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Nel corso General Management delle PMI e nel programma “Scuola d’impresa per l’Italia” di SDA Bocconi appena conclusi, i partecipanti sono stati in prevalenza imprenditori protagonisti del nostro modello originale di sviluppo economico che è unico e diverso da quello delle altre nazioni. E’ fatto da aziende come quelle che abbiamo avuto in aula, di piccola dimensione, guidate da imprenditori che si identificano totalmente con il loro progetto, di proprietà familiare e aventi una vocazione prevalentemente manifatturiera. Sono piccole ma apprezzate per le loro capacità di operare in settori di nicchia. Non inseguono la crescita per il gusto dei numeri altisonanti ma crescono in modo naturale perché dimostrano di saper rispondere nel giusto modo alle esigenze dei loro clienti che sono spesso grandi gruppi internazionali sparsi nel mondo.

Invece di essere approfondite e riconosciute anche solo per i meriti che hanno nella creazione di lavoro e di benessere sociale nei loro territori di provenienza, sono più spesso considerate “aziendine” con un diminutivo che rivela ignoranza, superficialità o interesse di chi, se avessero fatturati molto più importanti, le guarderebbe con occhi diversi. 

Mi viene da dire basta a questa poca considerazione, a maggior ragione dopo una settimana di piena immersione nelle loro esperienze, a contatto con la loro intraprendenza, la loro vitalità e umanità.  Non se ne può più dello scarso apprezzamento, della negazione della verità, di questo sguardo di sbieco, dall’alto verso il basso, da parte dei media, dell’accademia e di un certo mondo della formazione e della consulenza. Non se ne può più anche perché questo giudizio rischia di condizionarli in negativo, di deprimerli, di far sentire i piccoli imprenditori italiani irreparabilmente limitati, impossibilitati a diventare grandi aziende, managerializzate, quotate in borsa e impegnate in settori ultratecnologici, solo destinati a giocare un ruolo di scarsa importanza in un campionato minore.

Cari imprenditori, non sentitevi di serie B. Siete la parte preponderante della nostra economia, senza di Voi questo Paese sarebbe decisamente più povero, in molti sensi. Con le vostre pratiche siete spesso più avanti di quanto si insegna o si pensa di sapere su di Voi. Vi riporto la mail di una Vostra collega che sintetizza bene la direzione da tenere. E' una questione di autostima. Datele retta….

“Carissima Prof.ssa,

ho letto con interesse il suo contributo sul tema provincia/periferia, e non mi può che trovare perfettamente in sintonia con Lei. Ancora una volta, il tema è davvero “culturale”: se i primi detrattori del nostro modello siamo noi stessi, come possiamo pensare che gli “altri” ci rispettino e ammirino?

Parlavo con un collega del settore elettrico – lui ha una bella realtà con un’ottantina di dipendenti, e facevamo una considerazione: Italia e Germania se la giocano sul settore dell’elettromeccanica ed automazione. Ce la giochiamo, ma tutto il mondo di fronte ai tedeschi si inchina, e stende tappeti rossi ai loro ingegneri: sono seri, sono tedeschi, non sbagliano mai! Società come Siemens, Thyssenkrupp, per non parlare di tutta la galassia automotive sono globalmente riconosciute.

Noi invece che siamo fortissimi e geniali, siamo considerati di serie B, perché l’italiano al massimo sarà un bravo stilista, o un cantante d’opera, ma non un bravo ingegnere. a di più falso! Anche qui, siamo l’eccellenza: risolviamo problemi dove gli altri non sanno neanche dove iniziare, gestiamo urgenze ingestibili, abbiamo una creatività applicativa che pochi hanno, abbiamo grandi capacità di gestire commesse complesse in ambienti ostili… e siamo anche valore economico.

Esempio: globalmente, il mio settore (macchine elettriche statiche) detiene circa il 15% del mercato globale – secondo solo alla Germania che ne ha circa il 18%. Il punto è che noi lo facciamo con circa 130 PMI, e nessun vero grande gruppo, se escludiamo Terna che ha rilevato un pezzettino di Tamini Group, ma poca roba. Insomma siamo questa cosa qui, non ci possiamo cambiare, ma possiamo e dobbiamo noi, in primis, cambiare atteggiamento verso noi stessi.

P.S. Pensi che abbiamo appena fornito una trentina di apparecchiature elettriche (induttanze in aria) che sono finite su un impianto di Tesla in Mexico…. Lo scorso anno, abbiamo prodotto 3 specialissime apparecchiature che sono installate nella gallerie del vento (banco prova) di Ferrari a Maranello, solo per citare alcuni esempi di società molto note. Sulle metropolitane di Milano, ci sono installate oggetti nostri, come su tante altre metro nel mondo… pensi un po’: una società che è una pulce. Dovremmo un po’ vantarci di queste cose… credo di si, e soprattutto smetterla di sentirci di serie B”.