24 aprile 2026

Chi comanda tra noi e gli algoritmi? Palmieri, Ciulli, Bentivegna e Basso a confronto per il Book Club di SDA Bocconi Roma

Tra responsabilità individuale e ruolo delle piattaforme: tecnologia, libertà e democrazia nel quarto appuntamento di Leggere il presente

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Non è l’algoritmo a decidere per noi. O almeno, non completamente. È da qui che ha preso avvio il quarto appuntamento di Leggere il presente, il book club di SDA Bocconi Roma, dedicato al rapporto tra tecnologia, responsabilità individuale e funzionamento delle democrazie contemporanee.

Ad aprire l’incontro è stato Gimede Gigante, Director del Rome Campus, che ha posto al centro una domanda: fino a che punto è corretto attribuire agli algoritmi la responsabilità di scelte e comportamenti che riguardano le persone? La riflessione si è costruita a partire da questo ribaltamento di prospettiva, con l’obiettivo di comprendere quanto spazio abbiamo per riappropriarci della responsabilità delle nostre azioni in un contesto in cui le tecnologie sono sempre più pervasive.

Su queste questioni si sono confrontati Antonio Palmieri, cofondatore e presidente della Fondazione Pensiero Solido e autore del libro Non è colpa dell’algoritmo! Idee per usare bene la nostra libertà nell’era digitale (Egea), insieme a Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google Italy, Sara Bentivegna, professore ordinario di Comunicazione politica all’Università La Sapienza, e Roberto Basso, Director External Affairs and Sustainability di Wind Tre, offrendo prospettive diverse tra ambito istituzionale, accademico e aziendale.

Al centro della discussione è emerso il ruolo delle persone nell’ecosistema digitale. Come ha ricordato Palmieri, «gli algoritmi funzionano soprattutto perché siamo noi ad alimentarli»: una chiave di lettura che riporta il dibattito dalla tecnologia alla responsabilità individuale. Una posizione ripresa anche da Diego Ciulli, secondo cui l’impatto delle piattaforme non è predeterminato, ma dipende dalle modalità con cui vengono utilizzate. Pensare che la tecnologia produca effetti automatici significa trascurare il peso dei comportamenti individuali e delle dinamiche sociali.

Da qui l’attenzione si è concentrata su uno dei temi più discussi degli ultimi anni: la polarizzazione. L’idea che sia un prodotto dei social network è stata messa in discussione, poiché identità e visioni contrapposte esistono da sempre. Le piattaforme digitali, piuttosto, le rendono più visibili e le mettono in relazione tra loro, esponendo gli utenti anche a punti di vista distanti dal proprio.

Su questo piano si inserisce la riflessione di Sara Bentivegna, che ha evidenziato come il rapporto con gli algoritmi non sia solo passivo. «L’algoritmo è un meccanismo di riduzione della complessità»: seleziona contenuti, orienta le scelte, consente di gestire un flusso informativo sempre più ampio. È anche per questo che viene utilizzato e accettato dagli utenti. Le cosiddette “bolle” non rappresentano quindi solo un vincolo imposto dall’esterno, ma il risultato di un equilibrio tra funzionamento delle piattaforme e scelte individuali.

Accanto a queste opportunità, sono stati messi in evidenza anche i rischi. Roberto Basso ha sottolineato come la possibilità di indirizzare messaggi a gruppi specifici, senza esposizione al confronto pubblico, introduca elementi di vulnerabilità nei sistemi democratici. Non è la tecnologia in sé il problema, ma il modo in cui può essere utilizzata, anche per diffondere informazioni non verificate o manipolate.

I diversi interventi hanno trovato un punto di convergenza proprio su questa tensione: evitare sia il determinismo tecnologico sia una lettura esclusivamente individuale del problema. Se da un lato è fondamentale riconoscere il ruolo delle scelte personali, dall’altro è evidente che strumenti sempre più potenti richiedono un quadro di regole e responsabilità condivise. Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo incremento della regolazione, ma senza risultati sempre risolutivi; allo stesso tempo, alcune misure (come l’introduzione di limiti di età per l’accesso ai social) possono contribuire a ridurre i rischi, creando “attriti” che orientano i comportamenti.

La discussione ha restituito un quadro in cui la sfida non è trovare una soluzione unica, ma costruire un equilibrio tra libertà, responsabilità e regolazione. La domanda che dà il titolo all’incontro resta aperta: non tanto per individuare un responsabile, quanto per capire dove si gioca la partita e quali margini di azione abbiamo.

Leggere il presente è un ciclo di incontri che usa i libri come punto di partenza per discutere le trasformazioni in corso nel paese. Per scoprire i prossimi appuntamenti, consulta il calendario eventi di SDA Bocconi Roma.

 

SDA Bocconi School of Management