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Il vantaggio italiano corre sotto il mare

03 novembre 2026/DiOliviero Baccelli Stefano Riela
sotto il mare

L’Italia può diventare lo snodo centrale delle reti che trasportano elettricità e dati fra Europa, Africa e Medio Oriente. Sotto il mare, tecnologie più avanzate rendono realizzabili collegamenti un tempo estremamente ambiziosi; sulla terraferma, la posizione della Penisola e le competenze delle sue imprese offrono un vantaggio da mettere a frutto, sostengono Oliviero Baccelli e Stefano Riela in una ricerca del Blue Economy Monitor (un’iniziativa SDA Bocconi/Banca Intesa).

Si deve, però, distinguere tra le diverse opportunità dell’economia sottomarina. Mentre le reti elettriche e digitali dispongono di tecnologie collaudate e attraggono investimenti, i progetti per ricavare energia dal moto ondoso restano ancora lontani dalla sostenibilità commerciale. Anche l’estrazione mineraria nei nostri fondali offre prospettive limitate. Per le imprese e gli operatori pubblici, scegliere dove concentrare risorse e competenze richiede di riconoscere queste differenze.

La geografia, da sola, non basta

Lo studio analizza un settore nel quale innovazione tecnologica, transizione energetica e sicurezza nazionale sono sempre più intrecciate. Le trasformazioni già in corso comprendono robot e veicoli autonomi che consentono di operare a profondità maggiori; sensori e sistemi digitali che migliorano il monitoraggio e la manutenzione delle infrastrutture; una domanda di collegamenti in forte crescita. L’Italia dispone di imprese specializzate e di una posizione favorevole, ma la geografia, da sola, non assicura che investimenti e benefici rimangano nel Paese.

Le domande della ricerca riguardano proprio questo passaggio:

  • Quali infrastrutture presentano le migliori prospettive di sviluppo nel Mediterraneo?
  • Quanto sono mature le tecnologie e quanto sono sostenibili i progetti sul piano commerciale?
  • Quali scelte pubbliche e industriali possono trasformare le competenze italiane in un vantaggio duraturo?

Sei infrastrutture da tenere d’occhio

Adottando un approccio qualitativo e quantitativo, che integra analisi economiche, tecnologiche e geopolitiche, l’analisi distingue, per sei categorie di infrastrutture, la maturità tecnologica, quella commerciale e le opportunità nei mari di competenza italiana. Le interlocuzioni con gli operatori hanno inoltre contribuito alle raccomandazioni sulle condizioni operative delle imprese.

  • Nei collegamenti elettrici , le dimensioni dei progetti rendono tangibile il cambiamento. Il progetto Tyrrhenian Link prevede di unire Campania, Sicilia e Sardegna attraverso 950 chilometri di collegamenti, con un investimento complessivo di 3,7 miliardi di euro. Per l’interconnessione fra Italia e Tunisia, nota come ELMED, il rapporto documenta un finanziamento europeo di 307 milioni di euro, a conferma che la centralità italiana può essere valorizzata attraverso investimenti di interesse europeo. È anche un’innovazione nel modello di sostegno pubblico, perché, per la prima volta, i fondi del programma Connecting Europe Facility sono stati assegnati a un’infrastruttura sviluppata congiuntamente da uno Stato membro e da un Paese esterno all’Unione.
  • Sul fronte digitale , Genova, Bari, Catania e Mazara del Vallo ospitano approdi internazionali che collocano l’Italia lungo le rotte dei dati. Le ricadute si estendono ai data center e ai servizi digitali, che beneficiano della vicinanza ai punti di connessione, e alle attività portuali necessarie per installare e mantenere i cavi. Il vantaggio italiano poggia anche su capacità produttive e operative. A quelle di Prysmian nella produzione di cavi si affiancano quelle di Saipem nell’ingegneria sottomarina, di Fincantieri nella cantieristica e nelle tecnologie subacquee e di Sparkle nelle telecomunicazioni. La flotta di navi posacavi sotto bandiera italiana è una componente essenziale di questa filiera, le cui esigenze organizzative incidono sulla competitività.
  • Il quadro cambia per l’ energia ricavata dalle onde . I casi WaveSax a Civitavecchia e ISWEC a Pantelleria hanno evidenziato difficoltà economiche e di crescita su larga scala. La sintesi dei risultati segnala l’assenza, nel contesto italiano analizzato, di installazioni commerciali da moto ondoso stabilmente collegate alla rete e la dipendenza dei progetti da sussidi o fondi di ricerca. Questo giudizio riguarda tali tecnologie e non va esteso all’eolico offshore, che gode di prospettive migliori.
  • Anche per l’ estrazione mineraria sottomarina il potenziale locale è ridotto. I fondali mediterranei hanno prospettive limitate rispetto ai grandi distretti oceanici, anche prima di considerare le complessità operative e i vincoli ambientali. L’opportunità per le imprese italiane è quella di focalizzarsi sulla fornitura di navi, robotica e ingegneria per progetti all’estero, anche attraverso possibili collaborazioni con operatori statunitensi nel Pacifico.
  • L’ alghicoltura e il bio-farming sottomarino aprono possibilità interessanti, ma in Italia restano ancora prevalentemente sperimentali. Il progetto ligure Nemo’s Garden ha invece dimostrato la fattibilità della coltivazione di piante in biosfere sommerse, con minore impiego di pesticidi e acqua dolce. Per trasformare queste esperienze in attività commerciali occorre però superare gli elevati costi di installazione e manutenzione, le difficoltà di crescita su larga scala e le incertezze sulle autorizzazioni.
  • Più mature sono le tecnologie per catturare la CO ₂ degli impianti industriali e immagazzinarla in formazioni geologiche sotto il fondale marino. La ricerca indica nel progetto di Ravenna un’opportunità per ridurre le emissioni di settori come cemento e acciaio, difficili da eliminare completamente attraverso efficienza e rinnovabili. Il progetto prevede di utilizzare giacimenti di gas esauriti nell’Adriatico, ma la redditività resta una questione aperta: cattura, trasporto e stoccaggio devono svilupparsi in modo coordinato, assicurando alle imprese infrastrutture disponibili e agli investitori una domanda sufficiente.

Che cosa fare

Nei prossimi anni l’industria italiana dovrà fare attenzione a separare la fattibilità tecnica dalla capacità di generare ritorni economici. Nei cavi elettrici e digitali esistono mercati e competenze sui quali costruire investimenti; nelle tecnologie ancora sperimentali occorre verificare costi, possibilità di crescita e dipendenza dal sostegno pubblico. Le opportunità comprendono anche i servizi necessari lungo la vita delle infrastrutture, dalla posa alla manutenzione e al monitoraggio.

Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a semplificare le pratiche per mantenere le navi specializzate sotto bandiera italiana, compresi gli adempimenti relativi agli equipaggi, e standardizzare la documentazione autorizzativa per posa e riparazione. Sviluppare aree portuali dedicate può rendere più efficienti le operazioni e favorire l’insediamento di attività collegate. Il coordinamento fra investimenti energetici e digitali e l’accesso ai cofinanziamenti europei possono ampliare questi benefici.

Oliviero Baccelli , Stefano Riela , Scenari e prospettive per le infrastrutture sottomarine: quale ruolo per l’Italia nel Mediterraneo , Rapporto del Blue Economy Monitor.