

Nelle mie aule di imprenditori questo è oggi il tema più spinoso: non trovare personale e non riuscire a trattenerlo. Questa crisi al contrario in qui non manca il lavoro ma mancano i lavoratori attanaglia le PMI italiane costringendolo a rallentare rispetto alle opportunità di mercato. Il quadro socio economico non aiuta; alcuni fenomeni aggravano la situazione: soprattutto con riferimento all’inserimento dei giovani:
- La crisi demografica riduce il bacino da cui reclutare i lavoratori;
- Le insufficienze formative della scuola creano una distanza tra le aspettative dei datori di lavoro e quelle dei potenziali entranti;
- I giovani esponenti della così detta “società signorile di massa”, essendo coperti economicamente e patrimonialmente dalle generazioni precedenti, in presenza di remunerazioni d’ingresso mediamente basse, diventano piuttosto selettivi;
- La diffusione di una cultura che esorta alla fuga dal lavoro come fonte di stress e al recupero di tempo da dedicare alla propria vita personale non incentiva nuovi ingressi.
Queste oggettive spiegazioni non escludono nessuno e rendono l’attività di inserimento di personale nelle PMI italiane particolarmente complessa. Eppure, come in tutte le salite impervie, c’è qualcuno che arranca meno di altri e tiene meglio il passo verso la vetta.
Gli imprenditori “campioni” nelle relazioni umane si muovono con determinazione non puntando sulla riduzione delle ore o sui buoni carburante ma sulla QUALITA’ del LAVORO, trasformando le loro piccole imprese in luoghi di relazioni e di significato, pieni di senso per chi le vive ogni giorno, ambienti caldi e vivibili che correggono ovvero permettono di reggere insieme le difficoltà.
Provo a declinare per punti cosa vedo fare in pratica dagli imprenditori che hanno scelto di lavorare sulla qualità e non sulla quantità del lavoro.
- Avere un piano strategico chiaro, una visione nitida da proporre ai nuovi potenziali entranti e a chi è già a bordo.
- Traferire altrettanto chiaramente i valori che guidano l’agire imprenditoriale e le regole “della casa” che vengono seguite senza tentennamenti.
- Creare luoghi di lavoro belli nella forma e sereni nella sostanza, con tempi di lavoro adeguati, senza eccessi né verso l’alto né verso il basso, trovando la giusta via di mezzo tra un ambiente di lavoro totalizzante e uno disimpegnato.
- Mostrare un orientamento di lungo periodo e trasmettere una prospettiva di lungo termine anche nelle relazioni con i dipendenti che non sono considerati passeggeri di un taxi da scaricare dopo un breve tragitto ma compagni di viaggio.
- Coinvolgere i collaboratori su progetti sfidanti che creano discontinuità rispetto alla routine e li portano ogni tanto a cambiare il passo.
- Implicare i dipendenti nelle scelte aziendali per quando possibile dando loro vera delega, facendoli partecipare alle decisioni strategiche e organizzative.
- Concedere momenti formativi ogni anno per permettere un continuo miglioramento delle competenze.
- Introdurre un welfare aziendale che non consista solo in buoni Amazon e carburante ma che sostenga davvero la persona e la famiglia per esempio attraverso la flessibilità degli orari di lavoro o lo smart working come strumento a supporto delle necessità del dipendente, organizzandolo per obiettivi e puntando sulla sua responsabilità, evitando che il lavoro da remoto porti però ad inaridire le relazioni e i contatti tra i lavoratori.
- Agire secondo equità nelle ricompense (fisse, variabili o di carriera) a fronte dei reali contributi espressi dai dipendenti. In questo senso essere giusti ma anche riconoscenti dei diversi meriti.
- Ultimo ma non ultimo, diventare personalmente un modello di riferimento positivo per i propri collaboratori, soprattutto per i più giovani che purtroppo con sempre maggiore frequenza arrivano da percorsi scolastici deboli, da sentieri di carriera discontinui e magari da legami educativi fragili. L’imprenditore oggi più che mai deve farsi carico di questi deficit e colmarli con impegno costante diventando un vero educatore nel senso etimologico del termine: ex ducere ovvero estrarre, provare a tirare fuori il meglio dalle sue persone. Una attività molto onerosa, non esente da rischi e delusioni, che però, se ben condotta, porta ad esiti sorprendenti come riscontro nelle aziende in cui il titolare si fa carico con responsabilità e positività di questo ruolo, facendo crescere i suoi collaboratori “al” lavoro. Un modo di interpretare il ruolo imprenditoriale che è il portato, al fondo, di una visione opposta a quella di coloro che teorizzano come ideale la liberazione dell’uomo “dal” lavoro, per esonerarlo dalla fatica e dall’oppressione, renderlo disponibile al consumo e dunque, solo così, finalmente felice.
Mi fermo qui nell’elenco delle cose da fare ma conto sui vostri suggerimenti pratici e sulle soluzioni che avete trovato per attirare e trattenere le persone nelle vostre aziende, migliorando la qualità del lavoro, rendendolo pieno di senso e di significato. La strada giusta e l’unica da percorrere, secondo me, per le soddisfazioni che vedo ottenere da chi la segue con convinzione.


