

Tre indizi non faranno una prova come nei film, ma potrebbero segnalare una tendenza. E nell’ultimo anno, come ha già evidenziato l’ultima edizione dell’HIT Radar del DEVO Lab, i segnali che la robotica umanoide stia diventando un tema di rilevanza diffusa, non solo da laboratorio di ricerca, si sono moltiplicati in modo difficilmente ignorabile.
I segnali da non ignorare
La rilevanza mediatica. Il 17 febbraio 2026, milioni di spettatori in tutto il mondo hanno guardato il Gala del Capodanno Cinese sulla CCTV. Protagonisti inattesi dello show: i robot umanoidi. Una dozzina di esemplari di Unitree hanno eseguito complesse sequenze di kung fu, inclusi backflip, salti e acrobazie che richiedono fault recovery in tempo reale. Il confronto con l’anno precedente, quando i robot dello stesso Unitree si limitavano a girare fazzoletti, è emblematico di quanto velocemente stia avanzando la tecnologia. La performance ha generato oltre 23 miliardi di visualizzazioni sulle piattaforme cinesi in soli tre giorni. Sul piano commerciale, entro due ore dalla messa in onda, gli ordini di robot su JD.com erano aumentati del 150%, con ricerche online per “robot” cresciute del 300%. La Cina ha intenzionalmente usato il proprio palcoscenico più visibile per lanciare un messaggio al mondo: la robotica umanoide non è più una promessa futura.
L’affermazione della robotica su scala industriale. Nell’ottobre 2025, il Telegraph pubblicava un articolo dal titolo emblematico: Western executives who visit China are coming back terrified. L’articolo raccoglieva le testimonianze di numerosi top manager occidentali tornati dalla Cina con una consapevolezza nuova e inquietante sull’avanzamento tecnologico cinese nel campo della robotica, collaborativa e umanoide. Jim Farley, CEO di Ford, dopo aver visitato una serie di stabilimenti cinesi aveva dichiarato: “È la cosa più umiliante che abbia mai visto,” riferendosi non solo alle auto elettriche ma all’automazione pervasiva nelle fabbriche. Greg Jackson, CEO del fornitore di energia britannico Octopus Energy, descriveva le “dark factories”: fabbriche completamente buie perché i robot non hanno bisogno della luce e dove intere linee di assemblaggio girano senza un solo operaio. I dati confermano questa percezione: nel solo 2024, la Cina ha installato 295.000 nuovi robot industriali, contro i 34.000 degli Stati Uniti e i 27.000 della Germania. Con 567 robot ogni 10.000 lavoratori manifatturieri, la Cina ha superato anche la Germania (449) nella densità robotica.
I numeri di mercato dicono che non è solo hype. Nel contesto complessivo della robotica, il mercato globale degli umanoidi valeva circa 4,16 miliardi di dollari nel 2023 (Global Market Insights). Le proiezioni convergono su una crescita straordinaria: la stessa fonte stima un valore di 74 miliardi di dollari entro il 2032 con un CAGR del 37%; BCC Research si ferma a 11 miliardi al 2030 con CAGR del 42,8%.
RoBee di Oversonic Robotics in SDA Bocconi
Quattro spinte all’adozione e tre assi applicativi
Sul fronte della produzione, i segnali sono ancora più concreti: i produttori cinesi hanno consegnato circa 13.000 robot umanoidi nel 2025, di cui 90% di produzione domestica. Le consegne cinesi sono attese a 62.500 unità nel 2026, con un aumento del 270% in un solo anno. Goldman Sachs prevede un calo dei costi di produzione da 150.000 a circa 30.000 dollari per unità, mentre Bank of America stima una produzione annua di 1 milione di robot già entro il 2030. Sul fronte geografico, la regione Asia-Pacifico detiene già oltre il 53% del mercato mondiale e si prevede manterrà la sua posizione dominante per l’intero periodo di previsione.
Ma perché i robot escono dai laboratori? A guidare la domanda sono quattro grandi forze:
- L’invecchiamento demografico globale.
- L’automazione industriale crescente.
- I progressi nell’AI e nel machine learning.
- La domanda di assistenti personali da parte dei consumatori.
Le sperimentazioni più avanzate si concentrano prevalentemente lungo tre assi applicativi, che corrispondono alle aree dove la robotica umanoide può esprimere il vantaggio più diretto rispetto a sistemi automatizzati più tradizionali: manifattura e logistica; sanità e assistenza alle persone; operazioni in ambienti ad alto rischio per gli umani.
Manifattura e logistica. Le fabbriche automobilistiche rappresentano il contesto più attivo per le sperimentazioni. BMW ha avviato un pilot con i robot Figure AI nella sua catena produttiva in Germania, e Hyundai sta testando New Atlas di Boston Dynamics nei propri stabilimenti. Amazon e Spanx utilizzano i robot Digit di Agility Robotics nelle operazioni di magazzino, mentre GXO Logistics ha avviato collaborazioni con Agility per la gestione dei colli. Questi deployment sono per lo più ancora nella fase di feedback verso le aziende robotiche, ma segnalano una chiara direzione: il robot umanoide può operare in ambienti progettati per gli esseri umani senza richiedere costose ristrutturazioni infrastrutturali.
Il settore automotive appare come il candidato più promettente per l’adozione di breve-medio termine (prima del 2030): le grandi case hanno supply chain che si sovrappongono significativamente con quelle della robotica umanoide, e il volume di produzione consente una negoziazione dei costi molto favorevole. Tesla punta a produrre 5.000 unità del suo Optimus nel 2025, con previsione di scalare a 12.000. BYD mira a dispiegare 1.500 robot umanoidi nel 2025, con target di 20.000 nel 2026.
Sanità e assistenza. Il settore sanitario è indicato da diverse analisi di mercato come la principale area applicativa per robot umanoidi entro il 2025, con una quota stimata del 28% del mercato globale. Le applicazioni vanno dall’assistenza agli anziani all’affiancamento del personale infermieristico, dalla logistica ospedaliera al supporto alla riabilitazione. Il punto critico in questo contesto non è solo tecnologico, ma regolatorio: la certificazione come dispositivo medico è una barriera elevata, ma anche una garanzia fondamentale per la fiducia dei pazienti e del personale sanitario.
Ambienti pericolosi e operazioni ad alto rischio. Un terzo filone applicativo riguarda compiti ripetitivi, pericolosi o fisicamente usuranti: verniciatura industriale, movimentazione in ambienti a temperature estreme, ispezione di impianti, logistica in spazi ristretti. In questi contesti la convenienza economica del robot umanoide rispetto a soluzioni tradizionali è potenzialmente più immediata, e la soglia di accettabilità da parte dei lavoratori è più alta perché il robot opera “su compiti che gli esseri umani meritano di non dover fare” — come recita il manifesto di Oversonic Robotics.
Essere o non essere umanoide?
In un panorama dominato da player statunitensi e cinesi, l’Italia esprime una realtà di rilievo internazionale. Oversonic Robotics, fondata nel 2020 a Besana Brianza, è oggi riconosciuta da CB Insights tra i 13 principali player mondiali nella robotica umanoide per l’industria. Al CES 2026 di Las Vegas, l’azienda ha presentato il robot umanoide RoBee nei padiglioni di Intel e STMicroelectronics, accanto ai giganti tecnologici globali.
RoBee è il primo robot umanoide cognitivo italiano certificato per uso industriale, e l’unico in Europa già operativo sia in contesti manifatturieri che in trial clinici sanitari.
L’elemento distintivo di Oversonic non risiede solo nella tecnologia, ma nell’approccio: invece di competere sul terreno dei robot “spettacolari” che ancora non arrivano sul mercato, l’azienda si è concentrata su sistemi certificabili, affidabili e integrabili oggi. “Non siamo partiti da ciò che il robot potrà fare in futuro, ma da ciò che si può certificare e mettere al lavoro adesso,” ha spiegato Leonardo Ancesci, Chief Delivery and Sales di Oversonic, intervenuto in un recente incontro del DEVO Lab.
L’incontro è stato un momento per una valutazione onesta del settore: va riconosciuto che il divario tra la performance dimostrata in laboratorio o in uno show televisivo e l’affidabilità operativa in ambienti industriali reali resta significativo. I principali ostacoli sono:
- Consistenza e ripetibilità. I robot umanoidi attuali faticano a garantire le stesse performance in cicli produttivi lunghi e in variazioni impreviste dell’ambiente. I deployment esistenti sono ancora prevalentemente sperimentazioni chiuse, i cui risultati non sono ancora stati resi pubblici.
- Costi. Pur in calo, i prezzi rimangono elevati per un’adozione di massa. Il modello G1 di Unitree parte da 85.000 yuan (circa 12.000 dollari) in Cina, ma i robot per uso industriale nei mercati occidentali si collocano tipicamente tra i 100.000 e i 200.000 euro.
- Regolamentazione e sicurezza. Non esistono ancora standard chiari per la certificazione e l’operatività sicura dei robot umanoidi in contesti di lavoro misti. La definizione di norme condivise è attesa non prima del 2027.
- Disponibilità limitata. La maggior parte dei modelli annunciati dai principali player non è ancora disponibile commercialmente su larga scala. L’hype mediatico supera spesso lo stato reale di maturità del prodotto.
Forme alternative di robotica (robot a ruote, bracci industriali fissi, sistemi collaborativi non-umanoidi) rimangono più adatte per molte applicazioni specifiche e offrono un rapporto costo-beneficio più favorevole nel breve periodo. La forma umanoide non è di per sé superiore: è ottimale dove serve operare in ambienti progettati per il corpo umano senza modificare l’infrastruttura.



