05 marzo 2026

Francesco Starace sulla transizione energetica

La transizione energetica è già in corso—e sta accelerando.

General management and strategySustainability, diversity and inclusion
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In questa conversazione, tenutasi in occasione della Graduation del Master in Sustainability Management, Francesco Starace, ex CEO e Direttore Generale di Enel, oggi Partner di EQT Group e Presidente di Sustainable Energy for All e della Science Based Targets initiative, riflette sulle origini della transizione green, sulle sfide della trasformazione su larga scala e sulle forze che stanno plasmando il futuro dell’energia.

 

Dall’intuizione alla convinzione
Ripensando alla sua esperienza in Enel, Starace racconta che le origini della scelta pionieristica dell’azienda verso le rinnovabili risalgono al 2008–2009, quando il gruppo iniziò a consolidare i propri asset “green” in quella che sarebbe diventata Enel Green Power. All’epoca, eolico e solare erano ancora tecnologie marginali, circondate da incertezza.

Un’analisi più approfondita—soprattutto sull’evoluzione dell’industria del silicio—rivelò una traiettoria destinata a cambiare presto l’economia dell’energia. Se quella traiettoria fosse stata confermata, ricorda Starace, “questa fonte di generazione sarebbe diventata imbattibile sul mercato.”

Quella che era nata come un’intuizione si trasformò rapidamente in una direzione strategica. Nel giro di pochi mesi, l’azienda scelse di investire in tecnologie il cui pieno potenziale stava ancora emergendo, muovendosi in anticipo rispetto al mercato.

La transizione si sviluppò più rapidamente del previsto. “Ha richiesto meno della metà del tempo che avevamo immaginato… ed è per questo che altri operatori sono stati colti di sorpresa,” spiega.

 

Guidare il cambiamento all’interno dell’organizzazione
Trasformare una grande azienda energetica ha significato intervenire su tecnologia, operazioni e persone. La transizione ha richiesto la chiusura di impianti tradizionali, il riallocamento degli investimenti e lo sviluppo di competenze completamente nuove.

All’interno dell’organizzazione, le reazioni sono state diverse. I team operativi spesso hanno colto fin da subito la direzione del cambiamento, mentre le maggiori resistenze si sono manifestate a livello manageriale intermedio, dove i modelli di lavoro consolidati erano più radicati.

“La parte più difficile è stata far capire che non era la fine del mondo,” osserva Starace.

La trasformazione ha inoltre modificato la logica industriale: da grandi impianti centralizzati a un sistema distribuito basato su asset più piccoli e diffusi. Per molti, questo ha significato apprendere nuove tecnologie e ripensare il modo in cui i progetti venivano progettati e realizzati.

 

Una transizione inarrestabile
Oggi la transizione energetica viene spesso raccontata attraverso la lente della volatilità di breve periodo—tensioni geopolitiche, aggiustamenti normativi, priorità che cambiano.

Starace invita però a guardare oltre. Le forze alla base della transizione continuano a rafforzarsi, trainate dal progresso tecnologico e dall’economia.

“Questa transizione guidata dalla tecnologia avviene comunque. È inevitabile.”

I progressi nella scienza dei materiali e nelle tecnologie digitali stanno estendendo l’elettrificazione a nuovi settori, dalla mobilità ai processi industriali. Con il miglioramento dell’efficienza, cresce anche la domanda.

“Non fatevi confondere da piccoli cambiamenti… questa è una grande marea che continuerà comunque,” aggiunge.

Le politiche possono influenzare tempi e modalità, determinando quanto fluido sarà il percorso della transizione.

 

Il ruolo dell’Europa nella transizione
In questo scenario globale, l’Europa si trova in una posizione solida. La sua struttura industriale e la limitata disponibilità di combustibili fossili creano un forte incentivo ad accelerare l’elettrificazione e lo sviluppo delle rinnovabili. Come afferma Starace, “passiamo dal bruciare cose al costruire cose.”

Il passaggio verso infrastrutture—impianti di generazione, reti, sistemi di accumulo—apre nuove opportunità di sviluppo industriale e creazione di occupazione, sostenendo al contempo la sicurezza energetica nel lungo periodo.

 

Dalla leadership aziendale all’impatto globale
Oggi, attraverso Sustainable Energy for All, Starace si concentra sull’espansione dell’accesso all’elettricità nelle aree in cui è ancora limitato. Circa 700 milioni di persone, principalmente in Africa, vivono ancora senza accesso all’energia. Affrontare questa sfida richiede progettazione di politiche, condivisione di conoscenze e sviluppo di capacità locali.

“La maggior parte dei problemi legati alla povertà energetica non deriva dalla mancanza di finanziamenti… ma dalla mancanza di conoscenza,” osserva. L’organizzazione collabora con i governi per accelerare soluzioni in grado di fornire energia pulita in modo efficiente, sfruttando tecnologie che permettono ai Paesi di avanzare più rapidamente.

 

Science-based targets e trasformazione aziendale
Nel suo ruolo di Presidente della Science Based Targets initiative, Starace è anche impegnato nel definire il modo in cui le aziende affrontano la decarbonizzazione.

Quella che è nata come un’iniziativa dopo l’Accordo di Parigi è diventata un punto di riferimento globale, supportando migliaia di aziende nell’allineare le proprie strategie a obiettivi climatici basati sulla scienza. “Se si propongono soluzioni che non hanno un reale fondamento scientifico… non si arriverà lontano,” avverte.

Le aziende intraprendono questo percorso per motivazioni diverse—visione strategica, aspettative degli stakeholder o dinamiche competitive. Ciò che determina il risultato è la profondità della trasformazione: rivedere i processi, riprogettare le operazioni e impegnarsi in un cambiamento di lungo periodo.