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Finanza sostenibile al test dei dati: i KPI contano più delle etichette

25 maggio 2026/DiGennaro De Novellis
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I sustainability-linked loans collegano il tasso di interesse al raggiungimento di obiettivi ESG e, in pochi anni, sono diventati uno degli strumenti più diffusi della finanza sostenibile. Ma funzionano davvero? Uno studio di Gennaro De Novellis, Salvatore Perdichizzi e Gian Paolo Stella su quasi 4.000 prestiti sindacati suggerisce che funzionano solo quando gli obiettivi ambientali a cui sono legati sono ben progettati, misurabili e rilevanti.

In media, i sustainability-linked loans non producono miglioramenti significativi né sulle emissioni né sulla performance ambientale. Ma quando i KPI sono chiari, verificabili e “materiali”, l’effetto emerge: le imprese migliorano il proprio rating ambientale in modo significativo nel tempo.

In una fase in cui si discute di semplificare gli obblighi di reporting, diventa allora importante evitare il rischio di ridurre la qualità dei dati su cui questi strumenti si basano, perché, senza dati affidabili, la finanza sostenibile rischia di perdere la sua efficacia.

Green o sustainability-linked?

Negli ultimi anni la finanza sostenibile ha assunto un ruolo centrale nel tentativo di allineare capitale e transizione ecologica. Due strumenti, in particolare, si sono affermati nel mercato dei prestiti sindacati (i prestiti concessi a un’impresa da un gruppo di istituzioni finanziarie):

  • green loans, che finanziano direttamente progetti ambientali (energia rinnovabile, efficienza energetica, ecc.);
  • sustainability-linked loans (SLL), che invece non vincolano l’uso dei fondi, ma collegano il tasso di interesse al raggiungimento di obiettivi ESG.

La letteratura aveva già mostrato che i green bond e, in parte, i green loans producono effetti concreti. Più incerto, invece, il caso degli SLL: strumenti più flessibili ma anche più esposti al rischio di ambiguità o greenwashing.

La ricerca si chiede, allora: questi strumenti generano davvero miglioramenti ambientali misurabili? E in che misura il design contrattuale, e in particolare la qualità dei KPI, fa la differenza?

Buoni ma pochi

Lo studio analizza un ampio dataset di 3.859 prestiti sindacati a livello globale tra il 2018 e il 2022, concessi a grandi imprese.

Tra gli SLL, solo il 22,5% presenta KPI ambientali realmente trasparenti e misurabili.

I ricercatori seguono le imprese fino a tre anni dopo l’erogazione del prestito, osservando le emissioni di CO₂ e il rating ambientale (Environmental score, da 0 a 100).

Dal punto di vista metodologico, lo studio confronta imprese simili, per isolare l’effetto del tipo di finanziamento.

I green loans mostrano un impatto forte e crescente nel tempo. Le imprese che ricevono green loans riducono significativamente le emissioni, con un effetto che aumenta nel tempo: già dopo un anno si osserva una riduzione, e dopo tre anni l’effetto diventa molto più ampio e statisticamente significativo.

I sustainability-linked loans non evidenziano nessun effetto medio sulle emissioni in nessun orizzonte temporale.

Quando però si isolano gli SLL con KPI ambientali trasparenti, emerge un miglioramento significativo del rating ambientale. L’effetto diventa particolarmente forte nel lungo periodo (fino a +8 punti di Environmental score dopo tre anni). Più che lo strumento in sé, a fare la differenza è, dunque, il modo in cui è progettato.

Preservare la qualità della disclosure

Lo studio mostra che non tutta la finanza sostenibile è uguale. I green loans funzionano perché vincolano l’uso dei fondi: finanziano direttamente attività che riducono le emissioni, e i risultati si vedono. Gli SLL, invece, funzionano solo se il meccanismo di incentivazione è credibile. Quando i KPI sono vaghi, poco trasparenti o non materiali, l’effetto svanisce.

I manager delle imprese dovrebbero perciò sforzarsi di negoziare KPI specifici, misurabili e coerenti con il proprio impatto ambientale, perché obiettivi troppo generici rischiano di non produrre alcun beneficio reale.

Le banche e gli investitori dovrebbero progettare contratti rigorosi, perché KPI poco chiari possono attivare sconti sul tasso senza generare impatti concreti – un rischio evidente di greenwashing.

C’è poi un tema sistemico. Oggi solo circa un SLL su cinque include KPI davvero trasparenti: il margine di miglioramento è enorme. Per i policy maker, questo si traduce nella priorità di preservare (o rafforzare) la qualità della disclosure. Ridurre gli obblighi informativi può semplificare, ma rischia di indebolire proprio i meccanismi che rendono efficace la finanza sostenibile.

Gennaro De Novellis, Salvatore Perdichizzi, Gian Paolo Stella, “Do sustainable loans deliver? Evidence from the syndicated loan market“. Finance Research Letters, Volume 95, 2026, 109701. DOI: https://doi.org/10.1016/j.frl.2026.109701.