

In Lombardia, la copertura vaccinale antinfluenzale tra il personale del Servizio sanitario si ferma al 28,6%, un livello in crescita (era al 23,4% due anni fa), ma decisamente basso.
Per gli operatori sanitari la raccomandazione di vaccinarsi è forte e condivisa e non possiamo accontentarci di meno di un operatore vaccinato su tre.
Le aziende sanitarie lombarde investono in campagne informative, moltiplicano i punti vaccinali, semplificano l’accesso e sperimentano diverse iniziative organizzative. Una survey condotta da Rosanna Tarricone, Vittoria Ardito e Francesco Petracca per CSL Seqirus ha mappato ciò che fanno le aziende per promuovere la vaccinazione antinfluenzale tra gli operatori sanitari.
Un viaggio dentro le aziende
La ricerca si inserisce in un filone ormai consolidato, che studia perché, anche tra i professionisti della salute, l’adesione alle vaccinazioni rimanga inferiore alle attese. Numerosi studi internazionali hanno già evidenziato come la resistenza degli operatori sanitari non sia limitata all’Italia, ma diffusa in molti sistemi sanitari avanzati.
Lo studio (di cui la survey è solo il primo step) vuole osservare ciò che accade “dentro” le aziende sanitarie:
- quali iniziative vengono promosse,
- quali sono percepite come efficaci,
- dove si collocano le barriere.
La cultura oltre la logistica
La ricerca si basa su una survey condotta con il supporto istituzionale di Regione Lombardia, a cui hanno aderito 72 aziende sanitarie lombarde, sia pubbliche, sia private.
Le aziende mettono in campo un ampio ventaglio di interventi, riconducibili principalmente a due grandi categorie:
- iniziative organizzative, volte a facilitare l’accesso da un punto di vista logistico, come l’aumento dei punti vaccinali, la possibilità di vaccinarsi direttamente in reparto o tra colleghi (una pratica adottata da oltre metà delle aziende), e la semplificazione delle procedure;
- iniziative di comunicazione, volte ad aumentare la consapevolezza, come email mirate, lettere informative, pagine web dedicate e campagne interne.
Tutte le iniziative sono percepite mediamente efficaci dai partecipanti alla survey (nessuna riceve una valutazione sotto il 7 su 10), ma si osserva una differenza importante: sono percepite più efficaci le azioni personalizzate e dirette (inviti individuali, comunicazioni mirate, accesso facilitato); mentre sono meno incisive le iniziative generaliste, come poster e cartellonistica, che pure sono tra le più diffuse.
Si evidenzia quindi un primo disallineamento: ciò che è più facile da implementare su larga scala non è necessariamente ciò che è percepito come più efficace.
Inoltre, le barriere organizzative (accesso, orari, logistica) sono considerate tutto sommato secondarie, a dimostrazione che gli interventi organizzativi su cui le aziende intervengono funzionano; le barriere principali sono culturali e comportamentali: scarsa percezione del rischio, esitazione, fiducia limitata.
Interventi comportamentali
Per convincere il personale sanitario a vaccinarsi, si dovranno allora ripensare le strategie, integrando strumenti di tipo comportamentale.
Servono interventi più mirati, capaci di parlare a gruppi specifici di operatori, con messaggi rilevanti per il loro contesto.
La prossima fase della ricerca si concentrerà allora su interventi ispirati alle scienze comportamentali, ancora poco utilizzati ma promettenti, come gli appuntamenti vaccinali preassegnati (default); l’esplicitazione del confronto con i pari (social norms); nuove tecniche di framing dei messaggi; elementi di competizione tra strutture (gamification).
Poiché non tutte le iniziative funzionano allo stesso modo per tutti, sarà importante testare, misurare e adattare gli interventi prima di estenderli su larga scala. La strada che si intende percorrere nei prossimi step è comprendere più a fondo le determinanti dell’esitazione vaccinale tra operatori sanitari e identificare combinazioni di interventi efficaci per diversi target.
Rosanna Tarricone, Vittoria Ardito, Francesco Petracca. Iniziative adottate per promuovere la vaccinazione antinfluenzale degli operatori sanitari. Evidenze di una survey condotta in Regione Lombardia.



