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Tra il dire e il fare...

03 aprile 2023/DiLaura Baruffaldi
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C’è di mezzo l’«élan vital», come lo ha definito il filosofo Bergson, volendo dare un nome a quell’impulso vitale che spinge ogni essere vivente ad agire in vista di uno scopo.

È la presenza di uno scopo a liberare e muovere la volontà di ciascuno a adoperarsi per raggiungerlo. Ed è, per contro, la sua mancanza a provocare la perdita di interesse e un certo immobilismo nel raggiungimento di determinati obiettivi o nei confronti di un cambiamento ritenuto necessario.

Si perché molto spesso gli obiettivi per come li intendiamo non rappresentano lo scopo. Sono obiettivi espressi il più delle volte con i più comuni KPI, di breve termine, particolarmente incentrati e calcolati rispetto alla singola attività o progetto che si sta svolgendo. Dobbiamo aumentare i profitti, dobbiamo superare la concorrenza, dobbiamo ridurre i costi…ma a quale scopo? E come questo scopo renderà il mondo un posto migliore in cui vivere?

Queste sono domande che oggi risuonano all’interno delle organizzazioni, avvertite come urgenti in special modo dalle nuove generazioni. Quando trascurate o lasciate prive di risposta, sono capaci di generare reazioni particolarmente rischiose e costose per l’individuo e l’organizzazione quali ad esempio malcontento, disengagement e turnover. Sono gli scogli quotidiani contro cui i leader che ancora oggi sono abituati a muovere le persone “semplicemente” attraverso il comando e il controllo, si scontrano. Questo succede perché, in un contesto di libero accesso a informazioni e offerte di lavoro, chi lavora vuole (e sempre più, può) scegliere “per cosa” lavorare. Uno scopo che sia chiaro, raggiungibile ed entusiasmante è, da sempre, un motore più potente di un ordine ricevuto per raggiungere obiettivi prefissati. Oggi, grazie a maggior trasparenza e disponibilità di informazioni, le persone sentono di avere gli strumenti per decidere in prima persona su cosa investire le proprie risorse (e.g. tempo, energia, denaro).

Sono alla continua ricerca di uno scopo chiaro, dove le intenzioni e i confini di ciò che si intende raggiungere sono esplicitati in modo inequivocabile. Non è solo la chiarezza che conta, ma è anche la raggiungibilità dello scopo stesso. Deve essere un’immagine futura che abbia le sue radici nel presente. Detto altrimenti, il percorso che unisce il presente all’immagine di un futuro migliore racchiusa nello scopo, deve poter essere ipotizzato e tracciato a priori. Infine, non meno importante, lo scopo deve essere entusiasmante. Perché sia tale, deve essere fortemente connesso alla crescita dell’individuo. L’entusiasmo si genera quando vi è una promessa di cambiamento capace di migliorarci come persone. Una volta, quindi, chiarito lo scopo e il come raggiungerlo, la vera domanda da farsi e fare a chi lavora con noi è: come questo scopo renderà il mondo un posto migliore, a partire da te e da me?

A questa domanda deve far seguito la ricerca e l’identificazione di una risposta che sia altrettanto chiara e concreta. Quando, infatti, si lavora per scopi chiari, raggiungibili ed entusiasmanti, si diventa più bravi ad affrontare i diversi ostacoli che si presentano lungo il percorso, senza paralizzarsi e senza perdere l’energia necessaria. Si riesce a progredire nonostante l’incertezza che ci circonda. Si diventa più potenti e resilienti. Diventa possibile lavorare dando il meglio di sé.