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Opinioni

Innovare insieme: uomini e macchine per un futuro aumentato

Il contributo SDA Bocconi all’evento dedicato all’innovazione di Idee per la Crescita, un’iniziativa congiunta con Repubblica Affari&Finanza

21 luglio 2026/DiGianmario Verona
Verona

Pensiamo di creare un prodotto non solo con la nostra creatività e le competenze del team che ci supporta, ma anche con l’ausilio di una macchina intelligente. Una macchina che riesca, per esempio, ad analizzare una mole di dati illeggibili dall’occhio umano per volume e varietà e che riesca a impiegarli in modo razionale e anche minimamente creativo attraverso testi, calcoli e grafica. Avere questo “agente” a disposizione - perché a tutti gli effetti di una macchina con intelligenza agentica si tratta - sarebbe come metaforicamente avere uno 007 nella soluzione di una spy story. Aumenterebbe cioè decisamente la nostra capacità di fare buona innovazione. E, diciamolo, di innovazione il mondo di oggi ne ha bisogno a dismisura!

Anzitutto perché l’innovazione è l’unico motore economico della crescita – come ben dimostrano con i loro invidiabili studi a livello storico, statistico e addirittura matematico, i tre premi Nobel per l’economia dello scorso anno, Aghion, Howitt e Mokyr. Ma perché poi l’innovazione fa aumentare vendite e profitti aziendali e quindi indirettamente è il principale contributore al PIL di settori e Paesi europei alla ricerca di una crescita che finanzi l’ingente debito che oramai caratterizza quasi tutti. Ma soprattutto perché l’innovazione aiuta anche a risolvere i problemi della società, a partire dal trovare nuove fonti di energia sostenibili, aumentare la nostra longevità, permetterci di costruire qualche forma industriale nello spazio, ad esempio lunare, per ridurre l’inquinamento terrestre.

Ma questa combinazione uomo-macchina per fare innovazione è pura utopia o ci stiamo arrivando? In realtà l’era della superinnovazione, ovvero l’età dell’innovazione aumentata in cui intelligenza umana e artificiale si coniugano, è già qui.

Pensiamo a quanto sta accadendo nel campo della ricerca pre-clinica del settore delle scienze della vita. La prima fase del processo di sviluppo di un farmaco fino a poco tempo fa impiegava diversi anni e portava a identificare composti che, nonostante le competenze di ricercatori e gli ingenti investimenti dedicati, venivano poi spesso respinti, in seguito alle fasi cliniche di sperimentazione con i pazienti. Perché senza l’ausilio di una macchina intelligente la ricerca biomedica è analoga al trovare un ago in un pagliaio con una luce fioca. Oggi è invece possibile identificare un target terapeutico anche attraverso l’impiego di organoidi (macro-cellule che riflettono il comportamento di interi organi come fegato e cervello), che vengono stimolati con composti innovativi, frutto non solo dell’ingegno del team di ricercatori che li ha immaginati, ma progressivamente selezionati e affinati grazie anche all’ausilio essenziale di algoritmi digitali che permettono di chiarire le immagini prodotte da microscopi che leggono la materia a livello atomico e che consentono grazie alla loro capacità di calcolo e visualizzazione di escludere opzioni che sarebbero risultate fallimentari.

Ma i farmaci sono solo un esempio di quanto sta accadendo in tanti altri settori tecnico-scientifici, che vanno dalla robotica allo spazio e passano attraverso le industrie energetiche e della sicurezza.

Ovviamente non esistono pasti gratis e tutto ciò ha un costo. Un costo vivo legato all’acquisto della tecnologia, che però è il problema minore. Perché il vero costo è imparare a lavorare diversamente rispetto a quanto abbiamo fatto finora sia a livello individuale sia a livello aziendale. Il costo umano del non amare il cambiamento di routine nel lavoro quotidiano e quello organizzativo dell’inerzia che caratterizza le imprese che si nascondono dietro il “si è sempre fatto così” e il “non è stato inventato qui”. Superare velocemente questi naturali scogli attraverso formazione e sistemi di incentivo aggiornati è la sola via per riaccendere in modo costruttivo la produttività delle imprese in Italia e in Europa, che di creatività e competenze pullulano, ma che devono ancora imparare a maturare un pieno gusto di tecnologia digitale da far calare nei loro processi.

La nuova realtà agentica dell’intelligenza artificiale è spesso vista in competizione con il contributo umano. Vediamo algoritmi di grafica che riducono il lavoro delle agenzie, chatbot che riducono il lavoro dei call center, la generative AI che rimpiazza i giovani assistenti in molte professioni. Parliamo invece molto meno di come, in realtà, la tecnologia digitale sia una naturale compagna della nostra capacità di innovazione. Questo cambiamento di prospettiva sarà fondamentale per finalmente far calare in modo produttivo la rivoluzione industriale in Italia e in Europa in questi anni affascinanti ma anche altamente complessi.

Si può leggere questo articolo anche su Repubblica Affari&Finanza nell’ambito dell’iniziativa congiunta Idee per la Crescita . Oltre a Gianmario Verona , hanno partecipato all’evento dedicato all’innovazione Luca D’Agnese , Direttore Policy Valutazione e Advisory di Cassa Depositi e Prestiti, e Carmelo Mariano , AI Practice Leader, KPMG Italia. Per tutti gli altri articoli e i video dell’evento, clicca qui .