risultati già ottenuti: un progetto con YKK ha portato sulla piattaforma B2B B/Samply di Deda Stealth cerniere e bottoni inutilizzati, rendendoli disponibili a istituzioni formative, organizzazioni non profit e associazioni della moda. Save The Duck ha ceduto a Redesign the Planet circa 2.000 capi fallati, non commercializzabili, riparabili né donabili, che il partner ha valorizzato attraverso lavorazioni artigianali, trasformandoli in pezzi unici. Vitale Barberis Canonico azzera i rifiuti tessili intervenendo in primo luogo sul recupero e sulla riparazione dei propri tessuti ed eventualmente destinando gli invenduti e i prodotti non commercializzabili a stockisti, scuole, associazioni e organizzazioni sociali. Il progetto Oscalito 1936 x Canto Primo trasforma capi d’archivio invenduti in una capsule collection femminile in edizione limitata.
Francesca Romana Rinaldi, Circular Fashion Manifesto 2026 – Guidelines on ecodesign and unsold goods management.
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Rinaldi - Ora che ha detto addio al macero degli invenduti, la moda deve imparare a produrre di meno.


