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La sostenibilità del SSN passa anche dalle imprese. Il caso ENI

03 novembre 2026/DiValeria Tozzi Guglielmo Pacileo Antonio Lapenta
ssn

La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale dipende anche da ciò che accade nei luoghi di lavoro. Qui si intrecciano bisogni di salute e risposte organizzative che incidono sulla vita delle persone. È la prospettiva proposta da Salute, lavoro e comunità , il volume di Valeria Tozzi , Guglielmo Pacileo e Antonio Lapenta , edito da EGEA, che ricostruisce le iniziative sanitarie sviluppate da ENI sin dalla sua nascita nel 1953 e ne discute il significato per il presente. 

Copertina Salute Lavoro e ComunitàLa matrice pubblica, il ruolo nell’industrializzazione del Paese, la dimensione internazionale e le specificità produttive rendono questa esperienza unica e difficilmente replicabile, ma quella di ENI è una storia sulla salute di tre comunità che si incrociano, quelle dei dipendenti, delle loro famiglie e dei territori all’interno dei quali le attività d’impresa si svolgono. Come ogni esperienza di welfare aziendale, essa riflette condizioni storiche e istituzionali precise. Ricostruirle permette di riconoscere questioni che riguardano anche altre organizzazioni, a partire dal rapporto tra interessi dell’impresa, bisogni delle persone e responsabilità collettive.

Osservato attraverso i percorsi dei cittadini, il sistema di tutela della salute è già ibrido. Una stessa persona si rivolge a strutture pubbliche, riceve cure da strutture private per conto del SSN, acquista direttamente prestazioni e utilizza servizi offerti dal datore di lavoro. All’unità del bisogno corrisponde una pluralità di circuiti, distinti per finanziamento, accesso e organizzazione. Le loro connessioni incidono sull’esperienza di cura e sull’impiego delle risorse complessive.

Questa trasformazione procede attraverso scelte individuali, contrattazione e iniziative aziendali. Il dibattito pubblico e la cornice istituzionale faticano ancora a esprimere una visione condivisa. Resta aperta la questione della direzione: quali bisogni trovano risposta, come cambiano le possibilità di accesso, quali relazioni si costruiscono tra i servizi. Governare queste interdipendenze è parte della sostenibilità del SSN.

In questa fase storica il rapporto tra lavoro e salute assume un rilievo particolare. Patologie croniche, responsabilità familiari di cura e incertezza delle condizioni di vita attraversano la partecipazione al lavoro. Le persone portano nell’organizzazione tensioni maturate altrove, che si intrecciano con quelle generate dall’attività professionale. Le comunità di lavoro devono trovare equilibri che consentano ai singoli di continuare a partecipare. La salute dipende anche dalla qualità di queste relazioni e dalle risorse che esse rendono accessibili.

Tutte le aziende (pubbliche, private e non profit) assumono così una funzione di corpi intermedi tra individui e comunità. Prendersi cura delle comunità di lavoro significa anche ridurre le disuguaglianze di partenza. Tempi, carichi e clima di fiducia incidono sulla possibilità di trasformare l’accesso formale in un’opportunità concreta. Un programma di prevenzione richiede che la partecipazione sia compatibile con il lavoro e riconosciuta dai responsabili. Una cultura aziendale che promuove stili di vita salutari e sostiene le persone nella ricerca di risposte ai propri bisogni può generare salute.

Per l’impresa, investire in queste condizioni è una scelta strategica. La continuità delle attività e la capacità di attrarre competenze dipendono anche dalla qualità delle relazioni con le persone e con il contesto istituzionale. La salute sostiene inoltre sviluppo e coesione nelle comunità in cui maturano le decisioni di consumo, risparmio e investimento. Sono anche queste le condizioni sulle quali l’impresa costruisce le proprie prospettive economiche.

Il welfare sanitario aziendale può mobilitare risorse e competenze, avvicinare la prevenzione alle persone e intercettare bisogni grazie a una relazione continuativa. La portata del suo contributo dipende però dalle connessioni con gli altri servizi. Un’iniziativa può far emergere un bisogno; affrontarlo richiede percorsi di cura accessibili e coerenti. La valutazione deve quindi comprendere la continuità della tutela e l’impiego delle risorse complessivamente disponibili.

Queste opportunità sono distribuite in modo diseguale. Le condizioni offerte da una grande impresa differiscono da quelle delle organizzazioni più piccole e da quelle accessibili a chi è fuori dal lavoro. Collegare lo sviluppo del welfare sanitario alle finalità universalistiche del SSN richiede una cornice istituzionale condivisa. Collaborazioni territoriali e valutazione degli effetti sulle comunità possono dare un significato di sistema a iniziative nate da interessi specifici.

È su questo terreno che il welfare sanitario aziendale può contribuire al valore pubblico. Le finalità dell’impresa incontrano l’interesse generale quando le sue scelte ampliano le possibilità di vita e di cura delle persone e rafforzano la capacità di risposta delle comunità. La salute rende visibile l’interdipendenza tra sviluppo economico e benessere collettivo.

La storia di ENI offre un caso per riflettere su questa possibilità. Ripensare la sostenibilità del SSN significa riconoscere le risorse che già concorrono alla tutela della salute e dare una direzione comune al loro impiego. È una responsabilità istituzionale: orientare interessi e iniziative diversi verso i bisogni che la collettività, nel tempo, riconosce come rilevanti.

  • Editore : EGEA
  • Data di pubblicazione : 2026
  • Pagine : 208
  • ISBN/EAN : 9788823848320
  • Formato : Carta

VALERIA TOZZI è Associate Professor of Practice presso la Divisione Government, Health and Not for Profit di SDA Bocconi School of Management, dove dirige l’Executive Master in Management delle Aziende Sanitarie e Socioassistenziali (EMMAS) e il Network DASP.

GUGLIELMO PACILEO è Direttore della Struttura complessa Governo clinico, qualità e ricerca dell’ASL di Alessandria e del Centro Studi Interaziendale di Management Sanitario del Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI).

ANTONIO LAPENTA , dottore di ricerca in Economia e management in sanità, è stato ricercatore al CERGAS. Dal 2008 opera nella cooperazione del governo italiano in progetti a sostegno delle riforme sanitarie di Bolivia, Argentina, Perù ed Ecuador.