

Nel 1876 Christopher Sholes, un tipografo-inventore che aveva già realizzato alcuni prototipi di macchina da scrivere, aveva un problema: le lettere della sua macchina si inceppavano di continuo. Riposizionò allora i tasti in modo da ridurre il rischio di blocchi meccanici. La macchina divenne affidabile e vendibile, trasformandosi in un successo. Quella scelta, nata per risolvere un vincolo tecnico immediato, è arrivata fino a noi sotto forma della tastiera QWERTY.
Il vincolo meccanico affrontato da Sholes non esiste più da decenni, eppure continuiamo a scrivere su una configurazione che non è né la più veloce, né la più ergonomica. È, semplicemente, quella a cui siamo tutti abituati. Le decisioni prese in passato influenzano quelle future, secondo uno schema chiamato path dependence, e col tempo possono diventare gabbie invisibili che vincolano organizzazioni, mercati e tecnologie su traiettorie subottimali, ma difficili da abbandonare.
Due recenti studi di Arnaldo Camuffo, Alfonso Gambardella e Saeid Kazemi dell’ION Management Science Lab di SDA Bocconi mostrano che questi esiti dipendono anche da come i decisori ragionano, da quali modelli causali hanno in testa e da quanto sono consapevoli dell’ignoto che li circonda. Questa linea d’indagine parla direttamente ai manager chiamati a prendere decisioni strategiche in contesti di elevata incertezza.
Se cambiare diventa sempre più difficile
La letteratura sulla path dependence nasce per spiegare perché mercati, tecnologie e pratiche organizzative finiscono spesso intrappolati in soluzioni che, col senno di poi, appaiono inefficienti. I casi classici, dalla tastiera QWERTY alla prevalenza del formato VHS sul Betamax, mostrano come piccoli eventi iniziali, finestre temporali ristrette o shock contingenti possano indirizzare un sistema lungo un sentiero che poi diventa difficile abbandonare.
A partire dagli anni Ottanta, studiosi come Paul David e Brian Arthur hanno chiarito che, una volta superata una certa soglia, cambiare rotta diventa troppo costoso, anche se emergono alternative migliori. In questa prospettiva, le inefficienze non sono visibili ex ante: le decisioni iniziali appaiono razionali date le informazioni disponibili, ma diventano subottimali ex post, quando il contesto tecnologico e competitivo evolve.
La ricerca più recente, tuttavia, ha iniziato a interrogarsi sul ruolo attivo dei decisori nella fase iniziale del processo. I due paper di Camuffo, Gambardella e Kazemi vogliono mostrare che le condizioni iniziali interne (cioè le credenze, i modelli causali e le teorie con cui i decisori interpretano l’incertezza) contribuiscono in modo decisivo a determinare quale sentiero venga imboccato.
Che cosa avreste fatto al posto di Sholes?
Il primo paper, pubblicato su Economics of Innovation and New Technology, sviluppa un modello teorico che rilegge la path dependence alla luce della theory-based view of strategy. L’idea centrale è che i decisori non scelgono semplicemente tra azioni, ma tra teorie: insiemi coerenti di ipotesi causali, stati del mondo possibili e azioni ritenute realisticamente attuabili. In questo quadro, i ricercatori distinguono quattro modi di formare le proprie credenze iniziali: ignorare del tutto la path dependence; anticiparla ma rimanendo ancorati a una sola teoria; riconoscere l’esistenza di eventi futuri ignoti (“unknown unknowns”); oppure mantenere attive più teorie alternative. Il modello mostra che quest’ultimo approccio riduce il rischio di lock-in subottimali, soprattutto in contesti ad alta incertezza e con orizzonti temporali lunghi.
Il secondo paper, pubblicato su Industrial and Corporate Change, traduce queste intuizioni in un test empirico. Gli autori conducono due esperimenti randomizzati online coinvolgendo complessivamente circa 1.500 manager reclutati sulla piattaforma Prolific. Ai partecipanti viene chiesto di mettersi nei panni di Christopher Sholes e di scegliere tra tre layout di tastiera: uno che massimizza la resistenza all’inceppamento (ex post subottimale), uno bilanciato e uno che massimizza la velocità di scrittura (ex post ottimale).
I partecipanti sono suddivisi in gruppi: un gruppo di controllo; un gruppo reso consapevole dei meccanismi di path dependence; e due gruppi ulteriori in cui questa consapevolezza è combinata con una visione ottimistica o pessimistica sugli sviluppi futuri della tecnologia. Ebbene, la sola consapevolezza della path dependence non basta a migliorare le decisioni. La probabilità di scegliere il layout ex post ottimale aumenta (di circa il 6%) solo quando la consapevolezza della path dependence è accompagnata da un atteggiamento ottimista verso il futuro. In assenza di questa combinazione, prevale l’avversione alle perdite di breve periodo.
Non sottovalutare l’ignoto
Nel modello teorico di scelta ottimale in condizioni di incertezza profonda sviluppato dagli autori, il decisore non deve solo stimare le probabilità degli esiti futuri all’interno di un dato modello causale, ma anche assegnare una probabilità ai diversi modelli possibili. Non si tratta solo di chiedersi “che cosa accadrà?”, ma anche “quale teoria del mondo è quella giusta?”.
Quando nel processo decisionale entra la consapevolezza che una scelta può generare lock-in futuri e che potrebbero esistere stati del mondo oggi impensabili, la decisione ottimale cambia: diventa più prudente, più esplorativa, meno orientata a puntare subito tutto su un’unica soluzione.
Le decisioni che intrappolano organizzazioni e mercati in soluzioni inefficienti nascono anche da modelli mentali troppo semplici, da orizzonti temporali corti e da una sottovalutazione dell’ignoto.
In contesti caratterizzati da forte incertezza e rapido cambiamento tecnologico, conviene rallentare, esplorare più alternative e investire tempo nel mettere in discussione il proprio modello causale. È quello che gli autori chiamano “dubbio metodico”: sapere di non sapere e agire di conseguenza.
Arnaldo Camuffo, Alfonso Gambardella, Saeid Kazemi (2025). “A theory based analysis of path dependence.” Economics of Innovation and New Technology, 1–24. DOI: https://doi.org/10.1080/10438599.2025.2584207.
Arnaldo Camuffo, Alfonso Gambardella, Saeid Kazemi, “Internal initial conditions and path dependence: an experimental and AI-synthetic study of theories and awareness of unknown events.” Industrial and Corporate Change, Volume 34, Issue 6, December 2025, Pages 1280–1308. “ DOI: https://doi.org/10.1093/icc/dtaf051.



