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Non solo quotazioni: dove va il mercato dell’arte

19 ottobre 2026/DiBrunella Bruno Andrea Rurale
Arte

Le aste della primavera 2026 hanno confermato un ritorno di fiducia nel mercato dell’arte. Per la prima volta dopo gli anni della pandemia, i tre principali indici globali del MM Art Price Index – arte impressionista, contemporanea e cinese – sono saliti contemporaneamente, mentre gli indicatori di sentiment mostrano un’intensità delle offerte tornata vicina ai livelli storici.

Guardando all’Europa, pur in un quadro di crescita generalizzata, emergono differenze significative tra paesi. Mentre Francia, Regno Unito e Germania hanno registrato una netta ripresa, il mercato italiano continua a muoversi più lentamente. Ancora più interessante è il quadro di lungo periodo: dal 2000 a oggi, l’indice dell’arte italiana ha registrato la crescita più contenuta tra i principali mercati europei.

Ma che cosa ci raccontano davvero questi indici? Come l’S&P 500 sintetizza l’andamento del mercato azionario senza stabilire quanto valga una singola impresa, così un indice del mercato dell’arte non esprime una valutazione su una singola opera, ma descrive l’evoluzione di uno specifico segmento del mercato. Nel caso del MM Art Price Index, il riferimento è il mercato delle aste.

MM Art Price Index

L’arte è spesso presentata come una possibile forma alternativa di investimento. A differenza dei mercati finanziari tradizionali, tuttavia, il mercato dell’arte è poco trasparente, illiquido e caratterizzato da elevati costi di transazione. Si tratta probabilmente dell’unica asset class da decine di miliardi di dollari nella quale la maggior parte delle transazioni avviene al di fuori di un mercato trasparente. Da qui l’importanza di disporre di metriche che, pur riferendosi solo a una parte del mercato, offrano informazioni affidabili sull’evoluzione del settore e dei suoi principali segmenti.

Gli indici MM Art Price Index sono sviluppati dal team guidato da Jianping Mei, della Cheung Kong Graduate School of Business, in collaborazione con SDA Bocconi School of Management. Sono costruiti utilizzando la metodologia delle repeat sales, che confronta nel tempo i prezzi delle stesse opere passate almeno due volte in asta presso le principali case internazionali.

A questi si affiancano indicatori di sentiment, che misurano l’intensità della domanda osservando quanto il prezzo finale si discosti dalle stime formulate prima dell’asta.

La scelta delle aste non è casuale. Esse rappresentano infatti l’unico segmento del mercato sufficientemente trasparente da consentire analisi statistiche robuste, grazie alla disponibilità di prezzi pubblici e osservabili. Rimangono tuttavia una fotografia parziale: le aste rappresentano meno della metà delle transazioni complessive e, anche considerando le vendite private organizzate dalle stesse case d’asta, gli indici descrivono meno del 40% del mercato dell’arte. Tutto ciò che avviene nelle gallerie, nelle trattative riservate tra collezionisti e nel mercato primario rimane in larga misura invisibile.

I risultati mostrano che il mercato internazionale sta attraversando una fase di recupero. Nella primavera del 2026, l’indice dell’arte impressionista è cresciuto del 15%, quello dell’arte contemporanea del 10,8% e quello dell’arte cinese dell’1,7%, accompagnati da un netto miglioramento del sentiment degli operatori.

Anche in Europa si osserva una ripresa, ma con intensità differenti: Francia (+24,7%), Regno Unito (+18,5%) e Germania (+6%) hanno registrato aumenti significativi, mentre l’Italia ha segnato una flessione del 3,2% rispetto alla rilevazione precedente.

In una prospettiva di lungo periodo, dal 2000 alla primavera del 2026, il rendimento composto dell’arte italiana si è fermato all’1,4%, contro il 2,7% della Germania, il 2,6% del Regno Unito e il 2,5% della Francia. Si tratta di dati meno incoraggianti rispetto alla performance delle principali asset class finanziarie.

Il modesto rendimento dell’arte europea non implica però necessariamente un mercato debole. Potrebbe riflettere caratteristiche strutturali differenti rispetto ad altri mercati internazionali o, più cautamente, aprire interrogativi sul suo posizionamento relativo e sulle possibili opportunità ancora inesplorate.

Soprattutto, questi risultati ricordano che l'arte non può essere valutata esclusivamente con i criteri utilizzati per gli investimenti finanziari tradizionali. Se l'obiettivo fosse soltanto massimizzare il rendimento, il confronto con le principali asset class finanziarie apparirebbe inevitabilmente poco favorevole. L'arte va piuttosto interpretata come un bene in grado di preservare valore nel lungo periodo, come mostrano i rendimenti positivi, seppure modesti, osservati dagli indici nel medio-lungo termine. Per confrontare l'arte con le altre asset class in modo realmente rigoroso occorre però andare oltre i rendimenti e sviluppare misure della volatilità dei prezzi, della correlazione dei rendimenti con le altre asset class, dei costi di transazione e della liquidità. Ma il valore dell’arte non si esaurisce nella dimensione finanziaria. La componente estetica, culturale e sociale rappresenta una parte essenziale del beneficio derivante dal possesso di un’opera. Allo stesso tempo, l’arte è anche un bene fisico, esposto a rischi specifici (dall’autenticità alla conservazione, dal trasporto al furto) che non trovano equivalenti nei tradizionali strumenti finanziari.

Più in generale, gli indici riflettono prevalentemente il segmento secondario del mercato e, al suo interno, le opere che ritornano più frequentemente in asta. Occorre inoltre ricordare che il mercato delle aste risulta concentrato sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda: pochi artisti, poche case d’asta e un numero ristretto di grandi collezionisti determinano una quota rilevante del valore complessivo: meno dell’1% dei lotti ha generato circa il 45% del fatturato mondiale delle aste, con Christie’s e Sotheby’s protagoniste della maggior parte delle vendite di fascia ultra-alta (2025 Artprice Global Art Market Report). Rimane invece molto meno osservabile il segmento intermedio del mercato, che altri rapporti internazionali descrivono come più dinamico, caratterizzato da una maggiore circolazione di opere e da una base di collezionisti più ampia.

Ciò non riduce l’utilità degli indici. Al contrario, proprio perché il segmento più elevato del mercato tende a guidare le grandi fasi di espansione e contrazione del settore, essi rappresentano un prezioso indicatore delle principali tendenze del mercato dell’arte, pur senza esaurirne tutta la complessità.

Oltre i prezzi: la prossima frontiera della ricerca

Che cosa possono dirci, dunque, gli indici del mercato dell’arte? Per operatori, collezionisti e investitori, il primo insegnamento è utilizzarli per ciò che realmente sono. Non servono a stabilire quanto valga una singola opera né a suggerire se sia conveniente acquistarla. Offrono invece una bussola per interpretare l’evoluzione del mercato e coglierne le principali tendenze.

Ma la ricerca non si ferma qui. Il gruppo di ricerca sta sviluppando una nuova generazione di strumenti che affiancheranno alle misure di prezzo indicatori di liquidità, cioè della facilità con cui un'opera può essere effettivamente rivenduta. Questi indicatori sono già disponibili per il mercato dell'arte contemporanea e rappresentano una delle principali direzioni di sviluppo della ricerca. La liquidità costituisce infatti una dimensione fondamentale del valore economico dell'arte: una valutazione teorica si traduce in valore realizzato solo quando esiste un mercato disposto ad acquistare l'opera.

Anche l'andamento differenziato dei mercati europei apre nuove domande di ricerca. Perché alcuni mercati crescono più rapidamente di altri? Dipende dalla struttura delle case d'asta, dalla composizione della domanda, dalla presenza di collezionisti internazionali o dalla qualità delle infrastrutture di mercato? Rispondere a queste domande potrebbe contribuire a spiegare il diverso posizionamento competitivo dei mercati europei e, in particolare, le prospettive del mercato italiano.

Un'altra direzione di ricerca riguarda l'integrazione dei dati d'asta con informazioni qualitative e indicatori costruiti a partire dall'attenzione che il mercato dell'arte riceve sulla stampa internazionale e nei media digitali. L'obiettivo è affiancare ai tradizionali indicatori di prezzo nuove misure del sentiment e dell'attenzione verso il mercato, capaci di cogliere fenomeni che i soli dati di prezzo non riescono a osservare.

Anche i grandi passaggi generazionali della ricchezza potrebbero modificare profondamente i gusti dei collezionisti e, di conseguenza, la geografia del mercato: dalla crescente attenzione verso le artiste alle produzioni provenienti da aree finora marginali, come l'arte africana contemporanea, fino a forme di collezionismo sempre più orientate al valore culturale e sociale delle opere.

Comprendere come questi cambiamenti influenzeranno prezzi, liquidità e struttura del mercato rappresenterà una delle principali sfide dei prossimi anni. L'obiettivo del gruppo di ricerca della SDA Bocconi è sviluppare metodologie di analisi che integrino dati quantitativi e qualitativi, riconoscendo la duplice natura dell'arte: un bene culturale e patrimoniale, il cui valore non può essere ridotto ai soli rendimenti finanziari, ma che richiede, al tempo stesso, dati affidabili e metodologie rigorose per essere analizzato.