

Investire in sostenibilità può aiutare le imprese sanitarie a innovare di più, ma solo fino a quando l’impresa non accumula un debito eccessivo, secondo una ricerca di Sarmad Ali, Oriana Ciani e Simone Ghislandi, dedicata al legame tra performance ESG (Environmental, Social, Governance), accesso al credito e output di ricerca e sviluppo nel settore healthcare.
Le imprese con migliori score ESG ottengono finanziamenti con maggiore facilità e trasformano questa disponibilità di capitale in attività innovative misurabili, in primo luogo il numero di brevetti depositati. Quando però l’indebitamento supera una soglia implicita di sostenibilità finanziaria, il meccanismo perde efficacia: la fiducia dei creditori si assottiglia, il costo del monitoraggio aumenta e la propensione a finanziare progetti ad alta incertezza si riduce.
Il risultato sposta l’asse del dibattito ESG da una dimensione prevalentemente reputazionale o regolatoria a una più operativa e strategica. Nel settore sanitario, la sostenibilità può agire come variabile che incide direttamente sulle condizioni di finanziamento e, attraverso queste, sulla capacità di sostenere percorsi di innovazione lunghi, costosi e ad alto rischio.
Tutti gli anelli della catena
Negli ultimi dieci anni la relazione tra performance ESG e risultati economico-finanziari è stata indagata in modo estensivo, soprattutto in comparti ad alta esposizione ambientale o regolatoria come energia, utilities e manifatturiero pesante. In questi ambiti, una buona performance ESG è stata associata a una riduzione del costo del capitale, una minore volatilità e una migliore qualità del rapporto con gli investitori istituzionali. Molto meno esplorato è rimasto il settore healthcare, nonostante presenti una combinazione particolarmente densa di fattori critici: elevata intensità di R&D, orizzonti temporali lunghi, forte regolazione e una missione sociale che espone le imprese a un giudizio pubblico continuo.
La letteratura suggerisce che buone performance ESG possano migliorare la reputazione e facilitare l’accesso alle risorse finanziarie, ma questi vantaggi finanziari si traducono effettivamente in maggiore capacità innovativa? E il debito funziona da canale di trasmissione tra sostenibilità e innovazione o diventa, oltre una certa soglia, un fattore di rigidità che penalizza proprio gli investimenti più incerti?
Il confronto tra Europa e Stati Uniti, contesti accomunati da mercati finanziari sviluppati ma caratterizzati da regole molto diverse in materia di reporting non finanziario, consente di osservare come queste dinamiche si manifestino in ambienti istituzionali differenti.
Il progetto europeo HI-PRIX
L’analisi si basa su 1.211 osservazioni firm-year relative a 173 imprese sanitarie quotate in Europa e negli Stati Uniti nel periodo 2016–2022. Il campione include aziende farmaceutiche, biotech, medical device, tecnologie e servizi sanitari, riflettendo la struttura eterogenea del settore. La performance ESG è misurata attraverso gli score Refinitiv/LSEG, mentre l’output di ricerca e sviluppo è catturato tramite il numero di brevetti depositati.
La ricerca si colloca all’interno del progetto europeo HI-PRIX, di cui CERGAS SDA Bocconi è capofila. Il progetto è dedicato allo studio di modelli innovativi di pricing e payment per farmaci e tecnologie sanitarie. HI-PRIX considera la sostenibilità economica e sociale dell’innovazione come una variabile strutturale. In questo quadro, il paper mostra come regolazione ESG e scelte di struttura finanziaria influenzino la capacità delle imprese di generare innovazione di qualità, in un settore in cui le decisioni di oggi producono effetti clinici, industriali e sociali a distanza di anni.
Attenti al debito
Dallo studio emergono tre evidenze principali.
- In primo luogo, una performance ESG più elevata è associata a un maggiore output di R&D: a parità di dimensione, settore e redditività, le imprese più sostenibili depositano più brevetti.
- In secondo luogo, una quota rilevante di questo effetto (circa il 32%) è mediata dal debito. La sostenibilità migliora la percezione di affidabilità dell’impresa, riduce le asimmetrie informative e facilita l’accesso al credito, rendendo finanziabili investimenti che altrimenti risulterebbero troppo rischiosi.
- In terzo luogo, il debito mostra una natura ambivalente. Quando supera livelli considerati sostenibili dai finanziatori, l’effetto positivo dell’ESG sull’innovazione si attenua fino a quasi scomparire, segnalando che la leva finanziaria, oltre una certa soglia, amplifica le tensioni tra rischio, controllo e orizzonte temporale.
I risultati suggeriscono che ESG, struttura finanziaria e strategia di innovazione non debbano essere gestiti come ambiti separati. La sostenibilità diventa una leva per innovare solo se inserita in un disegno coerente di finanziamento, capace di sostenere l’incertezza senza compromettere la credibilità dell’impresa presso i creditori.
Nel settore sanitario, inoltre, la componente Social dell’ESG, legata a sicurezza dei prodotti, accesso alle cure e gestione del capitale umano, risulta particolarmente rilevante, coerentemente con le aspettative degli stakeholder e con la natura stessa dell’innovazione medicale.
Le differenze istituzionali rafforzano questa lettura. In Europa, dove la normativa rende la disclosure ESG più strutturata e comparabile, l’effetto della sostenibilità sull’innovazione appare più marcato. Negli Stati Uniti, in assenza di un quadro regolatorio altrettanto stringente, l’ESG incide meno sulle decisioni di finanziamento e, di conseguenza, sull’output innovativo.
Anche all’interno del settore emergono asimmetrie: il comparto farmaceutico mostra una sensibilità più elevata rispetto ad altre aree dell’healthcare, segno che dove la competizione si gioca maggiormente sulla pipeline di ricerca, la sostenibilità diventa un segnale finanziariamente più rilevante.
La regolazione sulla sostenibilità non agisce solo sul piano della trasparenza, ma modifica in modo indiretto il funzionamento dei mercati finanziari e le condizioni di finanziamento dell’innovazione. La standardizzazione delle metriche ESG, oggi ancora frammentata, appare quindi come un tassello non neutro rispetto alle politiche per la R&D.
Sul piano formativo, i risultati offrono materiali empirici che saranno utilizzati, prima di tutto, per il corso internazionale Innovative pricing and payment schemes in healthcare, nato proprio dall’esperienza di HI-PRIX.
Sarmad Ali, Oriana Ciani e Simone Ghislandi. “ESG Performance, Debt Financing, and R&D Output: Evidence From the Healthcare Sector.” Business Strategy and the Environment 1–24. DOI: https://doi.org/10.1002/bse.70522.


