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La sostenibilità convince anche le PMI, le regole molto meno

La burocrazia ostacola lo sviluppo delle rinnovabili

La sostenibilità delle PMI europee è diventata un elemento strutturale del modo di fare impresa. Ma il nuovo White Paper Fostering Sustainability in Small and Medium-Sized Enterprises, realizzato da Manlio De Silvio, Francesco Perrini e Stefano Pogutz per il progetto Generali SME EnterPRIZE, mostra anche che la transizione rischia di fermarsi in mezzo al guado.

Da un lato, cresce il numero di imprese che ricavano vantaggi competitivi, finanziari e operativi dalle strategie sostenibili. Dall’altro, una quota molto ampia di PMI resta ancora esclusa, frenata da un contesto normativo e burocratico percepito come troppo complesso più che dalla mancanza di risorse economiche.

Se, in passato, il principale ostacolo alla sostenibilità era individuato nella scarsità di risorse, sia economiche che di competenze o di tempo, oggi il collo di bottiglia è istituzionale: regolamenti difficili da interpretare, incentivi poco chiari, oneri amministrativi eccessivi. Nel frattempo, il “business case” della sostenibilità si rafforza. Le imprese che investono in questo ambito dichiarano benefici concreti: maggiore competitività, accesso facilitato al credito, migliori condizioni assicurative e una capacità più elevata di anticipare i cambiamenti normativi.

Misurare lo slancio

La ricerca si inserisce in un dibattito ormai centrale per l’economia europea: le piccole e medie imprese possono davvero diventare protagoniste della transizione sostenibile? E quali condizioni permettono a questa trasformazione di consolidarsi nel tempo?

Negli ultimi anni, la sostenibilità è entrata progressivamente nelle strategie aziendali delle PMI europee, spinta da pressioni regolatorie, richieste dei clienti, aspettative degli investitori e crescente attenzione ai temi ambientali e sociali. Tuttavia, il quadro è rimasto frammentato. Molte analisi si sono concentrate sulle grandi imprese, mentre le PMI, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo europeo, sono state osservate meno sistematicamente.

Il White Paper prova a colmare questo vuoto rispondendo ad alcuni quesiti:

  • La diffusione delle strategie di sostenibilità nelle PMI sta continuando a crescere o ha raggiunto un punto di stallo?
  • Quali sono oggi i principali ostacoli alla transizione?
  • Le imprese che investono in sostenibilità ottengono davvero benefici economici misurabili?
  • Quanto il cambiamento climatico sta influenzando la percezione del rischio e le strategie di protezione delle piccole imprese europee?

Barriere che cambiano

La quinta edizione del White Paper si basa su un’indagine realizzata tra gennaio e febbraio 2026 su un campione di 1.100 PMI distribuite in undici paesi europei. Si tratta di uno dei più ampi studi longitudinali dedicati alla sostenibilità delle piccole e medie imprese nel continente.

I risultati mostrano innanzitutto una notevole stabilità dell’impegno sostenibile. Nel 2026 il 41% delle imprese dichiara di avere già implementato, o di stare implementando, una strategia di sostenibilità: sette punti percentuali in più rispetto al 2020. Tuttavia, questo dato oscilla ormai da quattro anni tra il 41% e il 44%, segnalando un possibile rallentamento della crescita. Parallelamente, il 38% delle PMI europee rientra ancora nella categoria dei “laggard”, cioè imprese prive di una strategia di sostenibilità e senza intenzione di adottarne una, mentre un ulteriore 15% rimane indeciso.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il cambiamento delle barriere percepite. Per la prima volta dall’avvio della ricerca, gli ostacoli istituzionali superano quelli finanziari. Il 56% delle imprese cita la complessità burocratica e regolamentare come principale freno alla sostenibilità, la stessa quota lamenta la mancanza di incentivi pubblici, mentre il 53% denuncia l’assenza di un quadro legislativo chiaro. La carenza di risorse economiche, invece, pesa meno rispetto al passato.

Una narrazione che non parla ancora a sufficienza

La ricerca documenta anche con grande chiarezza i benefici ottenuti dalle imprese che hanno investito nella sostenibilità. Il 68% segnala vantaggi competitivi significativi, in crescita di 18 punti percentuali rispetto al 2022. Il 62% riporta migliori condizioni assicurative, mentre il 57% dichiara un accesso più agevole al credito. Sul piano operativo, l’81% evidenzia un miglioramento dell’impatto ambientale, il 71% un aumento di efficienza e produttività e il 70% una gestione del rischio più robusta. Inoltre, il 62% afferma di essere oggi più capace di anticipare le normative europee.

Nonostante queste evidenze, quasi metà delle imprese ritardatarie continua a non cogliere il razionale economico della sostenibilità. Secondo gli autori, il problema non è la mancanza di prove ma un deficit della narrativa, che fatica a presentare esempi concreti e accessibili per le PMI. Anche per questo, lo studio che stiamo raccontando riveste un'importanza particolare. Non si limita a fotografare lo stato della sostenibilità nelle PMI europee: racconta anche i benefici concreti raccolti da chi ha già intrapreso questo percorso, offrendo agli indecisi e ai ritardatari gli strumenti narrativi per comprendere il valore reale della transizione. In questo senso, lo studio si inserisce nella logica del progetto Generali SME EnterPRIZE, che attraverso la premiazione di decine di PMI che si sono distinte per la sostenibilità delle loro azioni, le cosiddette Sustainability Heroes, mira a rendere visibili le migliori pratiche, far parlare gli imprenditori ai propri pari, trasformare l'esempio virtuoso in un modello replicabile.

Infine, il White Paper dedica ampio spazio al tema del rischio climatico. La consapevolezza delle minacce legate agli eventi estremi è salita dal 50% al 55% in un solo anno. Tuttavia, la maggioranza delle PMI europee resta scarsamente protetta: il 59% non dispone di coperture assicurative contro eventi climatici estremi, il 74% non è assicurato contro l’interruzione dell’attività e l’88% non utilizza strumenti innovativi di trasferimento del rischio.

Allo stesso tempo emergono segnali di cambiamento. Le assicurazioni tradizionali contro gli eventi estremi sono cresciute dal 31% al 41% in un anno, mentre le piattaforme peer-to-peer di condivisione del rischio, pur restando marginali, hanno triplicato la loro diffusione. Secondo la ricerca, a spingere questa crescita sono sia l’esperienza diretta di eventi catastrofali recenti (le alluvioni in Italia e Spagna o la tempesta Boris nell’Europa centro-orientale), sia la crescente pressione del sistema finanziario e bancario.

Oltre la semplificazione

La ricerca suggerisce che la sostenibilità delle PMI europee abbia ormai superato la fase pionieristica. Il problema, ora, è creare le condizioni perché la transizione coinvolga anche il grande blocco di aziende ancora ferme o indecise.

Semplificare la rendicontazione non basta. Servono regole più proporzionate alla dimensione delle PMI, incentivi più accessibili e una riduzione concreta degli oneri amministrativi quotidiani. Gli impegni di semplificazione devono trasformarsi in un alleggerimento percepibile dalle imprese.

Anche il settore finanziario è chiamato a un’evoluzione del proprio ruolo. Banche e assicurazioni devono diventare partner della transizione, aiutando le PMI a comprendere i rischi climatici, adottare strumenti di protezione adeguati e valorizzare i vantaggi economici delle strategie sostenibili. Finora, invece, le PMI le percepiscono come venditori di prodotti.

Per i manager, il White Paper conferma che la sostenibilità riguarda l’efficienza operativa, l’accesso al capitale e la capacità di gestire l’incertezza. Le imprese che sapranno integrare questi aspetti nelle proprie strategie potrebbero trovarsi in una posizione di vantaggio in un contesto economico sempre più instabile.

Manlio De Silvio, Francesco Perrini, Stefano Pogutz. Fostering Sustainability in Small and Medium-Sized Enterprises, White Paper per Generali SME EnterPRIZE.