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Carissimi, oggi, come promesso, proviamo a tirare un poco le fila del dibattitto scaturito a partire dalle mail di alcuni figli d’imprenditori disorientati e combattuti all’idea di tornare in provincia per farsi spazio nella piccola azienda di famiglia, rinunciando ad esperienze di lavoro all’estero in società multinazionali. Ascoltare i dubbi e le perplessità dei tanti che mi hanno scritto è fondamentale ma altrettanto importante credo sia cercare di proporre delle linee guida. Mi permetto in quest’ottica di sottoporvi le proposte di un nostro lettore che condivido pienamente e che mi paiono ottimi spunti di azione per provare concretamente a ritrovare “la bussola”. Può valer la pena di fondare un circolo o mettere in piedi uno sportello di ascolto “SOS PMI” per creare un punto stabile di condivisione e di confronto? Cosa ne pensate?

Cara Prof.ssa,

ho letto il suo ultimo articolo “il circolo dei giovani confusi” e vorrei riportarle alcune riflessioni che spero siano di aiuto ai suoi lettori. Non sono un giovane alle prese con l’impresa di famiglia ma sono sicuramente confuso, per cui mi ritengo autorizzato a scriverle. Valuti lei se e come utilizzare queste mie considerazioni.

Alla domanda di cosa consigliare a un giovane confuso, rispondo con 4 proposte:

  1. Valutare l’oggetto del lavoro

Cosa materialmente facciamo sul lavoro è l’elemento principale da cui scaturisce la soddisfazione e vice versa la frustrazione. Ci sono anche le varie condizioni al contorno (stipendio, capo, colleghi, fama dell’azienda, ecc.) ma cosa siamo chiamati a fare tutti i giorni è la concreta benzina del nostro vivere. Per cui riporterei il dilemma tra il restare nell’azienda di famiglia o uscirne per una carriera alternativa  alla stregua di una serie di domande di livello più semplice: cosa faccio/farei al lavoro? Mi piace veramente? Si addice a come sono fatto (inteso rispetto ai miei titoli, alle mie attitudini, alle competenze e alla personalità). Già superare questi dubbi rafforza una posizione rispetto all’altra e di conseguenza giustifica lo “stringere i denti” che si è chiamati a fare per portare avanti la propria scelta.

  1. Le strade che portano all’impresa sono più di una

I ruoli che si possono ricoprire nell’ impresa di famiglia sono diversi: proprietario, imprenditore, manager, esecutore e persino consulente (esterno). Molti dei giovani successori sono impegnati sia nel management che nella governance. Hanno mai valutato se fosse possibile seguire l’azienda anche facendo altro? Così facendo, la capacità di gestione sarebbe ridotta ma si potrebbe mantenere un legame con l’impresa facendo tutti i giorni ciò che più li appaga.

  1. Il momento giusto

La “resistenza” che un giovane successore incontra nella trasformazione dell’impresa potrebbe essere temporanea. Forse un domani potranno crearsi nuovi scenari (incentivi, risorse, nuovi segmenti di mercato) in grado di dare la dovuta accelerazione al cambiamento che si intende fare. Questo non vuol dire stare con le mani in mano. Nel frattempo, l’erede si può dedicare ad altro o lavorare per creare i presupposti del cambiamento piuttosto che aspettarli (lobby attraverso le associazioni di categoria? ??).

  1. Ascoltare altre esperienze per ottenere nuove prospettive

Condivido la scelta dei giovani confusi che hanno scritto raccontando la propria storia. Non tutte le soluzioni vivono dentro di noi oppure ci sono già ma hanno bisogno di uno stimolo esterno per venire a galla. Bisogna trovare dei personaggi qualificati a cui raccontare i nostri dubbi e sentire il loro punto di vista. Per i giovani è importante avere una platea di senior di riferimento per sentire le loro testimonianze, momenti preziosi di ascolto per fare le scelte che ci sottopone il presente. Spesso, infatti, i nostri problemi non sono così originali come pensiamo.

In chiusura vorrei fare una ulteriore riflessione sul punto 4:

Oggigiorno ci sono molte opportunità a sostegno di chi deve scegliere un nuovo percorso, di studi o di lavoro (orientamento). Mentre sono ancora puntuali le attività per i lavoratori e gli imprenditori in cammino, e non tutte prevedono un incontro diretto tra junior e senior (mentoring). Gli aiuti che potrebbero ricevere i “giovani confusi” sono potenzialmente infiniti. Il terreno più fertile per un’attività del genere è quello delle associazioni ex alunni, ma ho visto che Bocconi Alumni non ha un vero e proprio mentoring strutturato. Potrebbe essere un’attività di interesse all’università? Credo che gli ex Bocconiani gradirebbero molto. Inoltre, potrebbe essere un format estendibile anche ad altri atenei. I problemi che ha descritto nell’articolo “SOS PMI”, poi ne “Il circolo dei giovani confusi” e da ultimo ne “Il gusto unico dell’avventura” sono molto diffusi mentre le soluzioni a disposizione sono poche, difficili da trovare e (anche loro) troppo spesso confuse.

Scusi la mail prolissa, ma sono temi a cui tengo.

Grazie

Giampiero