SDA Bocconi Insight Logo
Knowledge

Collaborare per competere nell’arredo: la sostenibilità premia le filiere, non i singoli

arredo

Le aziende del settore arredo che collaborano lungo la filiera e oltre i confini del proprio settore sono quelle che innovano di più, investono di più e, soprattutto, performano meglio, osserva il Monitor for Furniture Pact a conclusione di un ciclo triennale di ricerca.

Il risultato è tanto più interessante perché arriva in un momento di forte pressione regolatoria e incertezza macroeconomica. Eppure, la ricerca mostra che il vero motore del cambiamento non è la normativa, ma il mercato stesso. Le imprese più avanzate sulla sostenibilità anticipano gli obblighi, costruendo ecosistemi di partnership che diventano veri acceleratori di innovazione.

Sostenibilità e tecnologie emergenti

La ricerca si inserisce nel dibattito crescente sul ruolo della sostenibilità come leva competitiva nelle filiere manifatturiere, con un focus sulla filiera del legno-arredo. Un settore che, pur avendo dimostrato resilienza con una produzione globale pari a 471 miliardi di dollari nel 2024, si muove oggi in un contesto instabile, tra tensioni geopolitiche e nuove regole europee.

Negli ultimi anni, il quadro normativo si è fatto più stringente e articolato: dalla rendicontazione ESG obbligatoria (CSRD) alla due diligence di filiera (CSDDD), fino ai requisiti di ecodesign e tracciabilità dei prodotti. La sostenibilità non riguarda più solo i processi, ma entra nel cuore del prodotto e delle relazioni di supply chain.

In questo contesto, la si chiede:

  • Che cosa distingue davvero le aziende più performanti in termini di sostenibilità?
  • Qual è il ruolo della collaborazione di filiera nel generare questi risultati?
  • In che modo tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, stanno ridefinendo il rapporto tra sostenibilità e competitività?

Quattromila imprese e sette dimensioni

Lo studio chiude un ciclo triennale (2022-2025) e si basa su un impianto metodologico particolarmente robusto, che combina analisi qualitativa e quantitativa.

Da un lato, un panel ristretto di aziende del Monitor analizzate in profondità (interviste, workshop, questionari). Dall’altro, un campione molto più ampio costruito in più fasi:

  • Oltre 4.000 imprese inizialmente selezionate,
  • Circa 2.200 aziende con dati sufficienti per l’analisi.
  • 319 report ESG analizzati con strumenti di intelligenza artificiale.

Il framework di valutazione considera sette dimensioni ESG lungo l’intera catena del valore: dalla strategia alla material footprint, fino alle partnership di filiera e all’impatto sociale .

I piccoli sulle spalle dei grandi

I dati mostrano che esiste una relazione tra partnership di filiera e performance: le aziende più collaborative sono anche quelle con migliori risultati ESG, più innovative e più resilienti. Le analisi statistiche confermano che strategia, innovazione e gestione delle risorse materiali sono tutte positivamente correlate con lo sviluppo di partnership lungo la supply chain .

Nel complesso, la filiera sta facendo progressi significativi: il punteggio medio ESG passa da 32,8 nel 2024 a 38,5 nel 2025 . Tuttavia, il sistema resta diviso: una quota tra il 20% e il 25% delle aziende è già “innovativa” nelle diverse dimensioni, una parte consistente è ancora in transizione e una quota rilevante resta in ritardo, soprattutto tra le PMI.

Le categorie più mature sono quelle legate alla compliance (etica, certificazioni), mentre risultano meno sviluppate le aree strategiche, come la trasformazione del modello di business e le partnership di filiera.

Solo 71 aziende su 319 dichiarano l’uso dell’AI, ma tra queste si osservano livelli più elevati di performance . L’impatto è concreto lungo tutta la catena del valore: progettazione (eco-design, scelta materiali), produzione (riduzione scarti e difetti), logistica (ottimizzazione e riduzione emissioni) e fine vita (riciclo e circolarità). L’AI diventa così un abilitatore chiave della sostenibilità, soprattutto nelle fasi più vicine al core business.

Le iniziative sociali crescono, ma restano spesso frammentate. I dati mostrano però che le aziende che investono nel benessere interno (dipendenti, sicurezza, formazione) generano anche più valore per le comunità esterne,

La filiera italiana è composta in larga parte da PMI, spesso meno attrezzate per affrontare la complessità normativa. Tuttavia, la collaborazione con imprese più grandi consente anche agli attori più piccoli di agganciarsi a percorsi di innovazione e sostenibilità.

Ecosistemi collaborativi

Alla luce di questi risultati, i manager dovrebbero considerare: la sostenibilità come un tema di ecosistema. Le imprese che vogliono competere devono:

  • Investire in relazioni di filiera strutturate.
  • Integrare sostenibilità e innovazione (anche digitale).
  • Andare oltre la compliance, trasformando la sostenibilità in leva strategica.

In un contesto segnato da instabilità geopolitica, costi energetici elevati e crescente complessità normativa, la collaborazione diventa anche uno strumento di resilienza.

La regolazione è necessaria, ma non sufficiente. Le dinamiche di mercato e le relazioni tra imprese possono accelerare la transizione più rapidamente delle norme. Favorire ecosistemi collaborativi, anche attraverso incentivi e piattaforme di condivisione, può essere più efficace che moltiplicare gli obblighi.

Stefania Carraro et al., Monitor del Furniture Pact 2025. Ripensare la filiera dell’arredo: scelte strategiche e innovazioni per una crescita sostenibile.