
Nel nuovo mondo, lo stato di allerta è la nuova normalità

“Esistono solo due tipi di aziende: quelle che sono già state violate e quelle che lo saranno.” Questa affermazione del 2012, dell'allora direttore dell'FBI Robert Mueller , è diventata un mantra che per oltre un decennio ha riassunto una scomoda verità: nel nostro mondo digitale, per qualsiasi azienda e in qualsiasi Paese, una violazione della cybersecurity non è una questione di se, ma di quando.
Per molto tempo la cybersecurity è stata percepita come un problema marginale e puramente tecnico, confinato ai dipartimenti IT (e, a prescindere da quanto si dica, in alcuni contesti questa percezione persiste ancora oggi). La realtà, però, è che non è più così. Che lo si voglia accettare oppure no, a livello di governance la cybersecurity è una questione che riguarda il Consiglio di amministrazione, perché coinvolge la continuità operativa, la reputazione aziendale e, in molti settori, anche la conformità normativa.
E sebbene il tema sia diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico, non lo è mai stato quanto nel momento in cui è esploso il caso Mythos.
Che cos'è Mythos (e perch é fa paura)
Mythos è il modello di intelligenza artificiale più avanzato mai sviluppato (finora) da Anthropic, l'azienda che ha creato la famiglia di modelli linguistici (LLM, Large Language Models) nota come Claude. Annunciato per la prima volta nell'aprile 2026, Mythos è in grado di comprendere e modificare software complessi. Di conseguenza, è anche un modello capace di individuare le vulnerabilità presenti in quel codice.
Il lancio di Mythos non ha seguito il copione abituale. Inizialmente, Anthropic ha deciso di non rilasciare il modello perché, già durante la fase di anteprima, aveva dimostrato di poter individuare migliaia di vulnerabilità ad alta criticità in tempi molto brevi, comprese alcune presenti in tutti i principali sistemi operativi e browser: falle incorporate nel software su cui si regge l'intera economia mondiale.
L'azienda ha invece avviato Project Glasswing, una coalizione che ha concesso l'accesso a Mythos a circa cinquanta organizzazioni (per lo più grandi aziende tecnologiche statunitensi e società di cybersecurity) con l’obiettivo principale di utilizzare Mythos prima che lo facessero gli attaccanti, per individuare e correggere le vulnerabilità delle proprie infrastrutture digitali. L'idea era offrire, almeno temporaneamente, un vantaggio asimmetrico, questa volta a favore dei difensori. Il risultato è stato notevole: secondo i dati diffusi da Anthropic, nel giro di poche settimane i partner hanno identificato oltre diecimila vulnerabilità ad alta o altissima gravità. Nel frattempo si è aperto un dibattito. Un'azienda che sviluppa il proprio modello più potente e decide di non commercializzarlo, in un settore in cui arrivare per primi è fondamentale, inevitabilmente suscita sospetti.
Considerata la capacità dell'AI di incidere profondamente sulla sicurezza e sulla privacy aziendale, dall'esplosione del fenomeno della Generative AI molti responsabili della cybersecurity aziendale (Chief Information Security Officer, o CISO) si sono trovati direttamente coinvolti nella governance di questa tecnologia. E non pochi di loro hanno interpretato questa scelta come un'abile operazione di posizionamento (soprattutto in vista della futura IPO di Anthropic): il modello attira un'attenzione enorme proprio perché non è possibile averlo. Rimaneva però un dubbio: le capacità di Mythos erano reali oppure facevano parte di una narrazione di marketing?
Il rilascio, il blocco e ciò che ha rivelato
Nel giugno 2026 Anthropic ha rilasciato un modello gemello di Mythos: Fable 5. I due condividono lo stesso "motore", ma con una differenza cruciale nelle misure di sicurezza. Fable è progettato per un utilizzo generale e integra specifici guardrail (meccanismi di sicurezza incorporati nel modello): quando riceve richieste cyber potenzialmente ad alto rischio, le reindirizza a un modello meno potente. Finora questo meccanismo è stato attivato in meno del 5% delle sessioni.
Il rilascio di Fable, tuttavia, è durato pochissimo. Il 12 giugno, tre giorni dopo il lancio, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha imposto ad Anthropic controlli all'esportazione che le imponevano di escludere dall'accesso qualsiasi cittadino non statunitense, compresi gli stessi dipendenti stranieri dell'azienda. L'ordine è entrato immediatamente in vigore e, non essendo in grado di verificare in tempo reale la nazionalità degli utenti, Anthropic ha sospeso l'accesso per tutti, ritirando il modello da ogni piattaforma. A provocare il provvedimento è stato un rapporto di ricercatori di Amazon, che avevano trovato un modo per aggirare i guardrail di Fable, inducendolo a individuare vulnerabilità e, in un caso, a produrre codice dimostrativo del loro potenziale sfruttamento.
Pochi giorni dopo, il blocco è stato revocato e, con esso, è emerso un dettaglio che ha in parte cambiato la narrazione. I test condotti da Anthropic hanno mostrato che molti modelli meno potenti, comprese versioni precedenti di Claude, GPT-5.5 di OpenAI e modelli open source cinesi come Qwen di Alibaba (che si sospetta sia stato addestrato almeno in parte proprio su Fable), erano in grado di individuare le stesse vulnerabilità evidenziate nel rapporto di Amazon. In altre parole, la capacità di identificare questo tipo di falle non è esclusiva di Mythos/Fable: semmai, questi modelli riescono a farlo più rapidamente.
Il 30 giugno i controlli sono stati rimossi e, dal 1° luglio, Fable 5 è tornato disponibile a livello globale con guardrail aggiornati. Mythos resta invece riservato ai partner qualificati; recentemente a Project Glasswing si è unita la prima entità europea, l'Agenzia dell'Unione europea per la cybersicurezza (ENISA).
Oltre Mythos: la tempesta all'orizzonte
È a questo punto che emerge la principale lezione del caso Mythos/Fable, quasi controintuitivamente. Il pericolo non può essere gestito limitando l'accesso a un singolo modello, perché capacità equivalenti esistono già, o esisteranno nel giro di poco, in decine di altri modelli, alcuni dei quali open source e disponibili a chiunque a costi estremamente contenuti. La difesa non può basarsi sulla speranza che gli avversari non dispongano degli strumenti; bisogna partire dal presupposto opposto.
Le implicazioni sono molto concrete. Uno strumento basato sull'AI come Mythos può individuare migliaia di vulnerabilità nel giro di poche settimane. La scoperta delle vulnerabilità accelera perché l'incentivo per gli attaccanti è evidente; la correzione procede invece più lentamente perché, in questo caso, gli incentivi sono rovesciati: applicare una patch significa bloccare, in misura maggiore o minore, la produttività aziendale.
Per affrontare questo stato di allerta permanente, le organizzazioni dovranno attrezzarsi su due fronti.
Il primo consiste nel disporre degli strumenti giusti per difendersi: una questione tutt'altro che banale in un mondo in cui uno Stato può bloccare o limitare il rilascio di un modello particolarmente avanzato, con il rischio di creare una "linea di povertà" (una linea di povertà digitale) che separa le aziende in grado di rispondere alle minacce da quelle destinate a rimanere indietro per mancanza di strumenti adeguati. Il blocco di Fable ha aperto diversi interrogativi che vanno oltre la tecnologia: chi controlla questi modelli, chi può accedervi e a quali condizioni. Non si tratta più soltanto di una questione commerciale, ma di un confronto di potere tra Stati. È un tema che merita una riflessione a sé ed è il tema del secondo articolo di questo Trending Topic .
Il secondo consiste nel saper reagire in tempo, il che significa che il modello di governance del rischio cyber a cui siamo abituati dovrà cambiare. Contenere il rischio potrebbe richiedere di accettare che sia il livello di criticità di una vulnerabilità, e non il calendario aziendale, a determinare quando applicare una patch. Un'inversione di priorità che fino a oggi sarebbe stata impensabile. Come cambierà concretamente il modello di sicurezza aziendale quando AI e automazione diventeranno componenti strutturali sia dell'attacco sia della difesa e quali processi e quali ruoli ne saranno coinvolti è l'argomento del terzo articolo .
Le opinioni e le riflessioni presentate in questi articoli si basano su una serie di discussioni svoltesi negli ultimi mesi nell'ambito del Corporate Information Security Roundtable , un'iniziativa che coinvolge Chief Information Security Officer europei e statunitensi, nonché sulle attività di ricerca del DEVO Lab , il laboratorio della SDA Bocconi dedicato allo studio dell'innovazione e dell'adozione delle nuove tecnologie nelle imprese.



