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Opinioni

Perché ci deve passare la paura di diventare grandi

22 giugno 2026/DiAlessandro Minichilli
Minichilli

Quando Bending Spoons ha presentato la richiesta di quotazione a Wall Street, molti osservatori americani hanno reagito con sorpresa alla notizia, per via del profilo e dell’origine dell’impresa: un’azienda nata a Milano che, dopo aver costruito una strategia globale di acquisizioni nel software, sceglie il principale mercato finanziario del mondo per la propria crescita.

La sorpresa degli americani non deve sorprendere noi. Per decenni l’Italia è stata considerata la patria delle piccole imprese, dei campioni nascosti, delle aziende familiari capaci di eccellere nelle nicchie ma raramente interessate a diventare grandi. Bending Spoons rappresenta invece una generazione di imprenditori che considera la crescita una necessità. Forse è il segnale che nel Paese sta cambiando qualcosa.

Negli ultimi mesi il tema della scala dimensionale è tornato al centro del dibattito economico. Lo si vede nelle operazioni che stanno ridisegnando il settore bancario, lo si vede nelle startup che guardano ai mercati internazionali fin dalla nascita, lo si vede nelle nuove generazioni imprenditoriali che sembrano meno legate all’idea secondo cui “piccolo è bello”. È un cambio di prospettiva che arriva nel momento giusto, perché il modello che ha sostenuto il capitalismo italiano negli ultimi decenni mostra oggi limiti sempre più evidenti. L’Italia continua ad avere il più alto numero in Europa di piccole e piccolissime imprese (fatturato compreso tra 1 e 10 milioni di euro): circa 180.000, contro le 120.000 della Francia e meno di 50.000 del Regno Unito. Ma quando si guarda alle medie aziende tra 10 e 50 milioni di fatturato, cioè alle imprese con il potenziale di diventare grandi, emerge il problema strutturale: sono appena 30.000, mentre in Germania sfiorano le 90.000.

Nell’economia di questi anni, la dimensione è diventata un fattore di resilienza. Le crisi ricorrenti (pandemia, guerre, shock energetici, tensioni nelle catene globali del valore) hanno dimostrato che le imprese piccole, che si considerano più flessibili, sono in realtà anche più fragili. E la fragilità rischia di trasformarsi in emergenza quando si incrocia con un’altra caratteristica del capitalismo italiano: il passaggio generazionale. Tra le imprese familiari italiane con oltre 10 milioni di fatturato, circa 50.000 sono ancora controllate dalle famiglie fondatrici. Di queste, circa il 40% è guidato dalla prima generazione. Le statistiche internazionali indicano che il primo passaggio generazionale fallisce nel 70% dei casi. Se queste percentuali dovessero confermarsi, oltre 14.000 aziende italiane potrebbero non superare il ricambio generazionale nei prossimi anni.

In queste condizioni, la crescita diventa una strategia di sopravvivenza, perché le imprese più grandi investono di più in tecnologia, hanno accesso a fonti di capitale più diversificate, attraggono competenze manageriali migliori e resistono più facilmente agli shock. Hanno maggiori probabilità di superare i cambi di leadership e più possibilità di trovare partner industriali o finanziari quando il mercato cambia.

La crescita richiede però governance più solide, accesso a strumenti finanziari sofisticati, capacità di realizzare acquisizioni, visione strategica e organizzazioni adeguate. Richiede soprattutto un cambiamento culturale: passare dall’ossessione per la conservazione all’ossessione per il futuro. La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi oggi non riguarda i risultati del prossimo trimestre, ma la prossima generazione. La mia azienda esisterà ancora tra trent’anni nella forma in cui esiste oggi? Se la risposta è incerta, allora la crescita è una necessità.

Per accompagnare questa trasformazione servono competenze che molte imprese non hanno ancora sviluppato. È proprio su queste sfide che si concentra il programma Management Program per imprese in crescita. Strategia, governance e innovazione, rivolto a imprenditori, nuove generazioni familiari, manager e dirigenti che considerano la crescita una priorità strategica per il futuro dell'azienda.