

L’Italia del fintech, nel panorama dell’Europa continentale, non sfigura né per numero di realtà, né per investimenti. Eppure, il settore fatica a esprimere tutto il suo potenziale, come un’automobile con il freno a mano inserito.
Quale sia il freno emerge bene dai risultati del secondo rapporto dell’European Financial Services Tech Hub di SDA Bocconi, che abbiamo realizzato insieme a Jessica Baro, Pierpaolo Cuglietta e Raffaele Turazzo: le fintech italiane hanno talenti, competenze e riconoscimento internazionale, ma a fare difetto sono le condizioni strutturali che permettano loro di crescere, scalare, integrarsi con gli incumbent, attrarre capitali e competere davvero su scala europea.
Dopo due anni di lavoro, i ricercatori dell’Hub hanno individuato quattro pillar su cui intervenire – governance, regolamentazione, ecosistema, innovazione – e le leve da manovrare nell’ambito di ogni pillar per consentire al fintech italiano di diventare un vero motore di competitività.
Incrementare il valore del fintech italiano
La ricerca 2025 rappresenta il secondo anno del lavoro dell’Hub. Se nel 2024 l’obiettivo era definire rigorosamente che cosa si intende per fintech e come valutarlo, costruendo tassonomie, metriche e modelli di valutazione delle startup, nel 2025 si è cercato di dare indicazioni sulle azioni da intraprendere, ponendosi le seguenti domande:
- Come si può incrementare il valore dell’ecosistema fintech italiano (ed europeo)?
- Quali best practice europee funzionano davvero?
- In che modo gli altri Paesi stanno rendendo i loro ecosistemi più attrattivi?
- Quali leve hanno un impatto misurabile sulla competitività complessiva?
L’analisi ha l’ulteriore merito di offrire un confronto sistematico con gli altri hub europei.
Lavoro sul campo
Il team ha condotto interviste con i principali hub europei, raccolto dati dalle fintech e dagli incumbent italiani, analizzato la letteratura e combinato questi insight con dati di mercato e modelli econometrici.
L’analisi è stata condotta su un campione che include dieci paesi (Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna, Austria, Lituania, Lussemburgo, Polonia e Romania) e ha individuato quattro pillar che influenzano la competitività di un ecosistema fintech. All’interno di ogni pillar, sono state identificate le leve utili a sbloccare le potenzialità del fintech italiano ed europeo.
Governance & Management: trattenere i talenti è la priorità strategica
Le evidenze mostrano un forte allineamento tra Europa e Italia: la governance è un fattore critico per attrarre capitali e consolidare l’azienda. Tuttavia, l’Italia sconta due elementi ricorrenti: board poco diversificati (prevalentemente maschili) e una forte dipendenza da profili economico-finanziari tradizionali.
Attivare iniziative per trattenere i talenti è la leva individuata dalla ricerca. Il settore, infatti, forma professionisti altamente qualificati, che però spesso migrano verso ecosistemi percepiti come più dinamici (UK, Germania, Paesi Bassi). La retention diventa quindi un obiettivo di policy oltre che manageriale.
Regolamentazione: abilitante, ma troppo rigida
Tutti gli intervistati concordano sul fatto che la regolamentazione sia un fattore abilitante essenziale per proteggere consumatori e investitori. Ma in Italia è anche percepita come poco flessibile.
Le principali criticità evidenziate sono l’incertezza interpretativa delle norme europee, l’assenza di una sandbox regolamentare funzionante e l’eccessiva rigidità, che scoraggia investimenti esteri. Il confronto con la Lituania è emblematico: nonostante condivida il perimetro normativo europeo, il Paese ha creato un ecosistema fintech altamente attrattivo, grazie a sandbox efficaci, incentivi fiscali e programmi dedicati all’integrazione con le banche.
La leva proposta, di conseguenza, consiste nel definire un quadro regolamentare flessibile, armonizzato e chiaro, con sandbox interoperabili a livello europeo.
Ecosistema: dall’aggregazione locale alla massa critica nazionale
È il pillar più strategico. Oggi l’Italia non ha un vero ecosistema fintech unificato: ha tanti piccoli cluster locali che, invece di collaborare, competono tra loro. Questo riduce la visibilità internazionale, la capacità di attrarre capitali e l’integrazione con le banche.
Dai dati emerge che le collaborazioni fintech–incumbent sono percepite come difficili, la tecnologia è vissuta come un ostacolo, la struttura regolamentare non aiuta e le sandbox sono viste come una leva di fiducia e credibilità ancora inespressa .
Un ecosistema forte è la premessa per attrarre talenti, capitali e partnership industriali. La leva identificata è duplice: creare un ecosistema nazionale coeso e collegarlo ai network europei, come fanno Paesi Bassi e Lituania.
Innovazione: tre trend, tre velocità
L’Hub ha scelto di confrontarsi con tre trend innovativi, collocati su tre curve di maturità diverse:
- • Intelligenza artificiale (AI e Gen AI): già consolidata,
- • Tokenizzazione: in accelerazione,
- • Super app: emergenti e con potenziale trasformativo.
La Gen AI è già utilizzata dal 35% delle fintech europee, con un mercato che potrebbe superare i 22 miliardi entro il 2030. Le applicazioni individuate sono molteplici e l’obiettivo non è già più quello di integrare l’AI, ma raggiungere gli obiettivi di business usando anche l’AI.
Il mercato dei real-world asset tokenizzati potrebbe raggiungere $16.000 miliardi entro il 2030 e la capitalizzazione crypto ha già superato i $3.500 miliardi nel 2025 . In Italia, l’adozione potrebbe triplicare entro il 2030, trainata da settori come arte, lusso, Made in Italy, e persino dal potenziale uso sul debito pubblico.
Quello delle super app è il trend più divisivo e più promettente. Le super app sono piattaforme mobili che aggregano molteplici servizi finanziari e non finanziari (come messaggistica, pagamenti ed e-wallet, delivery e mobilità, tarding, e-commerce, booking) all’interno di un’unica esperienza integrata. Il loro sviluppo nell’area asiatica dimostra che le super app possono diventare infrastrutture centrali della vita digitale e che la loro diffusione ha un effetto macroeconomico rilevante sulla crescita del PIL.
La leva più importante del pillar “Innovazione” è perciò l’espansione della base utenti delle super app.
Un appello ai policy maker
Le implicazioni di policy sono profonde e interconnesse: i quattro pillar, infatti, si rafforzano reciprocamente.
I policy maker sono chiamati a favorire il trattenimento dei talenti con misure fiscali, programmi dedicati, percorsi per founder; creare sandbox regolamentari realmente operative e interoperabili, semplificare e chiarire il quadro normativo, riducendo incertezza e oneri di compliance, e a sostenere l’unificazione dell’ecosistema nazionale e la sua connessione ai network europei.
Nel 2026, l’attività dell’Hub proseguirà, con gli obiettivi di proporre raccomandazioni sistemiche a livello italiano ed europeo; delineare scenari evolutivi del fintech e consolidare evidenze su innovazione, investimenti e policy.



