16 aprile 2026
Il futuro non aspetta: imprese, Stato e capitale umano al Book Club di Roma

Crescita o declino. È attorno a questo interrogativo che si è aperta, al campus romano di SDA Bocconi School of Management, la presentazione del libro Il futuro non aspetta del Dean Stefano Caselli, nell’ambito del ciclo Leggere il presente. Il Book Club di SDA Bocconi Roma.
Al centro del dibattito, il tema della crescita italiana in un contesto segnato da una “policrisi” globale. “Questo libro è stato scritto prima degli ultimi eventi internazionali, ma questi eventi lo rendono ancora più urgente,” ha spiegato la giornalista di Sky TG24, Giovanna Pancheri, sottolineando l’accelerazione dei cambiamenti in corso e la necessità di affiancare all’analisi anche proposte concrete.
Tra i nodi affrontati, quello della dimensione delle imprese italiane, sempre meno numerose tra i grandi gruppi mondiali. Un tema rilanciato dall’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, che ha collegato la questione alle sfide tecnologiche e industriali in atto. “Se cambia il mondo, anche le aziende devono adattarsi,” ha spiegato, riferendosi al progetto di aggregazione con TIM per rafforzare le capacità nei dati, nel digitale e nella cybersicurezza. “Abbiamo iniziato a lavorarci già nel 2021. Non è stato semplice, i mercati inizialmente sono stati scettici, ma poi le valutazioni sono cambiate”. Un’operazione che, nelle intenzioni, punta a creare un player in grado di competere su scala europea.
Per Caselli, il tema delle grandi imprese è centrale, anche se spesso divisivo. “Non significa essere contro le PMI,” ha chiarito, “ma riconoscere che la competizione globale si gioca sulle grandi dimensioni: attraggono capitale umano, investono nel lungo periodo e trainano l’ecosistema.”
Un altro punto di attenzione riguarda l’enorme risparmio degli italiani (circa 6mila miliardi) e il suo utilizzo. “Che cosa ne facciamo? Lo lasciamo fermo, finanziamo la crescita degli altri Paesi o cerchiamo di convogliarlo verso l’economia reale e il capitale di rischio?” ha chiesto Caselli.
In questo contesto, la leva fiscale appare decisiva, ma anche da ripensare. “Il nostro sistema nasce negli anni Settanta ed è rimasto sostanzialmente invariato,” ha osservato Caselli. “Serve una riforma coerente con obiettivi chiari: crescita e occupazione.” Tra le proposte, un trattamento più favorevole per gli investimenti di lungo periodo e per l’equity rispetto ad altre forme di impiego del capitale.
Il confronto ha toccato anche il tema del capitale umano, considerato determinante per il futuro del Paese. “Abbiamo ottime università,” è stato sottolineato, “ma il problema riguarda sempre più la scuola primaria e secondaria.” Il rischio è un progressivo indebolimento del sistema educativo, aggravato dalla scarsità di risorse: “Oggi spendiamo più per gli interessi sul debito che per l’istruzione.”
Infine, lo sguardo si è allargato all’Europa, in un momento in cui le previsioni di crescita vengono riviste al ribasso e cresce il timore di una recessione. “C’è ancora spazio per l’ottimismo», è emerso dal dibattito, «ma serve un colpo di reni.” La chiave potrebbe essere il rafforzamento del mercato interno europeo, per fare spazio a vere integrazioni e operazioni transfrontaliere. “Se si creassero campioni paneuropei, l’Europa potrebbe competere davvero con Stati Uniti e Cina,” è stato osservato, diventando anche un interlocutore più forte sul piano geopolitico, a partire dal Mediterraneo.
Il ciclo Leggere il presente, ha ricordato il direttore del campus romano, Gimede Gigante, è dedicato alle grandi trasformazioni che stanno ridisegnando mercati, imprese e istituzioni. Il format fa corrispondere a ogni appuntamento una domanda e vuole mettere a confronto manager, accademici e osservatori per individuare le leve dello sviluppo del Paese.
SDA Bocconi School of Management










