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The Italian code

Il ciclismo come eccellenza nascosta del Made in Italy: il caso Colnago

"The Italian code" è un blog dedicato al Made in Italy e alle industrie ad alta intensità simbolica, coordinato da Gabriella Lojacono

15 giugno 2026/DiGabriella Lojacono
The italian code

 

Manolo Bertocchi, Head of Strategy and Marketing, e Nicola Rosin, CEO di ColnagoQuando si parla di Made in Italy, il pensiero corre immediatamente alla moda, al design, all’automotive o all’enogastronomia. Più raramente il ciclismo viene considerato una delle espressioni più significative dell’eccellenza industriale italiana. Eppure pochi ecosistemi rappresentano con altrettanta efficacia la capacità del nostro Paese di combinare natura, territorio, turismo, sport, competizione, community-building, manifattura specializzata, innovazione tecnologica, design e cultura. Ogni primavera milioni di persone seguono il Giro d'Italia lungo un percorso che attraversa montagne, borghi, città d'arte e paesaggi che rappresentano l'essenza stessa del nostro Paese. Con oltre 3.000 chilometri di gara, decine di tappe e una copertura televisiva internazionale che raggiunge centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo, il Giro non è soltanto una competizione sportiva: è una straordinaria piattaforma di promozione del territorio, del turismo e dello stile di vita italiano.

Attorno al ciclismo si sviluppa un sistema molto più ampio della semplice pratica sportiva. Granfondo, eventi amatoriali, ciclovie, cicloturismo, competizioni professionistiche, club sportivi e comunità di appassionati alimentano un fenomeno che coinvolge milioni di sportivi e fan. Il ciclismo rappresenta infatti uno dei pochi sport capaci di combinare agonismo e partecipazione diffusa, professionismo e passione popolare, prestazione e scoperta del territorio.

Questa capacità di mettere insieme sport, natura, benessere, mobilità e identità locale rende il settore particolarmente interessante anche dal punto di vista economico. Dietro le immagini delle grandi corse si nasconde infatti una filiera industriale altamente specializzata che comprende biciclette, componentistica, abbigliamento tecnico, accessori, servizi, eventi e turismo. Un ecosistema che, pur rimanendo meno visibile rispetto ad altri simboli del Made in Italy, incarna molti degli elementi che hanno reso celebre il modello italiano nel mondo: manifattura di qualità, innovazione continua, design, cultura del prodotto e forte legame con il territorio.

E proprio osservando questa filiera emerge una realtà spesso sottovalutata: il ciclismo non è soltanto uno sport o una passione, ma una delle eccellenze industriali più interessanti del Made in Italy contemporaneo.

Nella foto: Manolo Bertocchi, Head of Marketing, e Nicola Rosin, CEO di Colnago.

Una trasformazione in atto: dai volumi al valore

Secondo i dati ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) e le più recenti rilevazioni sul mercato italiano della bicicletta, il settore sta attraversando una fase di trasformazione particolarmente interessante. Nel 2025 il mercato italiano della bicicletta ha registrato una contrazione dei volumi, con circa 596 mila biciclette vendute (-9,4% rispetto all’anno precedente). Allo stesso tempo, però, la produzione nazionale di biciclette tradizionali è cresciuta del 6%, le esportazioni sono aumentate dell’11% e la bilancia commerciale del settore è rimasta ampiamente positiva. Il ciclismo italiano continua dunque a generare valore internazionale anche in una fase di rallentamento della domanda domestica.

Questa apparente contraddizione racconta una storia diversa da quella di un semplice mercato in difficoltà. Suggerisce piuttosto una progressiva trasformazione del settore, dove il valore conta sempre più dei volumi e dove la competitività si misura sulla capacità di creare prodotti desiderabili e distintivi.

Dal prodotto alla desiderabilità

Osservando l’evoluzione della domanda emergono segnali ancora più interessanti. Le categorie più vicine all’utilizzo quotidiano hanno subito una riduzione delle vendite, mentre i segmenti legati alla performance e all’esperienza hanno mostrato una maggiore resilienza.

Le biciclette da corsa e gravel rappresentano oggi oltre il 23% delle biciclette tradizionali vendute in Italia, una quota in costante crescita. Ancora più significativo è il posizionamento di prezzo: circa tre quarti delle biciclette da corsa vengono acquistate sopra i 2.000 euro e oltre un quinto supera i 6.000 euro. Nel gravel, il segmento che più di ogni altro interpreta il ciclismo contemporaneo, quasi sette biciclette su dieci vengono vendute oltre i 1.500 euro.

Si tratta di un fenomeno che va oltre il semplice comportamento d’acquisto. Come accade in altri comparti simbolici del Made in Italy, il prodotto non viene scelto soltanto per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta. La competizione si sposta progressivamente dal prezzo al valore percepito, dall’utilità alla desiderabilità.

In questo senso il ciclismo sta seguendo una traiettoria simile a quella già osservata nella moda, nel design e nell’automotive di alta gamma.

Il caso Colnago

In questo contesto che il caso Colnago assume particolare interesse.

Fondata nel 1954 da Ernesto Colnago a Cambiago, alle porte di Milano, l'azienda ha accompagnato alcune delle più importanti trasformazioni tecnologiche e sportive del ciclismo moderno. Dall'acciaio al carbonio, dalle prime innovazioni strutturali alle più recenti vittorie ai massimi livelli del ciclismo professionistico, il marchio ha saputo evolversi mantenendo una forte identità.

Nel 2020 la famiglia Colnago ha ceduto il controllo dell'azienda a investitori internazionali provenienti da Abu Dhabi. Oggi il marchio fa parte del portfolio di Aurora Vision Group, holding guidata da Melissa Moncada.

Per molti marchi storici, l'ingresso di capitale internazionale rappresenta un rischio di omologazione. Nel caso Colnago è avvenuto il contrario: il nuovo assetto proprietario ha scelto di rafforzare gli elementi distintivi del marchio, italianità, artigianalità, performance e cultura, dimostrando come capitale globale e identità locale possano non solo coesistere, ma amplificarsi reciprocamente.

Al termine del primo piano industriale sviluppato sotto la nuova proprietà (2021-2025), Colnago ha superato i 76 milioni di euro di fatturato, raggiungendo livelli di redditività operativa comparabili a quelli dei marchi più esclusivi del lusso e consolidando ulteriormente la propria presenza internazionale. Più che una semplice crescita, il caso Colnago rappresenta un esempio interessante di come capitale globale e identità locale possano trasformarsi in un vantaggio competitivo sostenibile.

La crescita non è stata perseguita attraverso un ampliamento indiscriminato della gamma, bensì attraverso un rafforzamento della specializzazione. Oggi Colnago presidia esclusivamente il segmento delle biciclette muscolari con manubrio drop-bar, articolando la propria offerta tra piattaforme racing come V5Rs, V4 e Y1Rs, la prestigiosa Serie C con la C72, il segmento gravel con la G4-X e una linea heritage che comprende modelli iconici come Steelnovo e Master. Nessuna mountain bike. Nessuna city bike. Nessuna e-bike.

Anche il modello produttivo riflette questa ricerca di equilibrio tra esclusività, qualità e controllo. Circa il 70% della produzione segue una logica assembly-to-order, mentre il restante 30% viene realizzato in modalità made-to-stock. Il lead time medio si attesta intorno ai tre mesi, un dato che testimonia la volontà di privilegiare qualità, personalizzazione e accuratezza rispetto alla massimizzazione dei volumi.

L'artigianalità continua inoltre a rappresentare un elemento centrale della proposta di valore. Modelli come la C72 e la Steelnovo sono ancora oggi realizzati a mano in Italia e possono essere personalizzati attraverso il programma Colnago Customizator, che consente ai clienti di intervenire sulle finiture e sulla configurazione estetica della bicicletta. In un settore in cui la standardizzazione rappresenta spesso la strada più semplice verso la crescita, Colnago continua a investire nella capacità di offrire unicità.

Anche il processo di sviluppo prodotto segue logiche coerenti con questo posizionamento. La realizzazione di una nuova piattaforma richiede mediamente ventiquattro mesi, mentre l'evoluzione di una piattaforma esistente richiede circa diciotto mesi. Tempi lunghi rispetto a molti altri settori, ma che riflettono la complessità tecnica, l'intensità della ricerca e la volontà di evitare innovazioni effimere. In un mercato spesso dominato dalla pressione verso il rinnovo continuo, Colnago sembra perseguire una logica differente: innovare meno frequentemente, ma in modo più significativo.

Zero Gradi Nord: il valore della focalizzazione

Uno degli aspetti più distintivi della strategia recente di Colnago è proprio la scelta di concentrarsi su un territorio estremamente definito.

L'azienda produce esclusivamente biciclette muscolari con manubrio drop-bar, posizionate nella fascia alta e altissima del mercato. Nessuna mountain bike. Nessuna city bike. Nessuna e-bike.

Una filosofia che il CEO Nicola Rosin sintetizza con l'espressione "Zero Gradi Nord": presidiare un territorio ristretto ma altamente distintivo, rinunciando deliberatamente a opportunità di espansione non coerenti con l'identità del marchio.

Questa strategia richiama il principio del less is more. Invece di ampliare continuamente la gamma, Colnago concentra i propri investimenti su poche piattaforme prodotto ad alto contenuto tecnologico e simbolico.

Nel 2026 la Colnago Steelnovo è stata insignita del Compasso d'Oro ADI. Il premio assume un significato che va oltre il singolo prodotto e testimonia come il ciclismo possa oggi essere interpretato come una disciplina di design a pieno titolo.

"La nostra storia nasce a Cambiago, ma non appartiene soltanto al passato. Ogni bicicletta Colnago è il risultato di una visione che unisce tecnica, design ed eleganza in un'unica idea di performance. Ma c'è un elemento ancora più importante: la verità. Verità nel prodotto, nei processi, nelle persone e nel modo in cui raccontiamo ciò che facciamo. Crediamo che un marchio possa diventare autorevole soltanto quando esiste una piena coerenza tra ciò che realizza, ciò che comunica e ciò che rappresenta.", dice Rosin.

Quando la performance diventa cultura

Una delle caratteristiche distintive delle eccellenze italiane più longeve è infatti la capacità di mantenere una coerenza profonda tra ciò che producono e ciò che rappresentano. Quando questa coerenza si consolida nel tempo, il valore del marchio smette di derivare esclusivamente dalla qualità dei suoi prodotti e inizia a trasformarsi in patrimonio culturale.

Anche in questo caso Colnago offre un esempio interessante attraverso Colnago Cultura, una piattaforma dedicata alla valorizzazione della storia, dell'innovazione e dell'identità del marchio.

La strategia culturale di Colnago suggerisce anche una possibile evoluzione del concetto di crescita per i marchi premium.

Per decenni la crescita è stata associata alla brand extension, ovvero all'espansione verso nuove categorie di prodotto. Sempre più spesso, tuttavia, alcuni marchi sembrano perseguire una logica differente: non estendere il perimetro merceologico, ma ampliare l'universo culturale ed esperienziale associato alla categoria originaria.

In questa prospettiva, il valore non nasce dall'ingresso in nuovi mercati, ma dalla capacità di creare nuovi modi di vivere e interpretare il significato del marchio.

"Per molti anni la crescita dei marchi premium è stata associata alla brand extension, cioè all'ingresso in nuove categorie di prodotto. Noi crediamo sempre di più in un concetto diverso, che definiamo brand expansion. Invece di allontanarci dalla nostra categoria, cerchiamo di amplificarla. Libri, film, mostre, viaggi ed esperienze non rappresentano un'estensione del marchio: rappresentano nuovi modi di vivere il ciclismo e di entrare in relazione con ciò che Colnago rappresenta. Non allarghiamo il territorio del brand. Ne approfondiamo il significato." afferma Manolo Bertocchi, Head of Marketing dell'azienda.

I tour sviluppati da Colnago in collaborazione con DuVine rappresentano un esempio significativo di questa evoluzione. Il prodotto diventa il punto di accesso a un ecosistema più ampio fatto di territorio, cultura, gastronomia, ospitalità e relazioni. In questo contesto lo storytelling lascia progressivamente spazio allo storyliving.

Anche la distribuzione riflette questa filosofia di crescita selettiva. Nonostante la forte espansione internazionale degli ultimi anni, Colnago ha evitato di perseguire una strategia di presenza indiscriminata sul mercato. Oggi il marchio conta un solo monobrand store ad Abu Dhabi e una rete di circa dieci shop-in-shop, privilegiando la qualità dell'esperienza e la coerenza del posizionamento rispetto alla semplice estensione della copertura distributiva. Una scelta che richiama dinamiche tipiche dei marchi del lusso, dove il controllo dei punti di contatto con il cliente diventa parte integrante della costruzione del valore.

Dalla leadership di prodotto alla leadership culturale

Questa evoluzione riflette un cambiamento più ampio che interessa numerose eccellenze italiane. I marchi più forti non si limitano a produrre beni di qualità diventano punti di riferimento culturali all'interno delle rispettive categorie.

Per molti anni il Made in Italy ha costruito il proprio vantaggio competitivo attraverso la qualità dei prodotti. Oggi, in un'economia sempre più orientata all'esperienza e al significato, la sfida sembra diversa: trasformare quella qualità in autorevolezza culturale.

Il caso Colnago suggerisce che il futuro delle eccellenze italiane potrebbe non risiedere nell'espansione verso nuovi territori, ma nella capacità di approfondire e valorizzare quelli che già presidiano. Non crescere allontanandosi dalla propria identità, ma crescere entrando più profondamente in essa.

In questa prospettiva, il ciclismo non rappresenta soltanto un'eccellenza industriale del Made in Italy. Rappresenta un laboratorio privilegiato per comprendere come i marchi italiani possano continuare a competere a livello globale: non esportando soltanto prodotti, ma esportando cultura, significati ed esperienze. è forse questa la forma più avanzata di Made in Italy contemporaneo.


Passo Giau, Colnago al Giro d’Italia
Passo Giau, Colnago al Giro d’Italia