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La rubrica presenta, in occasione della ricorrenza dei 50 anni dalla fondazione di SDA Bocconi, una selezione delle idee generate dalla Faculty che hanno fatto scuola nel panorama della ricerca manageriale: rilevanza, concretezza, rigore scientifico e impatto sulle comunità di riferimento i 4 punti cardinali del percorso proposto. Liniziativa di SDA Insight è parte del più ampio progetto «50anni di idee». 

Sono diversi i teorici che negli ultimi decenni hanno considerato la conoscenza come la principale fonte di vantaggio competitivo nell’economia contemporanea. Questo è vero in virtù sia della rivoluzione digitale in atto, che permette una più rapida e ampia condivisione del sapere, sia della crescente complessità dell’ambiente di mercato, che necessita di sempre maggiori informazioni per ridurre l’incertezza.
Tale contesto – opportunamente definito come «società della conoscenza» – profila un cambiamento radicale rispetto al passato: lo spazio sempre più globale all’interno del quale si muovono le aziende si accompagna infatti a nuove forme di socializzazione del sapere e nuove possibilità di immagazzinare i risultati dell’apprendimento.
Nel mio studio «Communities of Creation: Managing Distributed Innovation in Turbulent Markets» – pubblicato nel 2000 sulla California Management Review, e riconosciuto nel 2001 come miglior paper della rivista nell’anno precedente – ho sottolineato come, nell’economia di rete, le aziende non possano più produrre e gestire la conoscenza in modo autonomo, ma abbiano un crescente bisogno di cooperare con partner, fornitori e clienti all’interno di un ecosistema sempre più articolato, dove i singoli attori vengono attivati sulla base dei fabbisogni contingenti.
Si tratta di uno dei primi studi che approfondisce il tema degli ecosistemi per la produzione di conoscenza che beneficiano della connessione digitale, e che solleva il problema della gestione dei diritti sulla proprietà intellettuale quale frutto di un processo collettivo di creazione. In tale contesto, l’impresa si identifica come orchestrator di un sistema articolato di co-generazione della conoscenza. A partire da queste considerazioni, si è poi aperto al filone di studi della open innovation e del customer engagement nei processi di sviluppo di nuovi prodotti e servizi che è stato poi ampiamente sviluppato a partire dagli anni 2000, con il consolidarsi delle tecnologie di rete.
Questo nuovo meccanismo di governance della creatività, definito «comunità di creazione», è un sistema permeabile che richiede alle aziende di ripensare i propri confini, rendendo sempre più sfumata la linea di separazione da clienti, fornitori e concorrenti. Ognuno di questi interlocutori possiede infatti conoscenze specifiche e specializzate che vanno integrate nei processi di creazione della conoscenza aziendale. Il luogo dell’innovazione si sposta al di fuori della singola organizzazione, verso una comunità di individui e imprese che collaborano insieme per creare una proprietà intellettuale comune. Ogni membro della comunità può accedere e contribuire alla stessa, nel rispetto di un chiaro sistema di gestione dei diritti di proprietà intellettuale.
La comunità di creazione permette dunque alle aziende di innovare in un ambiente complesso mantenendo un’alta varietà e flessibilità interna e superando i tradizionali meccanismi di governance gerarchici, incarnati dai dipartimenti di R&S. Tali meccanismi, chiusi per definizione, se da un lato permettevano all’azienda di mantenere il pieno controllo sul processo di sviluppo, dall’altro non consentivano alla stessa di beneficiare della creatività, della diversità e dell’agilità dei propri partner. In un mondo dove l’innovazione e il cambiamento rappresentano la regola, agire come singoli non è più sufficiente: vince il gioco di squadra sul terreno della socializzazione della conoscenza, per aumentare la flessibilità e il vantaggio competitivo.
Nell’attuale contesto della sharing economy, la logica del crowdsourcing si è sempre più consolidata e l’idea di un’impresa che attiva attori esterni al suo perimetro in funzione di fabbisogni contingenti di innovazione è ormai riconosciuta come la regola. Questo paper ha quindi contribuito allo sviluppo di pratiche manageriali sempre più orientate alla collaborazione tra attori diversi e all’innovazione intesa come processo aperto.