
Nuovi indici aiutano a comprendere il mercato dell’arte
L’arte può essere letta come asset class con rendimenti e rischi propri. Gli MM Art Indices di SDA Bocconi e CKGSB e introducono metriche innovative per analizzare mercati e artisti a livello globale

Che cosa accomuna un taglio di Luciano Fontana, un appartamento a Manhattan e un’azione di Google? A prima vista poco o nulla, a meno che il comportamento di chi compra il dipinto non sia guidato da una logica di investimento. Se si adotta questo punto di vista, allora l’arte può essere intesa come una asset class che genera rendimenti e rischi misurabili con parametri tipicamente finanziari. Certo, chi compra arte acquista un bene speciale, che ha sì un prezzo suscettibile di variazioni nel tempo e capace di generare perdite o guadagni al pari di un’azione o di un’obbligazione, ma che può anche offrire piacere estetico, valore sociale e culturale oltre che monetario, e che è esposto a rischi specifici: dal furto dell’oggetto amato al falso d’autore.
Se contro i rischi specifici ci si tutela con prodotti assicurativi (contro il furto) o con il parere di esperti (per accertare provenienza e attribuzione), il toolkit di un art investor deve anche arricchirsi di informazioni e strumenti di analisi ispirati al mondo finanziario.
Il recente lancio degli MM Art Indices, sviluppati da uno dei massimi esperti di arte e finanza, Jianping Mei della Cheung Kong Graduate School of Business (CKGSB), con la collaborazione di SDA Bocconi School of Management, rappresenta un passo importante per l’analisi e la comprensione del mercato dell’arte. La principale novità consiste nell’introduzione di indici continentali (Europa, Americhe, Asia-Africa-Oceania), che consentono di tracciare l’andamento dei mercati internazionali su un orizzonte di lungo periodo (25 anni), utilizzando dati pubblici e affidabili (i prezzi d’asta delle principali case), elaborati secondo metodologie rigorose e consolidate. Un’ulteriore innovazione è la creazione, accanto agli indici di mercato, di indicatori di liquidità e di metriche di sentiment a livello di artista. L’insieme di queste misure amplia la profondità dell’analisi e aumenta la comparabilità tra mercati e artisti.
I risultati sono illuminanti: se da un lato l’Europa conferma un andamento stabile ma privo di slanci significativi negli ultimi 25 anni, dall’altro le regioni emergenti, come l’Asia, mostrano una crescita impetuosa seguita da brusche correzioni, riflettendo tanto le opportunità quanto i rischi tipici dei mercati in rapido sviluppo. Anche il confronto con il mercato azionario evidenzia aspetti cruciali: negli ultimi quindici anni, l’arte ha offerto rendimenti contenuti o negativi, mentre i mercati finanziari hanno beneficiato di una fase di espansione prolungata.
L’andamento dei prezzi dell’arte riflette trasformazioni economiche, politiche e culturali globali: dalla crescita delle economie asiatiche, che ha trainato il collezionismo regionale, alle crisi economiche e sanitarie che hanno inciso sulla liquidità e sulla fiducia dei mercati. Interpretare queste dinamiche richiede dunque un approccio interdisciplinare, che unisca competenze economiche, storiche e gestionali. Per avere una comprensione completa della complessità del sistema è, infatti, necessario integrare gli indici, che rappresentano solo il transato delle case d’asta e non quello delle gallerie e dei dealer, con approcci complementari di tipo qualitativo, per comprendere meglio un mercato che, a oggi, rimane opaco.
Il lancio degli Indici è coinciso con la nascita dell’Art Market and Finance Monitor presso SDA Bocconi, che si propone come laboratorio permanente di ricerca e analisi. L’obiettivo è duplice: da un lato, fornire agli operatori del mercato dell’arte strumenti utili per compiere scelte consapevoli; dall’altro, contribuire alla trasparenza e alla sostenibilità di un mercato complesso, in cui la componente passionale si intreccia inevitabilmente a logiche economiche e finanziarie.
Gli MM Art Indices rappresentano solo il punto di partenza di un progetto più ambizioso, in cui ricerca accademica e rigore metodologico possono offrire al mercato dell’arte un contributo concreto, superando la frammentarietà informativa e fornendo basi solide per interpretare il presente e pianificare il futuro. Si potrà, così, costruire un ponte fra conoscenza scientifica ed esigenze reali degli operatori, promuovendo una cultura del mercato dell’arte fondata sulla competenza e sulla consapevolezza.
Pubblicato originariamente su Fortune Italia



