

L’instabilità geopolitica in Medio Oriente non ha prodotto, allo stato attuale, interruzioni sistemiche nella disponibilità dei farmaci in Europa. Tuttavia, essa si innesta su una struttura economica e industriale che presenta vulnerabilità misurabili. Il punto è la resilienza strutturale della filiera in un contesto globale destinato a restare volatile.
La dipendenza da input intermedi globali rende il sistema sensibile a variazioni dei costi energetici e alle tensioni sulle rotte commerciali. Anche un incremento strutturale dei costi nell’ordine del 5–10%, può incidere in modo significativo sulla sostenibilità delle linee a basso margine, in particolare nel segmento dei generici.
La sanità rappresenta uno dei principali aggregati macroeconomici europei. Secondo Eurostat, la spesa sanitaria complessiva nell’Unione Europea supera i 1.700 miliardi di euro, pari a circa il 10% del PIL europeo. Nei Paesi OCSE la spesa sanitaria si colloca mediamente tra il 9% e il 10% del PIL. In Italia la spesa sanitaria pubblica si attesta intorno al 6–7% del PIL, con una dinamica di crescita più contenuta rispetto ad altri grandi Paesi europei.
All’interno di questo aggregato, la spesa farmaceutica riveste un ruolo centrale. In Italia la spesa farmaceutica totale supera i 37 miliardi di euro, di cui oltre 26 miliardi a carico del settore pubblico. I farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche superano i 17 miliardi di euro. La spesa farmaceutica pubblica incide per circa il 19–20% della spesa sanitaria complessiva. Questo significa che eventuali tensioni nella filiera del farmaco si propagano oltre il settore, incidendo direttamente su bilanci regionali e sostenibilità del sistema sanitario.
Uno dei nodi strutturali riguarda i principi attivi farmaceutici. Tra il 60% e il 70% dei principi utilizzati in Europa è prodotto al di fuori dell’Unione Europea, prevalentemente in Asia. Per alcune classi terapeutiche mature – antibiotici, cardiovascolari, analgesici – la quota può superare il 70–80%. Oltre due terzi delle carenze registrate in Europa negli ultimi anni riguardano un piccolo gruppo di principi attivi, presenti in numerose molecole, segno di una forte concentrazione industriale.
In uno scenario di tensione sulle rotte commerciali, con possibili aumenti dei premi assicurativi e allungamenti dei tempi di transito anche nell’ordine di 10–14 giorni, la pressione si concentra proprio sulle molecole mature e a basso margine.
L’industria farmaceutica italiana rappresenta uno dei principali comparti manifatturieri del Paese, con circa 56 miliardi di euro di produzione annua, oltre 70.000 addetti diretti e una quota di export superiore all’85% della produzione. Il settore è altamente competitivo e integrato nelle catene globali.
Anche se uno shock sistemico generalizzato della disponibilità dei farmaci sembra improbabile, il rischio è quello di una progressiva selezione industriale: ritiro di molecole economicamente marginali, riduzione del numero di operatori in gara, maggiore concentrazione di mercato e minore resilienza nel medio periodo.
A questo si aggiunge un fattore strutturale: l’invecchiamento demografico. In Europa oltre il 20% della popolazione ha più di 65 anni. La domanda di farmaci per patologie croniche – cardiovascolari, oncologiche, metaboliche e respiratorie – è destinata a crescere stabilmente nei prossimi decenni e richiede un’attenta governance della domanda. In un contesto in cui la domanda è strutturalmente crescente e prevedibile, la resilienza deve essere integrata nei modelli di pianificazione della capacità produttiva e nei meccanismi di acquisto pubblico.
Le aziende sanitarie e gli ospedali, in qualità di acquirenti, operano in un sistema dove il prezzo è spesso il criterio dominante nelle gare pubbliche. In presenza di margini compressi e aumento dei costi, si crea un di stabilità dell’offerta nel medio periodo.
L’instabilità internazionale sta rendendo visibili fragilità già esistenti. La resilienza della filiera del farmaco diventa così una questione di governance economica e industriale: integrazione tra politica industriale, pianificazione della domanda e sostenibilità dei modelli di acquisto.


