

Sotto la crescente pressione normativa e l’aumentata consapevolezza ambientale e sociale, le aziende leader stanno trasformando profondamente i propri modelli di procurement per costruire filiere sostenibili, trasparenti e responsabili.
Dall’ultimo studio del Sustainable Operations and Supply Chain (SOSC) Monitor emerge che l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance) nelle pratiche di approvvigionamento non è più un’aspirazione, ma una realtà in rapida evoluzione. Le imprese analizzate stanno puntando su collaborazioni strategiche e su criteri stringenti per selezionare fornitori che possano diventare veri e propri campioni della sostenibilità. Una trasformazione epocale che ridefinisce il concetto stesso di valore lungo tutta la supply chain.
Il contesto
Il tema della sostenibilità nella supply chain è diventato centrale nel dibattito economico e manageriale. Le imprese sono sempre più sollecitate a garantire trasparenza e responsabilità non solo all’interno della propria organizzazione, ma lungo tutta la rete dei fornitori.
Le domande a cui lo studio del SOSC Monitor ha cercato di rispondere sono:
- Quali sono i criteri ESG effettivamente utilizzati dalle aziende nella selezione e gestione dei fornitori?
- Come vengono integrati nei processi decisionali?
- Quali sono i fattori che determinano il successo di una filiera sostenibile?
La ricerca
Lo studio condotto dal SOSC Monitor ha utilizzato una metodologia mista, basata su dati quantitativi e qualitativi raccolti da un campione rappresentativo di aziende leader. L’analisi si è concentrata sui criteri ESG applicati alle fasi di valutazione e qualifica dei fornitori e alle gare d’appalto.
Fattori ambientali
Cinque i principali criteri ambientali individuati:
- Rendicontazione delle emissioni GHG (69% delle aziende), utile soprattutto per il monitoraggio delle emissioni Scope 3.
- Assenza di violazioni ambientali (65%), criterio di esclusione per evitare rischi legali e reputazionali.
- Gestione strutturata dei rifiuti (56%) e sistemi di mitigazione degli impatti ambientali (58%), segni di maturità operativa.
- Certificazioni ambientali (56%) come ISO 14001 o EMAS.
- Strategie di economia circolare (49%), emergenti come segnale di innovazione.
Fattori sociali
Anche i fattori sociali hanno un peso crescente:
- Conformità ai diritti umani (73%), soprattutto in contesti ad alto rischio.
- Protezione dei minori e di genere (70%) e equità retributiva di genere (69%), con un’attenzione crescente alla documentazione DEI.
- Politiche anti-discriminazione (68%), contro il lavoro minorile (64%) e il lavoro forzato (57%).
Fattori di governance
I G-Factor rappresentano elementi chiave per garantire integrità e conformità:
- Codice etico aggiornato e report di sostenibilità (84%).
- Audit su lavoro e assenza di lavoro forzato (81%).
- Assenza di condanne per corruzione o frodi (72%) e formazione anti-corruzione (69%).
- Controlli su comportamenti anticoncorrenziali (68%) e certificazioni ISO 19600/37301 (67%).
Conclusioni e implicazioni
Lo studio del SOSC Monitor evidenzia una tendenza inequivocabile: le aziende leader stanno integrando i fattori ESG in profondità nei loro processi di procurement, dalla valutazione iniziale alla qualifica dei fornitori, fino alle gare d'appalto.
Per rafforzare le filiere sostenibili, le imprese devono incorporare sistematicamente i criteri ESG in ogni fase del procurement, dando priorità a indicatori misurabili e verifiche da parte di terzi.
Fondamentale sarà anche promuovere la collaborazione con i fornitori per guidare l'innovazione e la trasparenza attraverso l'intero ecosistema. Questa è la strada per un futuro in cui la sostenibilità non è un costo, ma un potente motore di valore e competitività. Saranno le aziende a cogliere questa opportunità quelle che plasmeranno il domani del commercio globale?



