

"CompLab" è il blog su competitività e crescita curato da Carlo Altomonte. In occasione del lancio di SHIELD (Strategic Hub for Integrated Education on Leadership & Defense) pubblichiamo un contributo del Direttore, Carlo Altomonte e del Vicedirettore, Walter Rauti, sull’evoluzione e articolazione dei temi di ricerca che, partendo dalla difesa, influenzano economia, finanza, industria e geopolitica su scala europea.
La vera rivoluzione nella difesa e sicurezza nazionale non si misura nei bilanci, ma nella velocità con cui si riesce a innovare. L’evoluzione tecnologica corre più rapida della burocrazia: ciò che nasce in un laboratorio universitario diventa tecnologia civile nel giro di pochi mesi e si trasforma subito dopo in capacità operativa sul campo. Droni commerciali, intelligenza artificiale, piattaforme cloud e sistemi di cybersicurezza hanno ormai dissolto la distinzione tradizionale tra ambito civile e militare. Oggi il futuro della sicurezza si gioca sulla rapidità di adattamento, sul tempo che separa la ricerca dall’applicazione concreta, non più sui decenni richiesti dai programmi d’arma del passato.
Proteggere un Paese non significa soltanto disporre di arsenali, ma garantire la continuità dei servizi essenziali, la resilienza delle reti e la coesione sociale. È un mutamento di paradigma: la sicurezza intesa come reazione lascia spazio alla protezione come sistema integrato di prevenzione, adattamento e risposta. La protezione diventa così una strategia che unisce difesa, economia e società, fondata su strumenti propri del management contemporaneo, come la gestione del rischio, la continuità operativa e la misurazione del valore generato. Pianificare scenari, individuare vulnerabilità e allocare risorse in modo flessibile e trasparente non è più solo compito delle imprese: è la condizione necessaria per costruire una sicurezza intelligente e sostenibile.
Il conflitto in Ucraina ha mostrato che la velocità di apprendimento e di innovazione è ormai un fattore determinante. La forza militare convenzionale conta meno della capacità di integrare tecnologie civili in contesti operativi, di apprendere in tempo reale e di correggere la rotta con tempestività. In un ecosistema in cui il ciclo tecnologico si misura in mesi, non in anni, la sicurezza richiede una mentalità manageriale: processi decisionali agili, procurement flessibile e collaborazione strutturata tra settore pubblico e privato. L’obiettivo non è più costruire un apparato verticale, ma una piattaforma dinamica capace di integrare competenze, innovazione e responsabilità.
Per l’Italia questa sfida è insieme industriale e strategica. Occorre creare una filiera che non si limiti a parlare di difesa o sicurezza, ma che abbracci il concetto più ampio di protezione. Una rete che connetta grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese innovative e centri di ricerca, valorizzando il potenziale dual use delle tecnologie emergenti. Le innovazioni nate nel settore civile, come sensori, robotica e intelligenza artificiale, devono poter fluire verso il settore della sicurezza e, al tempo stesso, ritornare all’industria civile generando valore. Per raggiungere questo obiettivo servono strumenti manageriali fondati sulla misurazione delle performance, la gestione del rischio e modelli di investimento ispirati a logiche di partenariato pubblico-privato orientate all’innovazione.
La transizione dalla sicurezza alla protezione rappresenta soprattutto una trasformazione culturale. Il sistema pubblico deve superare la logica emergenziale e abbracciare quella della prevenzione e della pianificazione. Ciò implica l’adozione di strumenti di analisi predittiva, modelli di accountability e una leadership capace di innovare e decidere in condizioni di incertezza. È il passaggio da una difesa che reagisce a una protezione che anticipa.
Nel XXI secolo la sicurezza non è più una voce di spesa, ma un capitale strategico. È ciò che tutela l’economia, sostiene la competitività e rafforza la fiducia nel sistema Paese.
In questo scenario, l’Italia non parte da zero. Accanto alle istituzioni e all’industria, anche il mondo accademico sta raccogliendo la sfida di una sicurezza intesa come bene sistemico e non come comparto separato. SDA Bocconi, con la nascita di SHIELD (Strategic Hub for Integrated Education on Leadership & Defense), ha scelto di diventare uno dei motori di questa trasformazione. L’obiettivo è formare una nuova generazione di leader pubblici e manager industriali capaci di affrontare la complessità ibrida del nostro tempo, dove la resilienza di una nazione è inseparabile da quella delle sue imprese e delle sue comunità.
Pubblicato originariamente su Fortune Italia



