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Tra quindici giorni aprirò il corso di SDA Bocconi rivolto agli imprenditori alla guida di aziende di minori dimensioni. 

L’idea di partenza, quella con cui immagino di introdurre tutto il programma, è che anche in economia, noi italiani, siamo diversi dagli altri e che questa diversità non sia per forza un male. Anzi. “Lo famo strano” per dirla alla Carlo Verdone anche quando facciamo impresa. Le nostre aziende sono infatti caratterizzate da quattro tratti peculiari: piccole e micro dimensioni, imprenditori saldamente al comando, proprietà familiare e vocazione produttiva manifatturiera. In altri paesi si riscontra l’esistenza di uno o al massimo due di questi tratti ma è proprio la loro presenza congiunta che ci permette di affermare l’esistenza di un modello solo italiano, per ciò originale, di sviluppo economico. Siamo fatti così da Bolzano ad Agrigento. La storia ci ha fatto così. Non siamo un capitalismo costituito da società gigantesche, totalmente managerializzate, quotate in borsa e operanti nei servizi professionali o nell’high tech. Questa diversità, invece di essere considerata un vizio da correggere o un incidente di percorso, andrebbe riconosciuta ancor meglio e valorizzata al  massimo. Se siamo da anni, nella parte alta della classifica delle potenze economiche mondiali, lo dobbiamo anche e soprattutto al nostro capitalismo di piccole imprese ma non solo:di aziende imprenditoriali, familiari e in prevalenza manifatturiere.

“Tu vuò fa’ l’americano ma sei nato in Italy…..”

Questa peculiarità, senza ovviamente a togliere ad altre economie di successo che sono molto diverse se non opposte alla nostra, dovrebbe essere sempre di più giocata come un elemento differenziante sul quale costruire un vantaggio competitivo proprio rispetto agli altri paesi. Perché continuare in tentativi, un poco utopici e spesso goffi, di inseguire traiettorie di sviluppo standard che non appartengono al nostro DNA economico? Perchè voler fare gli americani a tutti i costi?

Demolire Firenze?

Abbiamo piccole imprese familiari che potrebbero essere paragonate (anche per la loro localizzazione) a comuni meravigliosi conosciuti in tutto il mondo come Firenze e altre, meno note, simili agli stupendi borghi minori che abbiamo disseminato lungo la penisola. Perché demolirle appena possibile invocando per loro una trasformazione doverosa in Manhattan o Cupertino? Perché, invece, non partire dalle loro peculiarità e riconoscere nel loro modo così particolare di fare innovazione, di produrre e di rispondere ai bisogni dei clienti, la nostra più grande abilità e la nostra forza economica?

Tante voci per un unico racconto

Un lavoro da compiere, con costanza e determinazione, è quello di teorizzare e far conoscere a tutti, senza retorica, il nostro modello originale di sviluppo economico. Non è sufficiente pubblicizzare i casi delle piccole imprese eccellenti. Quel tipo di narrazione solo descrittiva va superata: è la bella favoletta che diventa noiosa e, talvolta, sa di “marchetta”. L’obiettivo più alto è quello di provare a passare dal racconto di tante storie individuali e di singoli eventi disarticolati ad una narrazione integrata che permetta agli imprenditori di parteciparvi e riconoscersi, superando, almeno per qualche ora, la solitudine “mentale” in cui spesso si trovano o quel complesso di inferiorità che deriva da anni di giudizi non positivi sul loro conto. Occorre divulgare questa teoria nei diversi ambiti della formazione, dei mass media e del mondo associativo per far acquisire la consapevolezza sul positivo insito nella nostra diversità rispetto ad altri capitalismi, creando senso di appartenenza. Questa operazione così congegnata potrebbe accendere spunti, anche e soprattutto nei nostri giovani, per reinterpretare attivamente il modello italiano perché, ne sono convinta, il futuro delle piccole imprese passa esattamente da questa operazione: dalla capacità di rielaborare la nostra tradizione imprenditoriale. Il modello originale di sviluppo non va demolito ma occorre alimentarlo di continuo con modelli e strumenti specifici per rafforzare le piccole imprese che ne fanno parte.