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La libellula

Api e asset: il degrado della natura come rischio finanziario

“La libellula” è un blog su natura e impresa, curato da Sylvie Goulard

28 aprile 2026/DiSylvie Goulard
Dragonfly

Il Network for Greening the Financial System (NGFS), una rete globale di istituzioni composta principalmente da banche centrali e autorità di vigilanza finanziaria, ha appena pubblicato il 2026 Nature Package, un insieme di strumenti molto utile per chiunque voglia comprendere e affrontare i rischi finanziari derivanti dalla natura.

Questo toolkit è composto da tre note liberamente accessibili sul sito della NGFS. Il documento è destinato a un pubblico circoscritto di supervisori bancari. Tuttavia, chiarisce che il tema dei rischi finanziari legati alla natura è ormai entrato nel radar di chi supervisiona l’attività bancaria, cosa che in passato non accadeva. Ciò significa che le banche sono ora tenute a esaminare attentamente i rischi legati alla natura presenti nei loro portafogli, il che le porta a osservare più da vicino se le imprese a cui concedono credito siano particolarmente esposte.

Servizi ecosistemici

È il caso, ad esempio, del settore agroalimentare. Come ha scritto Sabine Mauderer, Presidente di NGFS, in un post, il 75% del cibo mondiale dipende dall’impollinazione operata dalle api e da altri insetti; per questo “proteggere la natura significa proteggere le nostre economie.” Anche altri settori dipendono dai servizi ecosistemici forniti dalla natura: la moda si basa su fibre tessili (cotone, cashmere, seta) e su vari tipi di pelle; l’edilizia utilizza ghiaia, sabbia e legno. La natura fornisce materie prime e regola le temperature e gli eventi climatici. In molte regioni, zone umide e golene fluviali proteggono dalle inondazioni, mentre l’impermeabilizzazione del suolo, la siccità e il ritiro e rigonfiamento dei terreni argillosi minacciano abitazioni e impianti industriali. Ignorare questi rischi o minimizzare le questioni ambientali in nome di una nozione ristretta e miope di competitività comporta, alla fine, costi più elevati in termini di danni materiali e talvolta anche di vite umane. Allo stesso modo, le regioni turistiche hanno un forte interesse a preservare il loro capitale naturale, che contribuisce all’attrattività e alla bellezza dei paesaggi.

Scenari

La nota sugli scenari è rilevante per un pubblico più ampio. Data la complessità del tema, è difficile calcolare i rischi associati al degrado della natura, che è spesso collegato alle perturbazioni climatiche. Un approccio basato su scenari consente di considerare diverse ipotesi e, per le imprese e le istituzioni finanziarie, di modellizzare le relazioni tra natura, clima ed economia. Poiché investono su orizzonti pluriennali, le imprese cercano di comprendere in quali condizioni le loro catene del valore possano essere a rischio e per quali ragioni, così da mitigare, ad esempio, gli effetti del deterioramento climatico o della scarsità d’acqua. Gli scenari aiutano anche a prevenire le catastrofi cosiddette naturali, spesso determinate dall’attività umana (innalzamento del livello del mare, precipitazioni intense, siccità, ecc.).

Metriche

Infine, la nota sui dati individua le metriche che permettono di valutare i rischi legati alla natura, basandosi in particolare sui lavori della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures. Questa nota include quattro casi di studio che illustrano come i dati sui cambiamenti della natura possano contribuire all’analisi finanziaria, relativi alla Malesia, alla regione dell’Oder e all’area dell’euro—tra cui uno dedicato alle iniziative che, a Milano, prevedono infrastrutture verdi progettate per ridurre l’impatto delle precipitazioni nelle aree urbane. Tutti questi casi evidenziano la necessità di dati affidabili e accurati. Pur citando diversi database (come ENCORE), la nota segnala anche le lacune esistenti in questo ambito.

Chi è con noi?

Banche centrali e autorità di vigilanza finanziaria ribadiscono dunque quanto gli scienziati affermano da tempo: dati di alta qualità sono essenziali per assumere decisioni solide nella gestione aziendale e nelle politiche pubbliche. Quando la legislazione europea ha reso obbligatoria la divulgazione di dati non finanziari (CSRD), ha suscitato una forte opposizione con la motivazione che l’onere sarebbe stato troppo gravoso per le imprese. Sebbene gli sforzi di semplificazione siano apprezzabili, non dovrebbero privare imprese e decisori pubblici degli strumenti necessari per gestire nuovi rischi che potrebbero essere gravi per l’economia e la società. Non è la regolamentazione a creare l’onere, ma la gravità del degrado dei sistemi viventi legato al nostro modello economico, che abbiamo ignorato troppo a lungo.

È urgente agire, poiché questo tema non è né marginale né secondario. Già nel 2021, la Banca Mondiale stimava che le conseguenze di un collasso di alcuni servizi ecosistemici (produzione di legname, pesca, impollinazione) potrebbero portare a una potenziale riduzione del PIL globale di circa 2.700 miliardi di dollari all’anno.