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Opinioni

Artemis, sulla Luna per restare

08 aprile 2026/DiSimonetta Di Pippo
Di Pippo

Una spinta di 39 meganewton al decollo, 2604 tonnellate incluso l’equipaggio e il carico utile, 98 metri di altezza per l’SLS – Space Launch System - per circa 4 miliardi di costo a missione. Il lift-off della missione Artemis II avviene alle ore 0:35 CEST dell’1 aprile 2026, dalla rampa di lancio 39B, al Kennedy Space Center, rimasta nella disponibilità della NASA dai tempi storici in cui la 39A e B videro le missioni Apollo prima e poi le missioni Shuttle lasciare la superficie terrestre. Ora la 39A è invece nelle disponibilità di SpaceX. Ammaraggio previsto alle 2:07 del mattino ora italiana nell’Oceano Pacifico dell’11 aprile.

Può sembrare una missione come tante altre, solo un pochino più complessa. Ma non è così: siamo di fronte ad un nuovo importante capitolo della storia dell’esplorazione dello spazio, e con essa, della space economy.

Siamo nell’alveo di una missione di test, di sorvolo della Luna, per preparare le prossime missioni che riporteranno l’essere umano sul nostro satellite naturale, questa volta per rimanerci. Ma sulla Luna non ci siamo già stati oltre 50 anni fa? Dove sono le difficoltà di tornarci? Di difficoltà ce ne sono molte, soprattutto se si confronta l’aspetto molto pionieristico dell’epoca Apollo con la necessità attuale di mettere la sicurezza dell’equipaggio al primo posto. Tornare per restare fa poi una differenza enorme, e anche la strategia complessiva cambia in funzione dell’obiettivo finale.

Si è parlato molto di vari aspetti intorno al lancio di Artemis II: la presenza sempre più spinta di imprenditori come Bezos e Musk nel ritorno alla Luna, i costi associati, la cancellazione, o meglio, la messa on hold del Gateway, la stazione in orbita cislunare che ha fatto parte del piano americano di ritorno alla Luna sin dall’inizio.

Ma parliamo di costi: se assumiamo 349 milioni di individui come stima per la popolazione americana, e consideriamo 4.1 miliardi la spesa per Artemis II, ciò equivale ad un costo di 0,032$ ad americano al giorno per un anno, vale a dire poco più di 3 caffè all’anno. Eh, si, perché SLS e la missione Artemis II sono state sviluppate dalla NASA e i suoi contractors con soldi pubblici. E quindi debbono rispettare i più alti livelli di sicurezza sia per la missione in sé che, e soprattutto, per l’equipaggio.

Diverso il caso per esempio di Elon Musk, che sta provando ormai da qualche anno il suo Starship: con il super heavy, siamo a 72-89 meganewton di spinta, in funzione della configurazione, 5.000 tonnellate a pieno carico, circa 2 miliardi ad ogni lancio di prova. SpaceX applica in questo caso come spesso fa l’approccio fly-fix-fly, che consente di provare il sistema e imparare in modo rapido dagli errori. Si bruciano 2 miliardi a volo, ma si impara velocemente e questo aiuta il programma ad accelerare gli sviluppi. In questo caso, le direttrici sono commerciali e la strategia è di arrivare il prima possibile all’obiettivo Luna con un sistema resiliente e per di più riutilizzabile, quindi più flessibile e meno costoso.

Il quadro strategico di approccio all’espansione dell’umanità oltre i confini terrestri, e in particolare sulla Luna, prevede un misto di SLS e HLS Starship, e vari contributi, anche da privati. Ma che cosa succederà senza il Gateway, risultato di una scelta strategica ma anche finanziaria? Da un lato, il 3 aprile 2026 il budget della NASA per il 2027 è stato ridotto dalla Casa Bianca del 23% con un taglio di $5,6 B rispetto al budget dell’anno precedente, che a sua volta era stato tagliato del 25% rispetto a quello del 2025. Al contempo, la Casa Bianca ha indicato la riallocazione dei $2.6 B assegnati allo sviluppo del Gateway in favore dello sviluppo di elementi di terra sulla superficie lunare.

Ora, il Gateway aveva una funzione precisa nel quadro strategico di ritorno sistematico alla Luna: era una sorta di hub per attracco di veicoli come Orion, la capsula ora in viaggio con Artemis II, ma anche Starship di Musk, nonché di lander commerciali, da usarsi per il trasferimento di equipaggi e carichi sulla e dalla superficie lunare, con obiettivo il Polo Sud. In linea di principio, il programma Artemis si sarebbe dovuto sviluppare con diversi partner – sono oltre 60 i paesi che hanno sottoscritto ad oggi gli accordi Artemis - tra i quali alcuni che avrebbero collaborato anche al Gateway. La logistica avrebbe assunto una dimensione diversa da quella che ora andrà gestita senza la stazione di supporto in orbita.

Accelererà l’arrivo e l’insediamento al Polo Sud? O arriveranno prima i Cinesi, molto impegnati in un'esplorazione sistematica con le loro missioni Chang’e’ e il programma ILRS?

Cercare di arrivare primi significa atterrare dove si preferisce, visto che i luoghi di atterraggio al Polo Sud sono pochi data la notevole quantità di crateri e la possibilità di atterrare solo sui loro bordi, per poi poter sfruttare l’acqua, l’elio-3, e i materiali presenti sulla superficie della Luna, soprattutto all’interno dei crateri stessi. Il cambio di strategia potrebbe avere una ragione geopolitica sottostante molto forte, ma il taglio complessivo dovrebbe preoccupare, così come dovrebbe preoccupare la ricorrenza del taglio. Il 4 ottobre del 1957 furono i Sovietici a lanciare il primo satellite, lo Sputnik, tre mesi prima dell’Explorer americano. Eppure Werner von Braun stava spingendo, senza successo, l’amministrazione dell’epoca per cercare di lanciare ben prima. La storia sarebbe stata diversa.