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Il rischio dell’innovazione nei servizi pubblici

12 luglio 2021
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Il rischio nell’innovazione dei servizi è attualmente poco compreso dalle organizzazioni pubblicheÈ dunque fondamentale sviluppare un modello di governance del rischio trasparente e in grado di coinvolgere attivamente tutti gli stakeholder.  

Il contesto

Sempre più spesso i governi richiedono alle proprie amministrazioni pubbliche un livello di innovazione che garantisca ai cittadini servizi più efficienti ed efficaci. Tuttavia, innovare – e questo è vero anche per il settore privato – è un affare rischioso: i risultati sono incerti e/o sconosciuti e il fallimento dietro l’angolo.

Nel contesto della PA la gestione del rischio legato all’innovazione è dunque una questione centrale, di cui però manager e amministratori non sembrano pienamente consci. L’assenza di tale consapevolezza non influisce solo sul livello di sicurezza dei servizi erogati e sulla loro qualità, ma può compromettere i benefici stessi delle innovazioni messe in campo e provocare forti resistenze nel loro utilizzo da parte di utenti e personale pubblico. Un’attenta governance ha dunque il compito di minimizzare la probabilità che questo si verifichi, limitando i diversi rischi – di tipo finanziario o reputazionale – che una disattenta gestione dell’innovazione potrebbe provocare.

La ricerca

Attraverso un approccio qualitativo che ha permesso di raccogliere 657 questionari, comprensivi di un mix di domande aperte e chiuse, compilati da manager e decisori politici provenienti da Italia, Paesi Bassi, Slovacchia e Regno Unito, un recente studio ha analizzato i diversi approcci alla gestione del rischio dell’innovazione all’interno della PA di quattro Paesi rappresentativi di altrettante configurazioni statali. Se l’Italia è stata scelta come modello di Stato unitario con un alto grado di legalismo e complessi processi di decentralizzazione, i Paesi Bassi rappresentano l’esempio di uno Stato unitario decentralizzato, con regioni locali relativamente forti e autonome; di contro, la Slovacchia presenta una struttura pubblica centralizzata con un governo locale relativamente debole, mentre il Regno Unito è un modello di Stato decentralizzato, quasi federale, con una struttura di governo locale relativamente più debole rispetto alle altre tre nazioni.

La ricerca si è concentrata su due differenti aree, quella della salute mentale, comprendente, tra gli altri, i servizi di consulenza familiare e gli ospedali psichiatrici, e quella della gestione della sostenibilità ambientale, comprensiva degli enti di fornitura di bioenergia e degli enti di tutela del patrimonio naturale, all’interno delle quali sono state analizzati i due diversi tipi di innovazione presenti: una di tipo soft – basata su approcci di tipo relazionale/comunicativo – e una di tipo hard, spesso ad alta intensità di capitale, più tecnocratica/legalistica.

Tra i principali obiettivi di ricerca c’era quello di identificare gli attuali approcci alla gestione del rischio nei diversi contesti pubblici, le principali conseguenze di questi, ma anche il coinvolgimento o meno degli stakeholder nei processi decisionali e i meccanismi di traduzione dei temi legati ai processi innovativi nei modelli di governance. Infine, si è cercato di identificare i principi rilevanti per un’efficace governance del rischio all’interno della PA.

Lo studio ha rivelato come, in tutti e quattro i Paesi analizzati, vi sia una bassa percezione del rischio all’interno del processo di innovazione e, qualora presente, scarso sia il ricordo a una governance di tipo relazionale, per sua natura più intensiva e costosa. La gestione del rischio ha invece seguito tre diversi approcci: un atteggiamento passivo di non-risposta al problema; un orientamento top-down da parte del management dominato dalla regolamentazione; un approccio dal basso dominato da professionisti esterni ma gestito applicato in maniera discontinua e solo in determinate circostanza. In pochissimi casi si è fatto ricorso a stakeholder per implementare pratiche di successo coinvolgendo anche il personale di servizio pubblico che, stando ai dati dello studio, possiede una limitata comprensione della natura del rischio o del suo ruolo come componente essenziale dell’innovazione. Inoltre, solo alcune organizzazioni mature offrono adeguata formazione al proprio personale, ma in generali sono pochi i tentativi di costruire cicli di apprendimento sui temi della gestione del rischio in ambito pubblico.

Conclusioni e implicazioni

Il rischio nell’innovazione dei servizi è attualmente poco compreso dalle organizzazioni pubbliche, e viene per lo più interpretato come una questione burocratica o di gestione della sicurezza.

È auspicabile che politici e manager del settore pubblico considerino il rischio un elemento intrinseco nei processi di innovazione che per definizione hanno risultati incerti. È dunque fondamentale sviluppare un modello di governance del rischio trasparente e in grado di coinvolgere attivamente tutti gli stakeholder (politici, manager, cittadini, comunità locali), e che, soprattutto, sia in grado di accettare il fallimento come uno dei possibili risultati dell’innovazione.

Le organizzazioni mature dovrebbero offrire adeguati livelli di formazione interna in merito alla gestione dei rischi dell’innovazione. Questo rappresenterebbe uno strumento di governance efficace, in grado di riconoscere la complessità di tutti i processi innovativi necessari alle riforme del servizio pubblico.